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lunedì 4 ottobre 2010

Voyager : Tutankhamon: il tesoro rubato In onda mercoledì 6 ottobre 2010 alle 21.00



La scoperta archeologica più importante del XX Secolo. La tomba di un faraone che riposava da oltre un milione di tramonti. Un archeologo scrupoloso che nasconde un oscuro segreto. Cosa avvenne realmente alla scoperta della tomba di Tutankhamon? Cosa hanno nascosto per quasi un secolo i suoi scopritori Howard Carter e Lord Carnarvon? Quale verità ancora non conosciamo dell'evento archeologico più importante del secolo scorso?
Roberto Giacobbo ha potuto condurre una nuova indagine per rispondere a queste domande e per scoprire cosa si nasconda dietro al mistero del faraone bambino. Un'inchiesta realizzata attraverso due set straordinari: la vera tomba di Tutankhamon, nella Valle dei Re a Luxor, e le ricostruzioni dello Studio 1 del Centro di Produzione TV di Torino che hanno permesso la realizzazione di una docufiction interamente prodotta dalla Rai. Una ricostruzione che permetterà di rivivere tutte le emozioni vissute dai due uomini inglesi durante la caccia alla Tomba e di conoscere quello che non hanno voluto farci sapere.
Il segreto della spia
Ma non solo, nella puntata si parlerà anche di Wallis Simpson, la donna che seppe stregare regnanti e dittatori dell'Europa degli anni Trenta. Una donna affascinante e a cui nessuno sembrava riuscire a sfuggire. Il Time, nel gennaio del 1937, le dedica addirittura la prima pagina: prima donna a finire sulla copertina del prestigioso settimanale. Il suo progetto? Portare la svastica nazista nel cuore della Gran Bretagna. Ma come faceva la spia americana a sedurre gli uomini di potere? Con un abile stratagemma...
Il regno impossibile
E ancora: un uomo che sostiene di essere il più potente re di tutta la Terra. Un regno che si sarebbe esteso dall'India Maggiore fino al deserto Orientale. Un regno che annovera, tra i propri animali, anche cicale mute, grifoni e addirittura la Fenice. I cui uomini sono selvaggi ma anche sagittari, giganti o pigmei. Un regno dove ancora piove la manna e dove la gente vive oltre 500 anni. Non vorreste conoscere un posto così? Voyager ne ha seguito le tracce, partendo dalle orme del suo mitico regnante: il Prete Gianni.

Fonte:" www.voyager.rai.it "

sabato 24 aprile 2010

Cosa sono le linee di Nazca?



Segnalato da brig.zero


La civiltà di Nazca è una popolo del Perù meridionale vissuta tra il II e VI secolo d.C., il nome “Nazca” è preso appunto dalla zona in cui essi vivevano, l’altopiano di Nazca, un vasto deserto della pampa che estende per circa 50 Km che a quei tempi era molto fertile. I Nazca erano una civiltà molto sviluppata e intelligente, basti pensare al complesso sistema di acquedotti della città di Cahuachi, che nonostante i secoli è ancora funzionante. Questa civiltà nasconde alcuni segreti, perchè è fiorita all’improvviso e poi è scomparsa altrettanto repentinamente? Cosa sono le misteriose linee di Nazca?

La sensazionale scoperta risale al 1920, quando un piccolo aereo, allora ancora poco utilizzato, sorvolando la piana di Nazca scoprì vide sul terreno qualcosa di molto strano: la zona era piena di gigantesche figure stilizzate di animali, figure geometriche e lunghissime linee rette, se alcuni disegni sono relativamente piccoli altri raggiungo lunghezze di 200 m. Queste linee sono praticamente dei solchi, non molto profondi, praticati sul terreno ed è proprio per la loro grandezza che non si riescono a vedere da terra, rimanendo così nascoste per parecchi secoli. Pensate che sono stati contati più di 300 disegni per un totale di tredicimila Km di linee e che gli animali rappresentati fanno parte realmente della fauna della zona.
Ma come faceva una civiltà di quel tempo a creare delle opere così faraoniche e soprattutto che funzioni avevano queste linee?

L’aspetto stupefacente delle linee di Nazca è la precisione con la quale sono state fatte, degna dei più bravi ingegneri del nostro tempo; alcuni studiosi ipotizzano che i disegni venivano prima realizzati su stoffa e poi realizzati, chiaramente con proporzioni maggiori, sul terreno con l’aiuto di corde, paletti e compassi di legno. Il contrasto delle linee col terreno si otteneva rimuovendo le pietre superficiali lungo le linee, così facendo il colore più chiaro delle pietre sottostanti faceva da contrasto col terreno; si pensa inoltre che le linee fossero utilizzate come un percorso celebrativo, ecco perchè le linee sarebbero così ben marcate, in quanto ogni giorno erano percorse da centinaia di persone.



Quindi le linee di Nazca non sono altro che dei percorsi utilizzati in passato per celebrare gli Dei? Alcuni dicono di no, secondo questi le linee erano destinate a qualcosa di pù grande!

Secondo Gerald Hawkins, un astronomo dell’osservatorio di Washington, i disegni di Nazca hanno allineamenti stellari simili a quelli di Stonehenge e non solo, il disegno chiamato “il grande rettangolo” coinciderebbe con la costellazione delle Pleiadi nel periodo in cui è stato creato.Ad aumentare la dose di mistero ci pensa il famoso disegno del “Ragno”, l’animale in questione è una ragno che vive solo nell’Amazzonia e presenta una particolarità che non è sfuggita alla civiltà di Nazca: l’organo riproduttivo del ragno è una minuscola escrescenza posta sulla terza zampa, talmente minuscola che è visibile solo al microscopio! Fin qui niente di strano, peccato che questa piccola escrescenza è presente anche nel famoso disegno! E non mi sembra che 1500 anni fa il microscopio fosse uno strumento conosciuto, anzi!



Costellazioni, estrema precisione, conoscenze impensabili in quei tempi…..il tutto farebbe pensare ai soliti UFO! Secondo molti le linee di Nazca sarebbero delle vere e proprie piste di atterraggio per astronavi aliene, e nel guardare queste linee colossali l’ipotesi non mi sembra poi così tanto remota! Ci sono tante, troppe opere dell’antichità che hanno delle funzioni ben precise se si ha una prospettiva dall’alto, chi doveva guardare queste opere? Gli uccelli? Superman? Oppure curiosi visitatori da mondi lontani?
Se l’argomento vi ha incuriosito non potete perdervi un importante intervista fatta a Giuseppe Orefice, un vero esperto sulle linee di Nazca, raggingibile da questo link:


Fonte:
http://www.altrogiornale.org/news.php?extend.6015

mercoledì 13 gennaio 2010

_cOINcidENZe_ZZzz_Zz_z@@@_________________________'''

Venerdì 7/8 gennaio 2010 Terremoto di magnitudo 3.9 nelle Marche



Domenica 10 gennaio 2010 10:46 Terremoto di magnitudo 6.5 nel nord della California



Martedì 12 Gennaio 2010 Terremoto di magnitudo 4.1 nelle Marche

 

Mercoledì 13 Gennaio 2010 Terremoto di magnitudo 7.0 ad Haiti
 

ALLARME TZUNAMI !!!

domenica 10 gennaio 2010

Revelation



Il Ragno Nero - Profezie 2010

            www.webtre.it
            http://calltoglory.spaces.live.com

Il Ragno Nero
Era un monaco veggente bavarese, vissuto nel XVI secolo, meglio conosciuto come Monaco Nero, o come Ragno Nero.
Le profezie del Ragno Nero consistono in una lunga elencazione di avvenimenti, corredati per ogni anno da una pagina di prosa, le profezie terminano nell'anno 3000 d.c.

Le profezie, furono chiamate "del Ragno nero", perchè il Monaco usava disegnare un ragno nero, all'inizio di ogni foglio profetico.


Incredibile è la precisione con cui il Ragno nero prevede i vari eventi che cambieranno il mondo. Indovinando con precisione anche le date. Riporto qua alcuni esempi:

1789: “Turbine di sangue” = la Rivoluzione Francese;
1821: “Morte di una speranza” = la morte di Napoleone;
1914: “Pianura di croci” = la prima guerra mondiale;
1924: “Sulle orme di Cesare” = Mussolini al potere in Italia;
1946: “Germoglio dell'ulivo” = la fine della II guerra mondiale;
1963: “Necrologio sull'altare” = la morte di Papa Giovanni XXIII;
1980: “Pietro oltre Roma” = l’avvento di un papa straniero.


2010 - I tre segni

Quando appariranno i tre segni di Ara i tempi diverranno più indulgenti, per gli uomini e per la terra. Il primo segno lo vedrete allo spuntar del sole, quando il cielo assumerà il colore del sangue. Il secondo segno lo avrete quando verrà scoperta la tomba di ghiaccio di un millenario antenato. Il terzo segno lo avrete invece quando giungeranno a Vienna i tre Re Magi, i cui doni saranno: speranza, fiducia e giustizia divina. I tribunali dell’uomo diventeranno cenere. I giudici saranno giudicati e condannati. Nuova sarà la bilancia e nuovi saranno i pesi. Nuovi saranno anche i figli d’Ippocrate, perché gli ultimi esem­plari di questa razza bastarda verranno bruciati dalla loro super­bia e dalla loro ignoranza. L’Oriente si sposerà con l’Occidente. E da questa felice unione nasceranno nuove speranze e nuovi germogli. Non lasciatevi però ingannare dalle grandi luci.E non lasciatevi ingannare dal canto del bianco usignolo. Lasciate che la legge seppellisca la legge. In questi tempi germoglieranno nuove radici. E una forza verrà dalla terra asciutta, dove la sabbia è madre e dove l’acqua è matrigna. Qui ritroveranno la gioia di vivere molti uomini che portano nel cuore le ferite del fuoco.Qui la legge germoglierà per dare vita. L’ombra darà pace. La sabbia darà vita. Sulla sabbia verrà depositata la speranza e sarà la sabbia a sconfiggere molti dolori. L’uomo ritorna a parlare all’uomo. L’uomo ritorna a parlare direttamente al suo grande Dio.



sabato 26 settembre 2009

Le piramidi? Strumenti musicali Così i Maya invocavano gli dei


Il Giornale OnlineIn Messico, i gradini venivano costruiti in modo da riprodurre il rumore ritmico delle gocce di pioggia: era un modo per sollecitare l'intervento del dio Chaac in tempi di siccità
di SARA FICOCELLI

Dalla leggendaria torre di Babele ai grattacieli di New York, tutto ciò che l'uomo costruisce in verticale rappresenta una sfida. Per la civiltà precolombiana dei Maya, l'obiettivo era riuscire a comunicare con dio, ed è per questo che hanno costruito le loro incredibili piramidi.

Secondo una ricerca internazionale pubblicata sul New Scientist, i gradini funzionavano come uno strumento musicale: progettati per provocare la diffrazione del suono dei passi di chi li percorreva, riproducevano un rumore simile a quello delle gocce di pioggia che cadono in una pozzanghera. Destinatario del messaggio musicale il dio della pioggia Chaac, venerato nelle zone del Messico con scarse precipitazioni.

Per capirlo, gli studiosi Jorge Cruz della Professional School of Mechanical and Electrical Engineering di Città del Messico e Nico Declercq del Georgia Institute of Technology negli Stati Uniti hanno confrontato le frequenze sonore che si producono salendo i gradini del Castillo, nel complesso archeologico Maya di Chichen Itza, con quelle della Piramide della Luna a Teotihuacan, nel Messico centrale.

In entrambi i siti hanno registrato i suoni sentiti alla base quando qualcuno sale i gradini, osservando in tutti e due i casi una somiglianza con il rumore e la frequenza delle gocce di pioggia. Secondo i ricercatori, ciò è dovuto alla diffrazione del suono provocata dalle scale, che rompendo l'onda sonora riproducono un effetto simile a quello di un acquazzone.

La dottoressa Elizabeth Graham dello University College London precisa però che entrambe le piramidi sono state restaurate, e che è dunque inattendibile uno studio basato su superfici non originali. Della capacità del Castillo di riprodurre suoni, del resto, si discute da anni, ma nessuno è mai riuscito a chiarire né il meccanismo che provoca il fenomeno né la sua eventuale utilità.

Il primo ad analizzarlo fu l'ingegnere acustico David Lubman nel 1998, secondo il quale il tempio dedicato a Kukulkan, dio del vento e della conoscenza, "cinguettava". Qualche anno dopo Declercq, affascinato da queste ricerche, partì per Chichén Itzá per studiare personalmente la cosa.

Fin dall'inizio gli esperti hanno creduto che nel caso de El Castillo l'effetto sonoro fosse provocato dalla cavità della struttura, ma lo studio di Cruz e Declercq spiega che tutto nasce dalla diffrazione provocata dei gradini. Lubman inoltre era convinto che i costruttori della piramide avessero creato l'effetto intenzionalmente, ma Declercq e colleghi obbiettano oggi che potrebbe non essere necessariamente così.

La loro analisi sull'acustica della piramide mostra infatti che il riscontro preciso dell'eco dipende dal suono che lo provoca. Quello del tamburo, ad esempio, produce un diverso effetto di risonanza.

"Con un po' di immaginazione - spiega Cruz - possiamo immaginare le piramidi Maya come giganteschi strumenti musicali, da utilizzare in modo sempre diverso". Ma purtroppo nessuno può provare che i membri della civiltà precolombiana li "suonassero" davvero.

Fonte:
Vedi: ,
http://www.altrogiornale.org/news.php

mercoledì 2 settembre 2009

Le testimonianze nascoste dell’Egitto


Il Giornale OnlineLa ricerca è in atto da quando, nel 1933, Edgar Cayce parlò in trance di un’antica Sala delle Testimonianze (Hall of Records) sotto le sabbie dell’ Egitto, vicino alla zampa anteriore destra della Sfinge. Analizzando le “registrazioni akasciche”, egli descrisse come l’altopiano di Giza venne tracciato secondo le stelle nel cielo e che i monumenti furono progettati per durare migliaia di anni come un enigma affascinante per l’umanità. Fornì dei dettagli sui contenuti di queste testimonianze nascoste, dove erano riposte e come entrare nella camera segreta.

Le testimonianze vengono da Atlantide. Narrano i tempi dell’inizio quando “lo Spirito prese forma” e cominciò ad entrare nei corpi. Descrivono lo sviluppo di questi corpi e di questa gente nell’antica era antica delle leggendarie Lemuria ed Atlantide e le migrazioni successive dei nuovi popoli verso nuove terre, compresa il giovane Egitto. Le testimonianze descrivono inoltre la distruzione finale di Atlantide e la nuova costruzione in Egitto. Cayce disse che contengono il chi, che cosa, dove e quando di questi tempi antichi e la riscoperta che dovrà avvenire ai nostri tempi (378-16). Indicò che ci sono 32 tavolette o lastre di pietra, scritte in una forma di scrittura atlantidea pre-geroglifica, che dovranno essere tradotte (2329-3).

Con gli occhi chiusi e respirando ritmicamente – mentre Gladys stenografava ogni parola in silenzio – Cayce spiegò come, in realtà, gli antichi “ricostruivano” dei monumenti già vecchi sui “piani” di Giza e ne costruivano dei nuovi. Fra i progetti di ricostruzione c’era la Sfinge che, secondo Cayce, è più antica della grande piramide. Fece rivolgere la nostra attenzione agli edifici che si collegano con la Sfinge – il Tempio della Sfinge e il Tempio della Valle.

Descrisse come un tempio di Iside fu perduto durante l’antico diluvio “secoli prima” dell’esistenza della Sfinge. Cayce attribuisce questa grande inondazione all’anno 22006 a.C., quindi le sue date anticipano di molto ogni data archeologica per il primo Egitto. Il periodo pre-dinastico di Cayce comincia con i costruttori che erano i conquistatori d’ Egitto, venuti dalla zona del monte Ararat – collegandoli con il presunto luogo di riposo dell’arca di Noè. Questi conquistatori erano i semidei delle leggende dell’antico Egitto e scolpirono la sorprendente Sfinge (ca. 10700 a.C.) prima di costruire la grande piramide (195-14) nel 10500 a.C. (5748-5).

Intorno a questo periodo un gruppo di sopravvissuti arrivò da Atlantide sulle rive dell’ Egitto con le loro preziose testimonianze preistoriche al seguito. Davanti alla Sfinge gli egizi e gli atlantidei furono d’accordo di costruire ciò che Cayce chiamava una “piramide di testimonianze” (239-7), una “sala delle testimonianza” (519-1) e una “tomba delle testimonianze” (2329-2).
Quando gli chiesero dove esattamente si trovasse questo deposito segreto, Cayce disse che si trova fra la Sfinge e il Nilo (378-16 e 5748-5). Disse inoltre che il “deposito” è “rivolto alla Sfinge” (5748-5) e si trova in “una piramide separata” (2329-3).
Nella grafica si vede come il complesso della Sfinge è progettato con i suoi due templi. La piramide delle testimonianze può trovarsi sotto il Tempio della Sfinge, vicino alla zampa anteriore destra della Sfinge.

Cayce disse che, sotto terra, ci sono delle “camere di collegamento dalla zampa destra della Sfinge” alle testimonianze. La stele dei sogni fra le gambe anteriori della Sfinge rivela una camera sotterranea con una porta. Una radarlocalizzazione profonda condotta negli anni ’90 rivelò un’anomalia sotto la Sfinge che potrebbe senz’altro essere questa camera. Ma dopo aver visitato questo luogo circa 28 volte sono certo che, per trovare queste testimonianze, avremo bisogno dell’aiuto miracoloso e magico dello Spirito. Come disse Cayce, non vi si può entrare finché “il tempo non sarà stato compiuto” e “non si può entrarvi senza una comprensione, perché quelli che sono stati lasciati come guardie non possono essere oltrepassati prima di un periodo di rigenerazione nel Monte, o quando comincia la quinta razza originale” (5748-6). La quinta razza originale è una stirpe in via di sviluppo con corpi nuovi, illuminati che arriverà durante lo spostamento verso la nuova era.


Venture Inward, novembre/dicembre 2008



Fonte:

Vedi:
http://www.altrogiornale.org/news.php

sabato 15 agosto 2009

La Terra Cava e il regno sotterraneo di Agharti


Il Giornale OnlineEsiste un regno sotterraneo che, sfidando le teorie che parlano di un sottosuolo incandescente, si sviluppa fino al centro del pianeta? Perché molte leggende antiche sembrano confermarlo?

Sono passati secoli ormai da quando si è scoperto che la nostra Terra è sferica. Da allora ci insegnano che, secondo l'"ipotesi" più accreditata fatta dal geologo svizzero Eduard Suess, il nostro pianeta è composto in prevalenza da silicio e alluminio all'esterno, cioè la crosta, da silicio e magnesio all'interno del mantello e nichel e ferro nel nucleo centrale. Già, fino ad oggi sono ancora ipotesi considerando non abbiamo perforato la crosta per più di 12 km: e che secondo un altro geologo, Victor Moritz Goldsmith, la disposizione era opposta.

Comunque ai nostri giorni nuovamente si continuano a fare le più disparate ipotesi sulla densità della Terra, ma se questa teoria, tra l'altro diffusa nel lontano 1907 fosse giusta, dal punto di vista della fisica, della chimica e dell'astrofisica la Terra dovrebbe avere una massa così densa e pesante, addirittura più del Sole, da attrarre tutti gli altri corpi del sistema solare. Recentemente si è ipotizzato che la Terra sia cava , cioè, vuota all'interno, con un nucleo non solido e ferroso ma una sorta di piccola stella centrale composta da plasma e gas.

Questa stella avrebbe creato intorno a se una specie di bolla che la separerebbe dal mantello e dalla crosta creando un immensa cavità all'interno del pianeta. Questa rivoluzionaria teoria trova riscontro anche nelle leggende di molti popoli antichi del pianeta, tra cui tibetani, indiani, egiziani, greci e ancora popoli dell'Asia minore, delle Americhe e Cina. E' presente in tutti gli scritti delle loro tradizioni e parlano di un misterioso mondo sotterraneo popolato da civiltà evolute. Queste genti sono simili a noi esseri umani benchè vibrino su piani dimensionali diversi.

Sono persone libere e non conoscono bene e male, molti di loro vivono e agiscono in superficie in mezzo agli esseri umani per il loro bene. Leggende o esiste un fondo di verità? Le ricerche fatte da alcuni studiosi sembrano confermarlo. Tra questi, l'esploratore polacco Ferdinand Ossendowski nel 1923, in un suo viaggio in Asia, affermò di aver avuto delle informazioni fondamentali da parte di alcuni Lama e di un principe mongolo di nome Ciultun Bejli.

Queste informazioni descrivevano un regno sotterraneo, un mondo fatto di lunghissime gallerie che sono situate principalmente sotto tutta l'Asia nelle zone del Tibet, in Mongolia, sotto il Deserto del Gobi e che si estendono poi per il mondo intero le cui varie entrate, ben occultate, si trovano in diversi luoghi del pianeta; questo sarebbe il famoso regno sotterraneo di Agharti.

Esistono tante storie che narrano di questo misterioso popolo di Iniziati governati dal Re del Mondo, il mitico sovrano di Agharti.

Di tutto questo ne parla anche Platone, gallerie che corrono all'interno della terra, i celebri Campi Elisi. Ossendowski raccontò di aver sentito un Lama dire che tutte le caverne sotterranee dell'America sono abitate da antiche civiltà che scomparvero sotto terra. I due grandi oceani del mondo un tempo furono dei continenti e quando questi scomparvero i loro abitanti si trasferirono nel mondo sotterraneo.

Ciò fa presumere che questi si riferisse ai leggendari continenti di Atlantide e Mu le cui genti non sarebbero tutte estinte ma ancora oggi esisterebbero nascoste in queste gallerie sotterranee illuminate da una particolare luce verdastra. La capitale di questo regno si chiama Shamballa, famosa perché ricercata da tanti esploratori, perfino Hitler si mise alla caccia di questa città allo scopo di riuscire a comunicare con il Re del Mondo.

Ma trovare le entrate di questo mondo pare proprio che sia impossibile perché solo agli iniziati e illuminati è possibile vedere le entrate. Si dice che i luoghi principali di accesso si trovino ai poli, mentre altre entrate siano collocate nel deserto del Gobi, in Mongolia, tra le montagne del Tibet, nelle caverne del Kentuky, nel Mato Grosso in Brasile, sotto la grande piramide di Cheope o forse la Sfinge. Altre ancora in centro e sud America e addirittura in Italia, sul monte Epomeo a Ischia.

Ma è probabile che altri ingressi si trovino in prossimità dei tanti luoghi megalitici del mondo come Stonehenge, Angkor Vat, o l'Isola di Pasqua. Questo spiegherebbe l'esistenza dei grandi templi e l'assenza invece delle città che dovrebbero circondarli. Infatti non si spiega perché in tutti questi grandi siti archeologici siano rimasti soltanto i templi, mentre delle antiche abitazioni neanche le fondamenta; dove viveva tutta la gente? Di certo non nei templi.

E se pensiamo alle piramidi di Giza, erano veramente dei monumenti funerari? E soprattutto la civiltà Maya, dove è sparita all'improvviso senza lasciare traccia? E gli scheletri o le loro tombe, dove sono? Tutto ciò fa pensare che questi grandi monumenti altro non fossero che enormi centrali energetiche allo scopo di fornire energia per il mondo sotterraneo, monumenti tecnologici in grado di canalizzare la corrente cosmica di natura magnetica conosciuta con il nome di Vril e irradiata attraverso lo Zed, che è posto all'interno della piramide di Cheope.

Lo Zed è un enorme torre raffigurata in molte pitture egizie: conosciuto anche come "la colonna vertebrale di Osiride", serviva probabilmente a diffondere energia più o meno come i nostri tralicci dell'alta tensione. Anche tra gli eschimesi esistono storie che narrano di una grande apertura a nord e dei loro antenati che compirono un viaggio in una terra paradisiaca. Questa terra era illuminata perennemente e non esistevano notti, il clima sempre mite e c'erano grandi fiumi e laghi che non ghiacciavano mai.

Alcuni indios dell'Amazzonia raccontano che all'inizio del XX secolo entrarono in queste grotte camminando per almeno quindici giorni prima di arrivare fino all'interno. Nel percorso era presente un forte vento che soffiava per cinque giorni verso l'esterno e cinque verso l'interno come se si trattasse di una sorta di respiro della Terra. C'erano uomini grandi fino ai 3-5 metri. Più scendevano in profondità e più continuavano a perdere peso, come se mancasse la forza di gravità. Raccontavano che volavano leggeri come astronauti al punto che dovevano aggrapparsi alle pareti. Arrivati poi al centro dove ritornava la gravità, era sempre giorno, il sole splendeva rossastro e non vi era mai notte. Quando poi raccontarono tutto ai conquistatori inglesi, gli uomini del regno sotterraneo arrabbiati con loro fecero crollare l'entrata delle gallerie, nascondendole per sempre.

Pare che queste gallerie siano collegate alle correnti magnetiche sotterranee che da millenni gli uomini dicono scorrere sotto la superficie del pianeta e usata a fini esoterici. Una mano a chiarire il mistero ce la dà la mitologia.

Tutte le culture antiche parlano di una leggendaria Età dell'Oro in cui tutti gli uomini vivevano in pace ed erano in possesso di grandi conoscenze. Questi popoli decisero poi di trasferirsi nel mondo sotterraneo con l'avvento del Kali-Yuga, un'epoca fatta di male, confusione e materialismo, la stessa epoca in cui ancora oggi viviamo. In questo regno non esiste il male, le sue genti hanno raggiunto un alto grado di conoscenza , di tecnologia e progressi scientifici e di spiritualità.

Probabilmente questo regno non è costituito solo da gallerie, ma appunto anche da immense cavità dentro il mantello in cui ci sono città, campi, grandi fiumi dove oltre a esseri umani coabitano molti animali estinti tra cui anche creature preistoriche. Altri esploratori raccontano dell'esistenza di enormi concavità da dove forse provengono gli Ufo, dischi volanti con motori alimentati dall' energia del Vril, i cui occupanti di origine extraterrestre vivevano ancora prima che arrivasse l'uomo. Gli altri popoli che ci abitano invece sono di origine terrestre. Secondo i monaci tibetani il Re del Mondo oltre ad essere il sovrano del regno di Agharti, è anche l'essere più antico ed evoluto della Terra.

Egli solo ha la facoltà di parlare faccia a faccia con gli dei. Dicono che di tanto in tanto faccia la sua comparsa sul mondo di superficie. Le sue ultime apparizioni risalgono al 1890 al monastero di Narabanchi, nel nel 1923 in Siam e nel 1937 a Delhi e infine secondo i monaci riapparirà quando giungerà il tempo di guidare l'umanità buona contro gli esseri malvagi.

La Terra andrà in contro a una purificazione e si evolverà fino a raggiungere dimensioni superiori. Il Kali-Yuga finirà: gli esseri di Agharti si mostreranno in superficie per celebrare la nuova era in cui tutti gli uomini alla fine conosceranno la verità e saranno liberi.

Antonella Verdolino

Fonte:
http://www.altrogiornale.org/news.php?extend.5140

venerdì 31 luglio 2009

La scomparsa degli Anasazi


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Scritto da Sirius_Cily

Mentre Maya ed Incas sostenevano di proteggere una conoscenza “donata dagli dèi”, un popolo amerindio, chiamato Anasazi, cioè “antichi stranieri”, sosteneva addirittura di essere frutto di una “discendenza stellare”. Edificarono pochi villaggi durante la loro breve permanenza nel corso della storia, con lo scopo di lasciare un monito eterno ai posteri.

Per molti si tratta del più importante mistero archeologico del Nord America. Ed è difficile pensare il contrario quando si inizia a conoscere la storia degli Anasazi, un popolo che ha lasciato tracce di una grande civiltà qui, nel New Mexico, prima di scomparire misteriosamente, circa 800 anni fa…

Chi erano? Che funzione avevano i loro enormi kivas? Cos’era per gli Anasazi Pueblo Bonito? Quali segreti del cielo e della terra conosceva questo popolo? Cosa li indusse ad abbandonare improvvisamente Chaco Canyon?

Pueblo Bonito nel Chaco Canyon è un grande complesso a forma di ferro di cavallo, edificato nel 1100 d.C. e composto da 700 stanze.
Pueblo Bonito è il sito più noto di Chaco Canyon, nell’estremo nord ovest dello stato americano del New Mexico. Chaco Canyon è un canyon lungo circa 19 chilometri e largo poco più di un chilometro e mezzo. Pueblo Bonito è il sito più grande di tutta l’area abitata un tempo dagli Anasazi. Posto all’estremità nord del Chaco Canyon, Pueblo Bonito lascia ancora oggi in dubbio gli studiosi sulla sua natura: era la capitale di questo misterioso popolo oppure era il più importante centro religioso dell’area? Gli Anasazi sono scomparsi senza lasciare niente di scritto, non sappiamo neanche se usassero la scrittura o meno. Dobbiamo quindi affidarci a quanto gli archeologi hanno capito dalle pietre e dalle costruzioni rimaste.

Sugli Anasazi si sono dette molte cose da quando, nel 1888, due cow boy capitarono casualmente nel Chaco Canyon, all’epoca in una zona abitata dai pericolosi Navajos. E proprio ai Navajo è legato uno degli errori più diffusi sugli Anasazi, popolo che prende il suo nome proprio da una parola Navajo che significa “antichi” e non come a volte si è detto “i nemici” . In passato, anche di recente, per raccontare le vicende degli Anasazi si è lavorato molto di fantasia: li si è fatti diventare cacciatori di bisonti, animali che invece popolavano zone lontane da qui, mentre erano raffinati contadini; si li si è fatti montare a cavallo anche se i primi cavalli arrivarono in America con gli spagnoli, più di due secoli dopo la “scomparsa” degli Anasazi; si son fatte risalire le loro origini a circa 6.000 anni fa mentre le prime notizie certe di questo popolo risalgono a più o meno 2.000 anni fa.

Le costruzioni di Pueblo Bonito raccontano una breve storia: questo complesso venne eretto tra il Mille e il 1150 d.C. Si trattava di un’unica costruzione a ferro di cavallo composta da circa 700 stanze, tutte più o meno delle stesse dimensioni e distribuite su quattro piani. Si calcola che nel momento di maggior splendore ci vivessero oltre mille persone L’aspetto uniforme delle stanze e l’assenza di mobili e arredi hanno fatto in un primo tempo pensare ad una società priva di gerarchie sociali ma c’è chi crede che Pueblo Bonito fosse una specie di enorme convento, destinato ad ospitare la casta sacerdotale degli Anasazi, un popolo ossessionato dal cielo ma anche dalle energie della terra. A questo aspetto della religione degli Anasazi ci riporta anche uno degli aspetti più impressionanti di Pueblo Bonito: i giganteschi kiva, queste enormi fosse perfettamente circolari tipiche di ogni insediamento Anasazi. La caratteristica di Pueblo Bonito è però il numero delle sue kiva, ben 37. Nessun altro sito ne ha così tante. Ma per capire meglio cosa fossero le kiva lasciamo Pueblo Bonito per raggiungere “Casa Rinconada”. Si tratta di una delle più grandi kiva di tutto il Chaco Canyon, con i suoi 20 metri di diametro e i quasi cinque di profondità. Una gigantesca fossa perfettamente circolare che, a differenza delle altre kiva, non è inserita in un centro abitato ma è posta in cima ad una collinetta a mezzo miglio da Pueblo Bonito.
Ma a cosa servivano dunque le kivas? Erano fosse, per lo più perfettamente circolari e forse coperte da tetti in legno, utilizzate per riunioni e cerimonie sacre. Al centro c’era sempre un foro nel pavimento. Gli Anasazi, molto attenti alle forze della natura, ritenevano non solo che da quel foro ci si potesse mettere in contatto con gli spiriti degli antenati ma anche con le forze del centro della Terra. Non a caso si è osservato come gli Anasazi abbiano costruito insediamenti e kiva vicino a luoghi particolari, cosiddetti “vortici”, luoghi dove si sprigionerebbe una forza tellurica, chiamata “vortice” perché quando si sprigiona ha la forma di spirale.

Al centro delle kiva c’era sempre anche un focolare. Un particolare che richiama alcune recenti scoperte. Come abbiamo detto sugli Anasazi si son dette spesso delle inesattezze ma una cosa sembra ormai assodata. Gli Anasazi praticavano il cannibalismo. L’ipotesi, avanzata già negli anni Sessanta sulla base del ritrovamento di alcuni crani fratturati e di ossa svuotate del midollo, è stata confermata recentemente sia tramite l’esame di alcune feci umane fossili all’interno delle quali sono stati ritrovati i resti di materiale organico umano sia grazie all’uso del microscopio elettronico. Esaminando alcuni resti di ossa si è potuto appurare che alcune di queste erano state sottoposte a cottura. Inoltre, da una pentola sono emerse tracce di mioglobina umana, una proteina presente nel cuore e nei muscoli.

Un’altra caratteristica di Casa Rinconada è il suo allineamento astrale. Sembra infatti che il sole, al momento dell’alba del solstizio d’estate, vada ad illuminare, attraverso una finestra posta sul muro a nord-nord est, una nicchia posta all’interno della kiva.

Gli Anasazi erano ossessionati dalle stelle e dal cielo. Di questo abbiamo infinite prove, tante quante sono le costruzione lasciate da questo popolo. Infatti una caratteristica comune a case, villaggi, kiva e villaggi è che sono quasi sempre allineate ad un determinato fenomeno astronomico. La conoscenza che gli Anasazi avevano dell’astronomia lascia ancora oggi sorpresi: uno degli esempi più clamorosi della loro sapienza è rappresentata da questa strada, la Grande Strada del Nord”.

Gli Anasazi costruirono molte strade, per un totale di circa 300 chilometri. Ciò che più colpisce è che molte di queste strade non portano da nessuna parte, non uniscono necessariamente tra loro villaggi e kivas ma portano semplicemente a particolari conformazioni geologiche, a sorgenti d’acqua o semplicemente a nulla.

Strade quindi costruite presumibilmente a scopo rituale, per condurre a luoghi sacri dove depositare offerte o celebrare cerimonie.


La “Grande Strada del Nord” partendo da Pueblo Alto, sulla Mesa che sovrasta Pueblo Bonito, si dirige per tre chilometri a 13 gradi ad est del Nord per poi disporsi esattamente in direzione nord per 20 chilometri con uno scarto di solo mezzo grado. Per capire la straordinarietà di questo allineamento bisogna pensare che una precisione del genere sarebbe difficile anche usando una bussola, che gli Anasazi non conoscevano. Oggi, per raggiungere risultati migliori di questo bisogna ricorrere alla tecnologia satellitare GPS, tecnologia che vanta poco più di 20 anni di vita!

La più nota studiosa della cultura del Chaco Canyon, Anna Sofaer, ritiene addirittura che tutte le maggiori costruzioni degli Anasazi presentino correlazioni con i movimenti tanto del Sole che della Luna sotto almeno tre punti di vista: il loro orientamento, le geometrie interne e le relazioni geografiche tra i vari siti. Uno sforzo immenso che ha segnato tutta la storia Anasazi: la loro vita e la loro fine…

Uno dei cow boy che scoprirono Chaco Canyon poco più di un secolo fa, Alfred Witherhill, raccontò del suo stupore nel aggirarsi per le case degli Anasazi:

“Quando entrammo nel Navajo Canyon e scoprimmo le rovine, riportammo il nostro mondo indietro di un numero imprecisato di secoli. Tutto era intatto, esattamente come era stato lasciato dagli abitanti originali. Gli oggetti erano sistemati nelle stanze come se le persone fossero appena uscite per far visita ai loro vicini. Esemplari perfetti di stoviglie erano adagiati a terra mentre utensili di ferro e altri attrezzi domestici si trovavano lì dove le donne Anasazi li avevano usati per l’ultima volta”.

Intorno al 1200 d.C. è successo qualcosa, in queste terre, che determinò il repentino abbandono da parte degli Anasazi della zona che avevano abitato per oltre mille anni. Accadde qualcosa che ancora non sappiamo ma che si rivelò decisivo, inducendo una popolazione di alcune migliaia di persone ad abbandonare quasi dal giorno alla notte le proprie case per spostarsi, inizialmente di alcuni chilometri a nord e, circa un secolo più tardi, per quasi 500 chilometri verso sud. Il problema della scomparsa degli Anasazi è ancora aperto. Tuttavia sono tre le principali ipotesi intorno alle quali si discute:

Mutazioni climatiche: Un più o meno improvviso cambiamento delle condizioni climatiche avrebbe causato una serie di carestie che avrebbero stravolto culture e allevamenti;

Necessità strategiche: Popoli vicini, meno civili ma più aggressivi, avrebbero, con continue invasioni, indotti gli Anasazi a spostarsi più a Sud. A sostegno di questa tesi c’è la parziale fortificazione dei siti di Mesa Verde, all’estremo nord dell’area della “Cultura Chaco”;

Decisione rituale: Motivazioni religiose magari causate dall’interpretazione di alcuni movimenti astrali, avrebbero spinto questo popolo religiosissimo a spostarsi per sempre, o comunque, anche se sulla spinta di motivi contingenti, a muoversi secondo un preciso copione.

E forse, proprio la spiegazione che a noi, uomini del Terzo millennio, sembra la più fantasiosa, potrebbe essere quella più logica. E non solo perché è quella che si collega meglio a quella che gli archeologici, basandosi sullo stato delle case al momento della loro scoperta, chiamano “Evidenza archeologica di un rapido spostamento”.

Ma anche perché, una volta presa la decisione – qualunque sia stato il motivo – di migrare verso sud, gli Anasazi lo fecero coerentemente con la loro cultura astronomica. Infatti la destinazione del loro migrazione finale sia stata la zona di Casas Grandes, nello Stato di Chihuahua; Ebbene Casas Grandes è esattamente sullo stesso meridiano di Chaco Canyon, il 108°.

Non solo, anche altri centri abitati dagli Anasazi dopo l’abbandono di Chaco Canyon (Atzec ruins e Salomon Ruins), benché a Nord dello stesso Chaco Canyon, sono a loro volta allineati sempre lungo il 108° parallelo.

Nessuno, ancora oggi ha saputo spiegare come questo antico popolo abbia potuto spostarsi, per oltre 600 chilometri, con tanta precisione lungo l’asse nord-sud.


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http://www.nibiru2012.it/misteri-e-curiosita/la-scomparsa-degli-anasazi.html

mercoledì 24 giugno 2009

Calendario Maya

I Calendari maya

Il 10 agosto 3113 a.C., che secondo alcuni sarebbe il giorno della creazione, segna l’inizio del calendario maya. Dallo studio di questo calendario si apprende come i Maya avessero perfezionato una sofisticata tecnica di misurazione del tempo. Essi distinguevano quattro calendari: lo Tzolkin, l’Haab, il Conto Lungo e Il Calendario di Venere.

TZOLKIN, il calendario religioso

Lo Tzolkin, piuttosto complesso, dimostra le capacità matematiche dei Maya. Ogni giorno è caratterizzato da un numero, in una sequenza di tredici (numero sacro maya), e da un nome, in una sequenza di venti nomi di dèi. Così per riuscire a tornare al punto di partenza, devono trascorrere ben 260, che costituiscono appunto la durata dell’anno religioso. Questo calendario è tuttora in uso presso alcune tribù delle alte terre guatemalteche.Questo schema rappresenta il ciclo dei giorni del calendario religioso: girando la ruota con i numeri in senso ANTIORARIO, e quella con le lettere in senso ORARIO, facendo corrispondere in sequenza ad ogni numero una lettera, otterremo, nel punto indicato dalla freccia, le denominazioni dei vari giorni secondo il calendario maya Tzolkin, dove le venti lettere stanno ad indicare i nomi de gli dei, e i numeri, i giorni in base tredici.

HAAB, il calendario civile e solare

Il calendario civile, l’Haab, era usato dai Maya, parallelamente allo Tzolkin. L’Haab era formato da 365 giorni: l’anno era suddiviso in diciotto mesi di venti giorni ciascuno, numerati da 0 a 19, e aveva termine con cinque giorni infausti, gli uayet, in cui si credeva che i morti si risvegliassero dal sonno eterno per vendicarsi dei torti subiti. Ogni mese era inoltre rappresentato da un proprio glifo. Poiché i due calendari venivano adoperati insieme, era una pratica usuale per la civiltà maya che lo stesso giorno venisse indicato con due date differenti; per tornare alla data di partenza dovevano trascorrere 52 anni civili. Questo periodo, chiamato “Il Giro del Calendario”, ricopriva uno spazio di tempo molto lungo e la sua conclusione veniva celebrata in modo solenne, a causa dell’ossessione che i Maya nutrivano nei confronti del tempo e dei suoi cicli. Per far fronte a questa fobia, i Maya assegnavano anche nomi a enormi periodi di tempo, come l’Aulatun (64 milioni di anni), non richiesti da nessuna esigenza di carattere pratico, ma che illustrano la mentalità dei sacerdoti di dominare e catturare il tempo, spingendosi verso un lontanissimo futuro, quasi a rendere finito l’infinito.

Giorni Maya Significato Mesi Maya Durata
Imix Acqua Pop 20 gg
Ik Aria Uo 20 gg
Akbal Notte Zip 20 gg
Kan Grano Zotz 20 gg
Chicchan Serpente Tzec 20 gg
Cimi Morte Xul 20 gg
Manik Cervo Yaxkin 20 gg
Lamat Coniglio Mol 20 gg
Muluc Pioggia Chen 20 gg
Oc Cane Yax 20 gg
Chuen Scimmia Zac 20 gg
Eb Ginestra Ceh 20 gg
Ben Canna Mac 20 gg
Ix Giaguaro Kankin 20 gg
Men Uccello Muan 20 gg
Cib Avvoltoio Pax 20 gg
Ceban Forza / Terra Kayab 20 gg
Eznab Selce Curmhu 20 gg
Cauac Tempesta Uayeb 5 gg
Ahau Signore

IL CONTO LUNGO, l'anno solare


In epoca classica i Maya aggiunsero allo Tzolkin e all'Haab un terzo calendario, chiamato il Conto Lungo, che presentava caratteristiche simili al calendario attualmente usato dai nostri astronomi. Iniziava dal 13 agosto 3114 a.C., e, costruito secondo un originale sistema a due ruote dentellate, rappresentava l'integrazione degli altri due calendari.

IL CALENDARIO DI VENERE, un calendario astronomico

Uno dei più antichi calendari dei Maya è il Calendario dei Venere, importante compendio di calcoli astronomici. Pur risalendo a circa 3000 anni fa stupisce tutt'oggi per la precisione con cui prevede l'eclissi. Questo calendario è inciso su una grande pietra, un tempo affissa alla Porta del Sole, al centro del Tiahuanaco, città andina presso il lago Titicaca a 4000 metri d'altitudine. E' sostanzialmente il calendario Haab, unito ad alcuni caratteri dello Tzolkin e a scoperte astronomiche fatte da questo popolo (soprattutto quelle su Venere). Usanze e tradizioni Alcune discutibili tradizioni dei Maya erano quelle di schiacciare il cranio dei neonati tra due assi per fargli assumere "artificialmente" una forma più piatta ed allungata. Nonostante questa usanza potesse causare dei traumi nei bambini, aventi ancora le ossa fragili, questo aspetto fisico veniva visto positivamente perché era più simile a quello degli dei. Un'altra usanza era quella di rendere strabici i bambini attraverso una pallina posta davanti gli occhi, perché anche questa caratteristica era simbolo di bellezza. Molte tradizioni dei Maya sono state tramandate fino ai giorni nostri e vengono ancora rispettate dagli indios, come il rispetto per la natura (verso la madre terra), il matrimonio, la gravidanza, l'aiuto e la collaborazione tra le famiglie del villaggio. La natura: la tradizione più importante riguarda il rispetto vero e proprio della natura; la terra viene considerata una vera e propria madre e le viene chiesto il permesso di coltivarla ad ogni semina o per ogni altra operazione agricola. Il matrimonio: secondo le tradizioni maya, è il ragazzo ad andare a casa della ragazza interessata per fare la richiesta di matrimonio. Se la ragazza non acconsente subito, il ragazzo ha ancora due possibilità, terminate le quali non potrà mai più chiederla in sposa. Se la ragazza invece acconsente, il ragazzo deve chiedere il permesso alla famiglia della ragazza alla quale spetta la decisione finale. Dopodiché si faranno varie riunioni fra i genitori delle due famiglie che, giunti all'accordo, prepareranno i festeggiamenti. Durante il rito del matrimonio, come in molti altri, parte della cerimonia viene celebrata in ricordo degli antenati. La gravidanza: quando una donna è incinta, per il periodo della gravidanza non deve vedere nessun altro bambino e deve fare lunghe passeggiate fra i campi, per mettersi in contatto con la natura e per farla amare al bambino. Per il parto, anche ai giorni nostri, la donna non può recarsi all'ospedale perché le tradizioni lo vietano. Dopo il parto si brucia la placenta e il bambino rimane solo con la madre per otto giorni. Dopo questo periodo il bambino viene presentato alla comunità con una grande festa.

Aritmetica

Per scrivere i numeri, oggi usiamo il sistema detto posizionale: ciò vuol dire che, se leggiamo un numero da destra verso sinistra, nel nostro sistema in base 10 o decimale, ogni cifra ha un valore dieci volte superiore a quello della cifra precedente. Per esempio, nel numero 1987 abbiamo 7 unità, 8 decine, 9 centinaia, e 1 migliaio, dove la decina è pari a 10 unità, il centinaio a 10 decine, e il migliaio a 10 centinaia. I Maya impiegavano un sistema equivalente, ma la progressione numerica andava dal basso verso l'alto, e ogni livello era venti volte più elevato del livello precedente (sistema vigesimale o in base 20). Le cifre si esprimevano mediante un punto, che stava per l'unità, e una barra orizzontale, equivalente a cinque. Esse potevano essere anche espresse da glifi a forma di testa.

I NUMERI

I Maya utilizzavano un sistema numerico equivalente al nostro ma vigesimale (in base 20) e posizionale. Il sistema era basato su tre simboli: una conchiglia per lo 0, un punto per l'1, una sbarra per il 5.

Le cifre, oltre a essere espresse in numeri usuali potevano anche essere divinizzate; sui bassorilievi i numeri erano più elaborati: erano rappresentati da glifi a forma di volto o da figure intere. Il numero sacro era il quattro, che simboleggiava i 4 punti cardinali, le 4 stagioni e le 4 età del sole, precedenti a quella in cui stavano vivendo.

Osservatori maya

I Maya erano molto attenti al moto degli astri, costruirono infatti le loro città seguendo particolari allineamenti. Molte città erano orientate verso la levata o il tramonto del Sole ai solstizi, inoltre l'orientazione teneva conto della latitudine del luogo, cosicché non tutte le città hanno la stessa disposizione assoluta, ma relativa alla propria posizione geografica. Inoltre i Maya utilizzavano gli assi delle loro città e quelli dei palazzi più importanti per determinare con l'anticipo di uno o due dei loro mesi il passaggio del Sole allo zenit. Tale momento era di particolare importanza poiché coincideva con l'inizio della stagione delle piogge, la più importante dell'annata agricola. Numerosi sono i templi che presentano punti di osservazione fondamentali per la vita dei Maya. Uno di questi si trova nell'antica città di Uaxactum, nel Guatemala; vi è un complesso templare in cui dalla cima della gradinata di una piramide era possibile osservare la levata del Sole nei solstizi e negli equinozi. Infatti al solstizio estivo il Sole appariva al mattino sullo spigolo nord di un piccolo tempio posto di fronte alla piramide; agli equinozi sorgeva dietro la porta di un'altra costruzione sacra ed al solstizio invernale sorgeva invece dietro lo spigolo sud di un terzo tempio. Il monumento più noto come osservatorio è il Caracol (chiocciola) della città di Chichèn Itzà. E' una torre cilindrica posta su base quadrata, all'interno una scala a chiocciola porta al piano superiore dove si trovano tre finestre dalle quali venivano effettuate le osservazioni astronomiche. Probabilmente c'erano molte più aperture che purtroppo sono andate distrutte. Il Caracol presenta numerosi allineamenti, tra essi c'è quello della gradinata d'accesso che punta sul tramonto del Sole al solstizio estivo. Sulla gradinata della piattaforma superiore c'è una nicchia nella quale due piccole colonne (una bianca ed una rossa) inquadravano una persona che, guardando di fronte, poteva vedere il tramonto di Venere quando, ogni 8 anni, raggiungeva la sua massima declinazione negativa. Si potevano fare allineamenti anche dalle finestre in cima alla torre: sulla prima si poteva osservare il tramonto del Sole agli equinozi; la seconda puntava sul tramonto di Venere quando aveva la massima declinazione negativa e la terza sulla levata di Achernar, la stella principale della costellazione dell'Eridano. Lo studio del moto di Venere era molto importante, come si può rilevare dalle tavole del Codice di Dresda che trattano in modo accurato delle previsioni sulle apparizioni di questo pianeta. E' interessante inoltre notare che i templi Maya avevano tutti 365 scalini, uno per ogni giorno dell'anno, ad evidenziare ancor di più come questo popolo fosse ben attento al tempo.

http://www.raffygio.com/maya/calendariomaya.htm

mercoledì 10 giugno 2009

L'enigma di Stonehenge


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Scritto da Raffaele

Stonehenge e le eclissi

Il complesso megalitico di Stonehenge è stato costruito nella pianura di Salisbury, in Gran Bretagna, all'incirca nel 3200 A.C., cioè all'epoca in cui vennero costruite le grandi piramidi in Egitto.
La costruzione ha una forma circolare, del diametro di qualche decina di metri; è composta da vari anelli di pietre alte e strette, alcune delle quali sormontate da altre lastre di pietra. Inoltre vi si possono osservare alcune serie di buche nel terreno, disposte in forma circolare.
Si pensa che questo complesso sia stato progettato dagli antichi abitatori della regione non soltanto come un luogo di culto, ma anche come un immenso calendario, dopo una paziente osservazione del cielo, per tenere traccia del trascorrere dei mesi, delle stagioni e degli anni.

Il complesso di Stonehenge

Certamente Stonehenge contiene molti riferimenti al moto del Sole e della Luna; il numero di pietre e di buche nei vari anelli sembra essere legato a qualche ciclo astronomico, come quello delle fasi lunari. Inoltre le direzioni degli allineamenti fra le varie pietre coincidono pressapoco con alcuni punti della volta celeste, che corrispondono ad eventi periodici come il sorgere e il tramontare del Sole ai solstizi.

Per esempio, il giorno del solstizio d'estate, il Sole sorge in un punto più a settentrione rispetto a tutti gli altri giorni dell'anno. Quel giorno, stando nel centro del cerchio di pietre, si può vedere sorgere il Sole circa al di sopra di una pietra particolare detta "Heel Stone", che si trova lungo l'asse della costruzione.
Il complesso di Stonehenge sembra cioè allineato in modo non casuale.

Il sorgere del Sole a Stonehenge

Tuttavia, anche se Stonehenge racchiude un notevole simbolismo di carattere astronomico, non è ancora chiaro se fosse davvero un luogo di studio dei fenomeni celesti, come sostengono molti studiosi, o fungesse solo come un calendario per le ricorrenze stagionali, come la semina e la raccolta del grano.

Gli allineamenti fra le rocce non sono molto precisi, e spesso gli studiosi hanno elaborato delle teorie "a posteriori" per spiegare la posizione delle pietre.

Alcuni sostengono addirittura che questo complesso servisse per prevedere il verificarsi delle eclissi. Una volta note la lunghezza dell'anno e del mese, facilmente determinabili, sarebbe stato necessarperò conoscere la periodicità del moto dei nodi dell'orbita lunare: un'eclisse avviene solo quando Sole e Luna si trovano in prossimità di un nodo. È improbabile che gli antichi abitatori del luogo avessero conoscenze così avanzate.

Un'eclisse di Sole a Stonehenge

In ogni caso, le eclissi rappresentavano per l'antica popolazione del luogo un evento molto importante, forse un presagio di sventura come in molti altri popoli del passato.
William Stukeley, uno studioso del 1700, avanzò l'ipotesi che Stonehenge sia stato costruito dai Druidi come tempio per il culto del serpente (tempio detto "Dracontia"). Il simbolismo del serpente si ritrova spesso correlato alle eclissi, anche in altre culture antiche come quella cinese: durante l'eclisse un gigantesco serpente ("draco" in latino) inghiottirebbe il Sole o la Luna. Non a caso, forse, l'intervallo di tempo necessario affinché la Luna ritorni allo stesso nodo si chiama "mese draconitico": i nodi dell'orbita lunare, punti invisibili della sfera celeste, vengono identificati come il "serpente", che simboleggia in questo caso le forze ignote e misteriose del cosmo.

http://www.nibiru2012.it/misteri-e-curiosita/l-enigma-di-stonehenge.html

venerdì 22 maggio 2009

I 13 teschi di Cristallo


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Uno dei più grandi ed irresistibili misteri dell'archeologia è rappresentato dai 13 Teschi di Cristallo. I Teschi nella storia dell'umanità sono considerati tra gli oggetti maggiormente carichi di simbolismo nel Mondo.
Alcuni Teschi di Cristallo assolutamente perfetti sono stati trovati in Messico, America Centrale e Sud America.
Insieme, questi Teschi di Cristallo costituiscono un grande ed enigmatico mistero alla stregua delle linee di Nazca, delle grandi Piramidi e degli Stonehenge.
Si ritiene che questi Teschi risalgano a non meno di 5.000 anni fa.

Durante le prime spedizioni che li ritrovarono, i nativi riferirono agli archeologi che questi Teschi possedevano poteri magici e capacità di guarigione.
Tuttavia, nessuno sa dire con certezza da dove provengano o chi li abbia creati.
Alcuni credono che i Teschi di Cristallo siano i resti della perduta civiltà di Atlantide.
Altri credono che siano finti. Altri ancora attribuiscono ad essi fenomenali capacità psichiche: riuniti insieme, i Teschi di Cristallo ci permetterebbero di conoscere il passato, il presente ed il futuro.

Gli storici e gli antropologi nel corso della storia decisero di saperne il più possibile su questi strani Teschi.
Presto, li ricollegarono ad un'antica leggenda indiana che afferma che esistono 13 Teschi di Cristallo appartenenti alla Dea della Morte; essi venivano tenuti separati l'uno dall'altro ed affidati allo stretto controllo di sacerdoti pagani e speciali guerrieri di guardia.

Un leggenda Maya afferma che quando i 13 Teschi di Cristallo saranno riuniti, essi trasmetteranno agli uomini la somma conoscenza, ma questo avverrà solo ed esclusivamente quando la razza umana si sarà completamente evoluta e sarà moralmente integra.

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Il “Teschio di Parigi” (Trocadero Museum)

Fu il primo a essere scoperto: alla fine dell'Ottocento in Messico. La sua datazione lo colloca a oltre 10.000 anni fa e dalle analisi eseguite si pensa sia stato lavorato con tecniche molto primitive Ciò nonostante, il risultato è molto realistico. E' caratterizzato da una rientranza sulla parte superiore: probabilmente era usato per sorreggere qualcosa.

Il “Teschio Maya”

Fu rinvenuto all'inizio del Novecento. E' realizzato in quarzo puro e presenta delle rientranze prolungate alle tempie laterali e profonde sotto la mascella.

Il “Teschio di Ametista”

Fu scoperto in Messico all'inizio del Novecento. E' molto simile al “Teschio Maya”, ma è realizzato in quarzo viola e le rientranze all'altezza delle tempie sono molto più estese di quelle del similare.

Il “Teschio del Texas o di Max”

La denominazione deriva dalla famiglia che lo possiede: gli fu donato da un guaritore tibetano, Norbu Chen; al momento è custodito al JoAnn Parks di Houston, in Texas. Fu scoperto nel 1920, in una tomba in Guatemala. La datazione lo colloca attorno ai 10.000 anni fa.

Il “Teschio di Mitchell-Hedges”

Di sicuro il più prestigioso e allo stesso tempo controverso. Fu ritrovato, nel 1926, dalla figlia adottiva dell'archeologo Mike Mitchell-Hedges, presso la città di Lubaatun, nello Yucatan, durante uno scavo che aveva come obiettivo la cerca della città perduta di Atlantide. E' stato realizzato da quarzo puro, seguendo le dimensioni reali di un teschio umano: altezza 13 cm, larghezza 13 cm, profondità 18 cm, peso 5 kg. Le analisi al microscopio hanno fatto notare la perfetta levigatezza della superficie; ciò fa pensare o a un falso o a un lavoro costante e quotidiano di almeno 300 anni, operato con sfregamento di sabbia e perfezionato con acqua e polveri di diamanti.

E' fra i più criticati perchè le testimonianze di coloro che ne sono entrati in contatto non combaciano. Il suo ritrovamento avvenne il giorno del diciassettesimo compleanno di Anna e ciò ha fatto pensare a una “trovata” dell'archeologo per rendere particolare quel giorno alla figlia. Successivamente, alcuni investigatori trovarono tracce di compravendita del teschio: secondo queste indagini, il teschio era stato prodotto in Germania; dopo il ritrovamento da parte dell'archeologo e della figlia, fu confrontato con quello del British Museum; nel 1943 comparve in un'asta e nel 1944 Mitchell-Hedges lo riacquistò da un antiquario londinese; nel 1954, l'archeologo accenna al teschio in uno dei suoi libri, ma solo, nel 1962, la figlia riporta la storia alla ribalta delle cronache.

Il “Teschio di Sha-Na-Ra”

Il suo nome è legato a uno sciamano delle popolazioni locali. Fu rinvenuto dal signor Nick Nocerino, investigatore dell'occulto, nel 1959, lungo il Rio Baltha, nel Gerraro del Messico centrale. E' notevolmente diverso dagli altri, ma le analisi lo datano attorno ai 5.000 anni.

Il “Teschio di Londra” (British Museum)

E' molto simile al “Teschio di Mitchell-Hedges”, ma è meno definito di queso. La sua origine molto probabilmente è Azteca, ma le ultime analisi effettuate non confermano la datazione. Su di esso, come su molti altri, si narrano storie inquietanti: a quanto pare ha terrorizzato più di una persona, alla sua sola vista; il personale delle pulizie lo vuole coperto durante il proprio turno di lavoro, perchè reca disagio. Nel 1950, alcune analisi portarono ad affermare che il teschio è messicano, che risale al 1400-1500 d.C. e che il materiale è quarzo brasiliano.

Il “Teschio Rosa”

Fu trovato vicino al confine fra Honduras e Guatemala. E' probabilmente il più realistico e spettacolare, assieme a quello di Mitchell-Hedges.

Il “Teschio E.T.”

E' stato scoperto in questo secolo. Il suo nome deriva dalla sua conformazione: cranio a punta e mascella esagerata ricordano il teschio di un alieno.

Il “Teschio Arcobaleno”

Fu ceduto da un sacerdote del Guatemala, ma non se ne sa molto. E' particolare, soprattutto se esposto alla luce del sole: convoglia i raggi luminosi al suo interno producendo splendidi colori.

Il “Teschio del Museo Mithsonian”

Diversamente da tutti gli altri, pesa 20 kg. Dalle analisi però non è risultato autentico.

Il quarzo è composto da cristalli ed è il principale costituente di rocce intrusive (formatesi all'interno della crosta terrestre): viene usato come abrasivo; è molto resistente alle alte temperature e ai forti sbalzi termici. Esso è, inoltre, piezoelettrico: se viene sollecitato da una pressione meccanica, genera elettricità. E' molto usato e non solo nel campo esoterico; testimonianze di ciò ce ne dà per primo Platone: “ad Atlantide ci sono dei cristalli prodigiosi, usati dagli abitanti dell'isola per produrre una grande energia”, che, secondo la tradizione, gli uomini non riuscirono a domare, portando alla distruzione l'isola.

Il problema principale per lo studio di questi oggetti è sicuramente l'impossibilità di farne un'analisi al Carbonio 14, dato che non sono composti organici.

Interessanti sono, anche molti degli episodi raccolti da coloro che sono staie in presenza di qualche teschio, fra quelli sopracitati. Anna Mitchell-Hedges afferma, ad esempio, che il teschio in suo possesso, oltre ad essere una perfetta lente d'ingrandimento, a volte presenta dei riflessi di luce dagli occhi, che sembrano vivi e tremolanti. L'antiquario Frank Dorland, inoltre, che eseguì diversi esami sul teschio, afferma che esso una volta si circondò di un alone luminoso per parecchi minuti; altre volte, sentì degli scampanellii o vi intravide immagini di strani paesaggi. Quando il teschio si trovava a New York, un gruppo di persone fecero richiesta di visionarlo, il direttore del museo incaricò allora la sua segretaria di esibire l'oggetto; la ragazza prese il teschio con le mani, per estrarlo dal contenitore, e una strana sensazione la pervase, facendole sembrare che il teschio la stesse percuotendo.

http://curiositamondo.myblog.it/archive/2009/03/02/i-13-teschi-di-cristallo.html