La Cina si rivolge direttamente al presidente statunitense Barack Obama (i due Paesi emettono insieme il 40% dei gas serra) e apre alla trattativa per trovare un accordo concreto al vertice di Copenaghen. Pone come condizione l'aumento del taglio delle emissioni inquinati da parte dei Paesi più industrializzati e offre in cambio un ruolo costruttivo nei negoziati e la disponibilità ad aprire i cordoni della borsa per aiutare le nazioni in via di sviluppo con le nuove tecnologie «verdi» in modo che non siano interamente a carico dei Paesi industrializzati. Washington, pressata da Sarah Palin, capofila dei repubblicani più «arrabbiati», che chiede a Obama il boicottaggio del vertice «politicizzato» di Copenaghen che penalizzerebbe il lavoro e le aziende Usa, indica la necessità di «agire ora», ma che «userà il buon senso» e lavorerà d'intesa con il Congresso americano.
CINA Xie Zhenhua, capo negoziatore cinese al vertice sul clima dell'Onu, ha assicurato che Pechino vuole giocare un ruolo costruttivo nel summit, il cui successo dipende in larga parte dall'accordo con Washington. «Spero davvero che il presidente Obama possa portare un contributo concreto a Copenaghen», ha detto Xie. Secondo la Cina, i Paesi ricchi devono tagliare i gas serra di almeno il 25-40% entro il 2020. In questo caso Pechino «valuterà» l'obiettivo globale di dimezzare le emissioni entro il 2050. Quanto al contributo da destinare ai Paesi più poveri, secondo Xie non bastano 10 miliardi di dollari all'anno per il triennio fino al 2012. «Non neghiamo l'importanza di un obiettivo a lungo termine, ma penso che un obiettivo di medio termine sia più importante: dobbiamo risolvere il problema immediato». Secondo il ministro per la Programmazione economica, lo Sviluppo e le Riforme, i Paesi ricchi entro il 2020 dovrebbero tagliare le loro emissioni del 25-40% sotto i livelli del 1990. In alcuni incontri preparativi, la Cina aveva insistito per un taglio di «almeno il 40%». Xie ha aggiunto che la Cina preferirebbe un accordo finale vincolante, ma che se ciò non fosse possibile, una calendarizzazione non oltre giugno per il nuovo trattato sarebbe «molto buona».
USA Il cambiamento climatico c'è e dopo tanto lavoro dei negazionisti adesso ci uniamo alla lotta ai gas serra. Lo ha detto Lisa Jackson, responsabile dell' Agenzia americana per l'ambiente (Epa). «Dobbiamo agire ora», ha detto Jackson annunciando la volontà di impegni per i Paesi in via di sviluppo. In America «lavoriamo per l'energia pulita», ma anche per incrementare i lavori verdi e per l'aumento dell'efficienza energetica e alle tecnologie pulite, ha assicurato. Il capo dell'Epa ha aggiunto che Washington userà «il buon senso» e lavorerà di concerto con il Congresso. Il Senato Usa sta discutendo il taglio del 20% delle emissioni entro il 2020, mentre la Camera ha abbassato il limite al 17% dopo l'opposizione dei democratici degli Stati con miniere di carbone. Jackson ha dichiarato l'intento di lavorare «insieme» al Parlamento per tagliare di oltre l'80% le emissioni entro il 2050.
MILANO - Diciannove per sette chilometri: una montagna di ghiaccio, grande come Bologna, è stata scoperta davanti alle coste a sud dell'Australia. «È un iceberg molto, molto grosso», ha spiegato il ricercatore australiano Neal Young. Come evidenziano le immagini satellitari della Nasa e dell'agenzia europea Esa, il colosso bianco si trova a circa 1700 chilometri a sud del continente australiano.
Il ricercatore ha spiegato ai media del Paese che l'iceberg, chiamato «B17B», fa parte di un lastrone di ghiaccio con una superfice di 400 chilometri quadrati, staccatosi dieci anni fa dall'Antartide, più precisamente dalla piattaforma di Ross. L'iceberg è alla deriva in mare aperto da circa un anno. Per gli scienziati si tratta di un avvenimento sensazionale.
MILANO - «La minaccia è grave, urgente e crescente: se non agiremo rischiamo di consegnare alle future generazioni una catastrofe irreversibile». Il presidente americano Barack Obama lancia l'allarme sul futuro del pianeta da New York, dove è in corso il summit dell'Onu sul clima: «Il tempo rimasto per correre ai ripari sta per scadere. La sicurezza e la stabilità di tutte le nazioni e di tutti i popoli sono a rischio». Obama non nasconde che un nuovo accordo sul clima, anche se possibile, «non sarà facile». «Non ci facciamo illusioni, la parte più dura del lavoro resta ancora da fare in vista di Copenaghen - ha detto il presidente americano -. Anche gli Stati Uniti hanno fatto poco, ma questo è un nuovo giorno, questa è una nuova era e posso dire con orgoglio che gli Stati Uniti hanno fatto di più per l’energia pulita e per ridurre le emissioni inquinanti in atmosfera negli ultimi otto mesi che in qualsiasi altro periodo della storia». Quindi ha invitato anche i Paesi emergenti coma la Cina e l'India «a fare la loro parte, adottando misure vigorose».
HU: «RIDUZIONE CO2» - E proprio la Cina, come atteso, ha lanciato un segnale positivo. Il presidente Hu Jintao ha detto che il Paese intende ridurre le emissioni di anidride carbonica per ogni unità di prodotto nazionale lordo di un «margine notevole» entro il 2020. Davanti a una platea di oltre cento leader mondiali, Hu ha precisato che il suo governo sta portando avanti enormi sforzi e che continuerà ad agire «con determinazione»: ha parlato di un importante aumento della superficie boschiva, di tecnologie eco-sostenibili e di un aumento del 15% della quota di energia non fossile nel totale del consumo grazie a uno «sviluppo vigoroso» delle energie rinnovabili e nucleare. Ad oggi la Cina è considerata il Paese maggiormente responsabile dell'inquinamento globale dell'atmosfera assieme agli Usa: ai due Paesi è riconducibile il 40% delle emissioni di Co2. Il primo ministro giapponese Yukio Hatoyama, dicendosi in totale accordo con il «Green New Deal» di Obama, ha ricordato che il suo Paese intende ridurre del 25% le emissioni di gas serra entro il 2020.
BAN KI-MOON - L'incontro al Palazzo di Vetro è stato aperto dal segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, che ha rimproverato la comunità internazionale per la «lentezza glaciale» dei negoziati verso un nuovo trattato che sostituisca il protocollo di Kyoto nel 2013. «Abbiamo meno di dieci anni per evitare gli scenari peggiori - ha detto Ban di ritorno da una missione al Polo Nord -. Sull'Artico i ghiacci potrebbero sparire entro il 2030 e le conseguenze sarebbero sentite dai popoli di ogni continente». Il cambiamento climatico colpisce soprattutto i Paesi meno sviluppati e in particolare l'Africa, dove «il cambiamento climatico minaccia di cancellare anni di sviluppo, destabilizzando Stati e rovesciando governi». Ban ha lanciato un appello ai Paesi industrializzati, invitandoli «a fare il primo passo», perché così «altri adotteranno misure audaci». Il nuovo trattato deve includere «obiettivi per la riduzione di emissioni entro il 2020 e supporto finanziario e tecnologico» ai Paesi in via di sviluppo. Un fallimento alla conferenza sul clima di Copenaghen di dicembre, ha concluso, sarebbe «moralmente ingiustificabile, economicamente miope e politicamente avventato».
PAM: «FAME IN AUMENTO» - Anche il Programma alimentare mondiale dell'Onu si è unito all'appello del segretario generale. «Il cambiamento climatico riguarda tutti noi. Ogni giorno al Pam osserviamo gli effetti dei danni che la fame, causata dagli eventi atmosferici, infligge alle persone che ricevono il nostro aiuto. Ogni giorno assistiamo persone colpite da siccità e inondazioni - dichiara il direttore esecutivo Josette Sheeran -. Sulla scia della crisi finanziaria e di quella alimentare, la fame causata dagli eventi atmosferici sta ora colpendo senza tregua le comunità povere e affamate. L'Obiettivo di Sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite per sconfiggere la fame è quello a maggior rischio. Esso sta perdendo terreno, con 150 milioni di nuovi affamati negli ultimi due anni».
21 settembre 2009 (20.09.09 h.24.00) GOOGLE SVELERA' IL MISTERO CON UN NUOVO LOGO CHE SARA' UN MESSAGGIO
Alcuni ipotizzano che sarà un logo Maya e che il riferimento principale riguarda il crop circle apparso il 28 agosto 2002 a Crooked Soley nei pressi di Hungerford nella Contea del Berkshire in Inghilterra.
Il Crop Circle rappresenta un simbolo maya ma anche il dna umano ed è una sequenza, un codice binario che indica appunto il giorno 21.
GOOGLE CI AVVISA se fosse vero VI SEMBRA POSSA ESSERE ANCORA UN GIOCO!?
SI ERA formato silenziosamente nel corso di diecimila anni. In pochi giorni, sorprendendo tutti gli scienziati, l'iceberg di Wilkins, a nord dell'Antartide, si è spaccato in mille pezzi e i suoi frammenti sono caduti in mare con una serie di schianti fragorosi. Così si è rotto il cordone ombelicale.
Il cordone ombelicale che teneva ancorata alla penisola antartica questa piattaforma bianca di 3.700 chilometri quadri era ormai ridotto a una passerella di ghiaccio lunga 40 chilometri e larga 500 metri. Nel corso della settimana scorsa si è sbriciolato quasi completamente lasciando alle correnti dell'Oceano antartico il compito di spazzare via blocchi di iceberg grandi come palazzi.
Dal momento che l'iceberg era già un blocco galleggiante, il suo distacco e il prevedibile scioglimento non provocheranno di per sé un aumento dei livelli degli oceani. La sua perdita però, come un tappo che salta, faciliterà il deflusso del ghiaccio disciolto che dall'interno della penisola antartica si riversa in mare ogni estate.
FIRENZE. E´ notizia di ieri la separazione di un’isola di ghiaccio di 7 miglia quadrate (18 kmq) dal grosso del tavolato di Ward Hunt. Ma il fenomeno era del tutto previsto. Con le sue 170 miglia quadrate (440 kmq) e uno spessore di 130 piedi (40 m), il tavolato di ghiaccio Ward Hunt (isola di Ellesmere - nord Canada) è tra i più grandi presenti nel mar glaciale Artico. Fin dal 2000 è stata istituita una missione di ricerca coordinata dalle università del Quebec e dell’Alaska, col compito di studiare, oltre all’evoluzione locale della banchisa, anche il lago temporaneo (epi-shelf lake) che si era in precedenza formato allo sbocco del fiordo Disraeli: in conseguenza del blocco della foce del fiordo da parte della banchisa e della minore densità dell’acqua di scioglimento dei ghiacci rispetto all’acqua marina, si era formato un accumulo di acqua dolce (più di 40 metri sui 400 di profondità del fiordo) che aveva dato vita ad un ecosistema molto particolare.
La missione di studio, coordinata da Derek Mueller, Warwick Vincent e Martin Jeffries, ebbe improvvisamente termine nel 2002 allorché, in conseguenza di una frattura nel ghiaccio, il lago temporaneo si svuotò in mare, riversando una quantità d’acqua dolce che è stata calcolata come equivalente alla portata di alcune settimane delle cascate del Niagara.
Ma la missione cambiò semplicemente oggetto di studio: i ricercatori cominciarono ad analizzare la frattura che aveva spaccato in due la piattaforma, avendo ben presente che la superficie dell’intero tavolato di Ward è «in costante diminuizione fino dagli anni ’30 del secolo scorso», come ha dichiarato ieri all’agenzia Canadian Press lo stesso Derek Mueller, attualmente Associato presso la Trent university dell’Ontario. Lo staff di ricerca si aspettava quindi significativi distacchi di iceberg dalla piattaforma negli anni successivi al 2002.
Secondo Mueller, l’evento di ieri non è direttamente ascrivibile al surriscaldamento globale, ma è coerente con esso in quanto il processo sembra «a senso unico: la tendenza climatica non spinge verso una ricrescita della superficie del tavolato». Anzi, è stata già individuata, sempre nella zona dell’isola di Ellesmere, la prossima “vittima designata”: si tratta del Tavolato di Serson, che adesso è «circondato dall’acqua», e quindi prossimo al collasso, secondo lo staff di ricercatori, secondo i quali «non sarebbe sorprendente che adesso accada qualcosa alla Serson ice shelf».
Il tipico evento che potrebbe rappresentare una ulteriore prova inconfutabile del Global-warming, se solo avessimo serie storiche di dati sufficientemente ampie, cosa che oggi non è: le misurazioni satellitari della superficie dei ghiacci sono state rese disponibili solo dal 1978, e i proxy per le condizioni precedenti sono ancora in parte a livello sperimentale.
Resta comunque significativo, più che l’evento in sé (si ricorda anche il distacco della piattaforma di Ayles, per 55 kmq, nel 2006), il fatto che esso era stato ampiamente previsto, come riportato, fin dal 2002, e il suo configurarsi quindi come evento “coerente” con il surriscaldamento globale. Ricordiamo anche che nel quarto rapporto Ipcc si osserva che, a livello globale, il 94% dei cambiamenti riscontrati nei sistemi fisici (come ad esempio le rilevazioni nivo-glaciologiche) e il 90% dei cambiamenti nei sistemi biologici sono «in accordo con un riscaldamento del clima».
Per quanto riguarda la banchisa (cioè il ghiaccio marino) nella sua totalità, l’emisfero boreale è attualmente in deficit di circa 1,2 milioni di kmq rispetto alla media 1979-2000, mentre l’estensione dei ghiacci marini australi è attualmente in perfetta media, dopo un anno in cui si sono avute significative anomalie positive: ciò però non deve far illudere, in quanto un aumento dei ghiacci antartici è anch’esso “coerente” col surriscaldamento globale in conseguenza di un aumento delle precipitazioni nevose locali, come ampiamente discusso nel quarto rapporto Ipcc. http://www.greenreport.it/contenuti/leggi.php?id_cont=14794
Nel caso della della lince canadese, un aumento dell’aumento della temperatura tra 2,5 e 4 gradi nel prossimo secolo tra gli Stati Uniti e il Canada - l’intervallo di riscaldamento climatico paventato dall’IPCC - può diminuire il territorio adatto alla vita della lince del 10-20 per cento
Cambiamenti fisici della Terra e della sua atmosfera - quali la fusione delle calotte polari, l’innalzamento del livello del mare e gli eventi meteorologici più violenti - sono considerati indicatori del cambiamento climatico globale. Ma quest’ultimo può far sentire i suoi effetti in modo molto più sottile con la perdita di habitat per piante e animali.
Per questo all’annuale convegno dell’Ecological Society of America (ESA) l’attenzione è posta sulle perdita di habitat indotta dalle variazioni di temperatura e del disastro che stanno subendo le popolazioni di molte specie.
I modelli climatici prevedono che l’innalzamento delle temperature nel tempo possano portare a un incremento della siccità, delle condizioni desertiche che influenzeranno non solo la sopravvivenza di particolari specie ma anche le risorse naturali che si sono adattate a utilizzare nel loro ambiente naturale.
"L’impatto sulle singole specie indica più ampie variazioni al livello del bioma che potenzialmente cambieranno le condizioni per molte piante e molte specie”, ha commentato Patrick Gonzalez, ricercatore di The Nature Conservancy e membro dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC).
Una specie in pericolo, per esempio, è la lince canadese: la principale preda del felino, ila lepre della specie lepus americanus, vive in tane poste in profondità nella neve nella foresta boreale. A causa di questa dipendenza alimentare, la lince si è adattata a vivere in aree con una copertura nevosa almeno per quattro mesi all’anno, e ha sviluppato, nel corso dell'evoluzione, zampe sono molto più larghe di quanto richiesto per sostenere il suo peso su un terreno compatto, e che le servono per predare in modo veloce la lepre senza affondare.
Secondo Gonzalez, che ha analizzato l’habitat della lince canadese, un aumento della temperatura tra 2,5 e 4 gradi nel prossimo secolo tra gli Stati Uniti e il Canada - l’intervallo di riscaldamento climatico paventato dall’IPCC - può diminuire il territorio adatto alla vita della lince del 10-20 per cento e ridurre la copertura della foresta boreale della metà sul confine con gli Stati Uniti.
Una simile perdita di habitat indica una notevole cambiamento negli ecosistemi boreali e alpini. (fc)
Ivan continua il suo ottimo lavoro e cerca di far luce sul mistero di questi ultimi tempi : Global Warming o Ice Age??? Buona lettura e grazie a lui per l'articolo!
Polo sud: record del freddo
Si dice che il polo nord si stia sciogliendo, a differenza sua il polo sud si stà letteralmente congelando!!!
le ultime stime parlano di -48,8 gradi, il 20 giugno si sono toccati i -49,7 e le temperature hanno iniziato a risalire dal 25 giugno, contando che la media tra l'1 e il 19 giugno era di -31,9.
A condire tutto c'è la banchisa che è aumentata del 5,5 milioni di chilometri a marzo.
Sono dati davvero grandi, che ci fanno pensare ad un totale congelamento del polo sud, che la prossima era glaciale parta da li? potrebbe essere, già da dicembre 2007 i dati sono iniziati a crescere, milioni e milioni di chilometri quadrati in più del solito, la terra si stà congelando dal polo sud!!!
la verità sul suo congelamento
La verità e che il suo asse è sempre più inclinato verso sud, e di conseguenza fà più freddo, questo è normale, lasse della terra oscilla per natura e quindi le temperature variano, anche se ultimamente le temperature del polo sud sono sempre più fredde, e lasse è sempre più verso sud!
ma qualcosa non quadra
Nonostante le temperature si siano abbassate qualcosa ha fatto collasare il polo sud, il 28 febbraio scorso una massa di 400 chilometri quadrati è collasata, il distacco era stato previsto tra 15 anni, ma è successo 15 prima...
ma allora si presume che le temperature del polo sud prima di marzo erano più calde?
evidentemente si, con una temperatura di -49,7 gradi un collasso del genere non sarebbe mai accaduto.
conclusione
A cosa dovremmo credere ora? al congelamento della terra o al suo surriscaldamento?
ci sarà davvero un surriscaldamento globale? o è solo l'inizio di un congelamento totale?
tutte queste notizie non fanno altro che confoderci le idee, a cosa bisogna credere? ci sarà primo poi la conferma di un anomalia precisa e veritiera al 100%?
il clima è cambiato, e questo lo respiriamo su la pelle, ma magari è un ciclo terrestre che accade ogni 1000, 2000 o 3000 anni, un sistema a noi sconosciuto, magari siamo capitati nel secolo in cui la terra fà questi cambiamenti, che magari sono normali e naturali ma che a noi sembrano catastrofici, sarà il sintomo di qualche era glaciale, che per noi è sconosciuta ma che la terra ha subito per natura ben 4 o 5 volte in tutta la sua esistenza, continuando a vivere ancora superandole tutte...
In attesa di notizie che confermino una VERA catastrofe imminente, continuerò a cercare eventi e news interessanti :)
National Geographic: «Forse cambiamento radicale già entro quest'estate»
ROMA
Il riscaldamento del pianeta potrebbe essere così veloce che già da quest’anno si rischia di avere il Polo Nord completamente libero dai ghiacci.
L’allarme arriva dal National Geographic che sta seguendo, insieme ad un gruppo di ricercatori canadesi a bordo di un rompighiaccio una missione scientifica al Polo Nord. Proprio le osservazioni dirette fatte dagli scienziati sul campo avrebbero indotto a previsioni allarmanti.
Il sottilissimo strato di ghiaccio stagionale che circonda il Polo Nord geografico potrebbe sciogliersi nei prossimi mesi. La previsione non contraddice i recenti modelli che prevedono lo scioglimento dei ghiacci dell’Artico fra il 2013 e il 2030. Tuttavia lo scioglimento del sottile strato di ghiaccio stagionale è considerato dai ricercatori come il campanello di allarme sulla portata e la rapidità dei cambiamenti indotti dalle trasformazioni del clima. L’ipotesi si basa su osservazioni dirette e su immagini da satellite che mostrano come l’area che circonda il Polo Nord geografico è composta da un sottile strato di ghiaccio stagionale, che si forma cioè ogni anno in inverno.
Un ghiaccio di questo tipo, ha osservato David Barber, dell’università di Manitoba, tende a sciogliersi più facilmente durante l’estate rispetto allo strato di ghiaccio più spesso e denso che si accumula nell’arco di anni. Vale a dire che «il ghiaccio in prossimità del Polo Nord è più incline a sciogliersi e che, di conseguenza, c’è un’alta probabilità di vedere un Polo Nord libero dai ghiacci», ha osservato anche in una e-mail inviata alla rivista il climatologo Sheldon Drobot, dell’università del Colorado. Ma ci sono anche alte probabilità he il sottile strato di ghiaccio, spinto in direzione del Canada dalla rotazione terrestre, potrebbe anche superare indenne l’estate.
Quelle che seguono sono notizie su come in certi punti della terra il clima cambierà nel futuro...
ROMA - Valanghe di acque dolci provenienti da un accelerato scioglimento dei ghiacci polari e da precipitazioni più abbondanti, a causa del riscaldamento globale, stanno letteralmente «annacquando» l?Oceano Atlantico settentrionale, rendendolo sempre meno salato. Potrebbe sembrare una curiosità che riguarda le specie marine abituate a vivere entro certi parametri di salinità, oppure i bagnanti più sensibili. Invece è un fenomeno che coinvolge, anzi sconvolge, il clima del mondo intero, poiché ha contraccolpi sul sistema di correnti mondiali che regolano gli scambi di calore fra oceani e atmosfera.
La Corrente del Golfo, così come paventato da un kolossal hollywoodiano, potrebbe scomparire alla fine del secolo, causando una brusca transizione dal caldo torrido al freddo glaciale nell?emisfero Nord. E? l?ultimo numero della rivista internazionale Science a riportare i dati inattesi, raccolti da ricercatori americani ed europei in anni di spedizioni oceanografiche nel grande bacino idrografico Nord e, in particolare, nell?Atlantico settentrionale. «Accurate misure, effettuate fra il 1965 e il 1995, indicano che l?apporto di acque dolci nel Nord Atlantico è stato di 20 mila chilometri cubici, una quantità equivalente a circa la metà della portata media annua di tutti i fiumi del mondo - riferiscono Ruth Curry della Woods Hole Oceanographic Institution del Massachusetts, e Cecile Mauritzen del Norwegian Meteorological Institute di Oslo -. Questo fenomeno non mancherà di avere ripercussioni sulla circolazione oceanica globale. Non siamo ancora sulla scala del disastro, ma se continua così immaginiamo di assistere a sconvolgimenti prima di diventare tanto vecchi da non potere più andare a fare misure dirette, cioè verso la fine del secolo».
Da tempo gli scienziati hanno individuato negli oceani un sistema di correnti globali simile a un nastro trasportatore dell?energia solare che giunge sulla Terra. Molto schematicamente, le acque più calde, meno dense e salate, viaggiano nelle regioni equatoriali del Pacifico da Est a Ovest; poi passano all?Atlantico, puntano a Settentrione, dove si raffreddano, si inabissano e ripercorrono l?itinerario all?incontrario. Un ramo particolare di questo sistema è dato dalla corrente del Golfo, il cui meccanismo di funzionamento si basa sulla differenza di temperatura tra la parte equatoriale e quella polare dell?Oceano Atlantico. Spiega il climatologo Vincenzo Ferrara dell?Enea: «Le acque calde e meno dense del Golfo del Messico, a causa della forza deviante provocata dalla rotazione terrestre, vanno verso il Mare del Nord. Giunte a destinazione cedono calore all?atmosfera, diventano più salate e dense e sprofondano, per poi tornare al punto di partenza. Grazie a questo meccanismo le regioni nordeuropee hanno un clima invernale molto più mite di quelle, per esempio, di Canada e Groenlandia poste alla stessa latitudine». Se l?acqua del Nord Atlantico diventa più dolce, la corrente del Golfo potrebbe rallentare e interrompersi, sottraendo i benefici climatici a Nord Europa che, secondo alcuni modelli previsionali, addirittura precipiterebbe in una nuova glaciazione, destinata poi a estendersi altrove, a causa di un meccanismo di autoesaltazione del fenomeno. «I tempi non saranno certamente così brevi, come quelli descritti dal film "L?alba del giorno dopo" - commenta Ferrara -. Ma il rischio esiste e va preso in considerazione. Non solo perché, attraverso la limitazione dei gas serra, forse potremmo essere in tempo ad arrestare il fenomeno, ma anche per predisporre quelle misure di adattamento necessarie a difenderci nella peggiore delle ipotesi».
Studio di "Science" sugli effetti del surriscaldamento globale sulle acque oceaniche
Aumentano le zone carenti di ossigeno negli oceani
Un team di esperti ha analizzato come il riscaldamento degli oceani stia causando una diminuzione della concentrazione dell'ossigeno nelle acque e una desertificazione estesa del fondo marino
Milano, 4 mag. - Il giornale americano di divulgazione scientifica "Science” ha pubblicato, nel numero di maggio, un articolo dal titolo “Expanding Oxygen-Minimum Zones in the Tropical Oceans” dove sono esposte le conclusioni di una recente ricerca sugli effetti del surriscaldamento del pianeta sugli oceani, condotta da una squadra internazionale di scienziati capitanata da Lothar Stramma e dai colleghi dell'Università di Kiel e del Leibniz Institute for Baltic Sea Research Warnemünde di Rostock, in collaborazione con la National Oceanic and Atmospheric Administration di Seattle e della Scripps Institution of Oceanography in California.
Questo studio conferma le previsioni realizzate precedentemente attraverso computer, ovvero le zone con livelli minimi di ossigeno si stanno espandendo negli oceani tropicali, molto probabilmente a causa dei cambiamenti climatici. Dalle osservazioni fatte dai ricercatori si nota che la diminuzione della concetrazione dell'ossigeno più pesante è avvenuta ad una profondità compresa tra i 300 e i 700 metri nelle acque della parte tropicale nord-orientale dell'oceano Atlantico, mentre i cambiamenti verificatisi nella parte orientale dell'oceano Indiano sono molto meno evidenti. Purtroppo queste aree caratterizzate da scarsità di ossigeno possono spostarsi verso le zone costiere attraverso le correnti marine.
Ma cosa significa tutto ciò? L'aumento delle zone povere d'ossigeno non permette ai pesci predatori e ad altri organismi marini di vivere o semplicemente di entrare alla ricerca di cibo, andando a minare la biodiversità della fauna e della flora marina. È dunque importante intervenire con tempestività per scongiurare il pericolo di profondi e irreparabili cambiamenti negli ecosistemi costieri.
Il Lago Cachet in Cile è scomparso. Nel giro di poche ore!
Il lago andino Cachet è sparito, nel vero senso della parola: questo specchio d’acqua che si trova a 2.200 chilometri dalla città di Santiago è evaporato in una sola notte, quella tra domenica e lunedì scorso. Al posto dell’acqua non è rimasto niente. E non pensate che si tratti di un evento sporadico. Già l’anno scorso era toccato ad un altro specchio d’acqua, il lago Tempanos. E se il cambiamento climatico continuerà in questa direzione, c’è solo da preoccuparsi!
Preservare l'equilibrio delle zone polari rappresenta una priorità importante per la campagna clima di Greenpeace, vista l'enorme importanza di tali ecosistemi all'interno dell'intero ciclo biologico planetario.
Gli oceani e gli abitanti dell'oceano saranno inevitabilmente esposti agli impatti del surriscaldamento globale e del cambiamento climatico. Secondo gli scienziati, il surriscaldamento globale determinerà un innalzamento della temperatura delle acque e del livello del mare e il cambiamento delle correnti.
Correnti oceaniche
L'acqua negli oceani è in continuo movimento per effetto delle maree, del moto ondoso e delle correnti che sospingono le gelide acque polari verso l'equatore e le calde acque subtropicali verso i poli [ circolazione termoalina ]. Il fenomeno della circolazione termoalina è attivato dalle differenze di temperatura e di salinità dei mari, e una della sue componenti è la corrente del Golfo, che regala all'Europa il suo clima relativamente mite. Queste grandi correnti, oltre a mitigare l'Europa e a giocare un ruolo fondamentale nel clima, incrementano la capacità dell'oceano di assorbire anidride carbonica.
Cosa potrebbe succedere
Gli studi più recenti denunciano purtroppo un rallentamento della circolazione termoalina tra la Scozia e la Groenlandia. Anche se queste correnti hanno funzionato in modo affidabile per molte migliaia di anni, un'analisi dei campioni di ghiaccio estratti sia al polo Nord che al polo Sud mostra come, in realtà, le cose non siano sempre andate in questo modo: tutto lascia pensare che in un passato ancora più remoto ci siano state alterazioni della circolazione termoalina, associate a repentini e radicali cambiamenti del clima.
La diminuzione del livello di salinità degli oceani, dovuta sia allo scioglimento dei ghiacciai che all'aumento delle precipitazioni, potrebbe interrompere, rallentare o comunque alterare le grandi correnti transoceaniche, con disastrose conseguenze sul clima e sull'agricoltura in Europa e con impatti su tutti i mari e sulle temperature in tutto il mondo.
Innalzamento del livello del mare
Nei prossimi cento anni si prevede un aumento del livello medio del mare compreso tra i 9 e gli 88 centimetri, a causa delle immissioni in atmosfera di gas serra. Questo innalzamento dipenderà sia dal progressivo scioglimento dei ghiacciai, sia dalla naturale espansione degli oceani, dovuta al fatto che l'acqua aumenta di volume quando aumenta di temperatura. Per quanto possa sembrare modesto, anche un innalzamento di pochi centimetri provocherebbe il caos: inondazioni nelle zone costiere, contaminazione delle falde acquifere potabili, aumento del grado di salinità degli estuari sono solo alcuni degli elementi di questo scenario allarmante. Molte delle città sulla costa avrebbero problemi. Risorse strategiche per le popolazioni costiere, come le spiagge, l'acqua potabile, la pesca, la barriera corallina e gli atolli sarebbero a rischio.
La banchisa polare antartica
Solo quattro anni fa c'era accordo nella comunità scientifica sul fatto che la banchisa polare nella regione occidentale dell'Antartide fosse stabile, ma un inatteso fenomeno di scioglimento ha costretto gli scienziati a mettere in discussione questo assunto. Nel 2002 il Larson B, una piattaforma di ghiaccio da 500 miliardi di tonnellate con un'estensione pari al doppio di quella di Londra, si è disintegrato in meno di un mese: pur non avendo avuto ricadute immediate sul livello del mare, questo episodio è emblematico degli effetti del surriscaldamento globale.
Nel 2005, il British Antarctic Survey ha rilevato che l'87 per cento dei ghiacciai della penisola antartica si sono ritirati negli ultimi cinquant'anni e negli ultimi cinque anni i ghiacciai hanno perso in media 50 metri all'anno. L'intera banchisa antartica contiene acqua a sufficienza per innalzare il livello dei mari di 62 metri. Anche se il terzo rapporto dell'IPCC considera assai improbabile questo scenario, nuove ricerche indicano uno sgretolamento massiccio della banchisa.
I ghiacciai in Groenlandia
Nel luglio del 2005, alcuni scienziati a bordo di una delle navi di Greenpeace, la Arctic Sunrise, hanno fatto un'incredibile scoperta: i ghiacciai della Groenlandia si stanno sciogliendo ad una velocità che non ha precedenti. Questo significa che il cambiamento climatico non è solo un concetto astratto, uno scenario futuribile da fantascienza, ma è una realtà concreta, che bussa alle nostre porte.
I rilevamenti fatti indicano inoltre che il ghiacciaio di Kangerdlugssuaq, sulla costa orientale della Groenlandia, è uno dei ghiacciai più veloci al mondo, perché si muove verso il mare ad una velocità di quasi 14 chilometri all'anno. Le misurazioni sono state effettuate usando un sistema GPS ad alta precisione. Il ghiacciaio, inoltre, si è ritirato di 5 chilometri dal 2001, dopo aver mantenuto condizioni stabili per almeno quarant'anni.
I ghiacci del Polo Nord contengono più del 6 per cento dell'acqua potabile del mondo. E si stanno sciogliendo ad un ritmo molto più elevato di quanto non si pensasse. Lo scioglimento dell'intera Groenlandia determinerebbe un innalzamento dei mari di 6 metri, ma anche un incremento di un solo metro significherebbe l'inondazione di New York, Amsterdam, Venezia e di tutto il Bangladesh.
Il ritirarsi allarmante del ghiacciaio Kangerdkugssuaq lascia dedurre che l'intera calotta polare artica si stia sciogliendo molto più velocemente del previsto. Tutti gli scenari sul surriscaldamento globale ipotizzati finora dagli scienziati postulano un ritmo di scioglimento più lento. I nuovi dati, invece, ci dicono che il cambiamento climatico è una minaccia più grande e più vicina di quanto prima non si pensasse.
Perdita degli habitat
Un innalzamento delle temperature medie dei mari avrebbe ricadute importanti sull'intera catena alimentare marina: il fitoplancton, ad esempio, del quale si nutrono alcuni piccoli crostacei come il krill, cresce sotto il ghiaccio polare. Una diminuzione dei ghiacci implica una diminuzione del krill, che è fondamentale per l'alimentazione di molte specie di cetacei e di grandi balene. Molte specie di animali rischiano la sopravvivenza per il semplice fatto che sono inadeguate a vivere temperature superiori: a causa delle alterazioni del loro habitat, alcune popolazioni di pinguini in Antartide sono diminuite del 33 per cento. Anche un aumento dell'incidenza di malattie negli animali marini è collegato all'aumento delle temperature degli oceani.
“Indagine diretta a Bush intercettata dalla stampa britannica".
I mutamenti climatici in atto porteranno alla devastazione entro 16 anni.
WASHINGTON, 22 febbraio 2004 Doveva restare un rapporto riservato, ma la stampa britannica è riuscita a entrarne in possesso. Secondo un'indagine top secret inviata dal Pentagono al presidente Usa George W. Bush, il mutamento climatico globale in atto porterà il mondo verso la catastrofe già a partire dal 2020. Lo afferma il quotidiano britannico The Observer, che ha ottenuto copia del documento.
Il rapporto afferma che molte città europee verranno sommerse dalle acque in seguito allo scioglimento dei ghiacci, la Gran Bretagna avrà un clima simile a quello della Siberia, e nel mondo si scateneranno disordini e rivolte innescati dalla scarsità di cibo. Le previsioni tracciate dal rapporto sono spaventose. Secondo gli esperti consultati dal Pentagono, una delle conseguenze del mutamento climatico sarà la proliferazione nucleare, perché molte nazioni si doteranno di armi atomiche per difendere le proprie fonti di alimenti e d'acqua potabile. L'anarchia si diffonderà tra i Paesi più deboli. Nel complesso, afferma ancora il documento, la minaccia del mutamento climatico è assai superiore a quella costituita dal terrorismo. Il rapporto ottenuto dal Guardian definisce "plausibile" la catastrofe climatica, che "metterebbe a rischio la sicurezza degli Stati Uniti in circostanze che dovrebbero essere affrontate immediatamente". Entro il 2020, afferma il documento, carestia e scarsità di acqua potabile assumeranno proporzioni "catastrofiche" e saranno impossibili da affrontare. Già in epoche passate della Terra vi furono fenomeni simili che portarono alla distruzione delle culture e a vaste emigrazioni di massa. Questo potrebbe ripetersi. Uno degli aspetti più inquietanti è che, secondo gli esperti del Pentagono, potrebbe già essere troppo tardi per prendere provvedimenti efficaci. La fase finale della catastrofe potrebbe già essere cominciata, ma cominceremo a sentirne gli effetti soltanto fra cinque anni.”.
Secondo una ricerca dell'Università della California i ghiacciai della Groenlandia stanno per sciogliersi, il mare si alzerà di sei metri
LONDRA (GRAN BRETAGNA) - Un nuovo grido d'allarme. I ghiacci della Groenlandia si stanno rapidamente sciogliendo e precipitano verso il mare: un fenomeno ormai quasi irreversibile che provocherà un disastro globale destinato a cancellare le zone costiere di molti paesi e cambiare l'assetto termico dell'Oceano Atlantico. È il risultato di uno studio americano di imminente pubblicazione, anticipato dal britannico Independent, per il quale «si tratta della più allarmante manifestazione dei cambiamenti climatici finora registrata».
GIACCHIAI A RISCHIO - Per secoli i ghiacciai della grande isola prossima al polo nord sono rimasti praticamente immutati. Ma l'innalzamento delle temperature dovuto all'effetto serra ha fatto sì che la zona ghiacciata si sia drasticamente ristretta. Durante la scorsa estate è stato osservato uno scioglimento record, con enormi masse glaciali trasformate in acqua, che è finita poi nell'Oceano, e masse di ghiaccio finite in acqua sempre a causa del riscaldamento. Se la calotta che copre gran parte della Groenlandia si scioglierà tutta, il livello degli oceani salirà di sei metri: questo vuol dire la scomparsa di vaste zone costiere - in particolare in paesi al livello del mare o sotto come il Bangladesh - e inondazioni in tutte le città costiere del mondo.
LO STUDIO - Lo studio, coordinato dal professor Slawek Tulaczyk dell'Universita della California, sta per essere pubblicato nella rivista scientifica Geophysical Research Letters e viene anticipato dal giornale alla vigilia di una nuova riunione, questa settimana a Montreal, in cui rappresentanti di governi e organizzazioni internazionali discuteranno cosa fare dopo la scadenza di Kyoto, tra sette anni. Nessuno si aspetta grandi progressi, a causa dell'ostruzionismo degli Usa, che si oppongono a ogni limitazione di emissioni dannose e mettono in dubbio persino dell'esistenza dell'effetto serra, e di diversi paesi in via di sviluppo. La Gran Bretagna, che ha la presidenza del G8, sta valutando la proposta di tagli volontari alle emissioni, ma questa strada è già stata bocciata da tutte le grandi organizzazioni ambientaliste, che la giudicano impraticabile e «suicida», mentre il problema si aggrava costantemente. Tulaczyk ha registrato un rapido restringimento del ghiacciaio Helheim, un fiume ghiacciato che va dai ghiacci perenni dell'isola fino al mare, sulla costa est dell'isola. Lo spessore del ghiacciaio, dice, si è assottigliato di 30 metri solo quest'estate, mentre negli ultimi quattro anni il fronte del ghiacciaio è indietreggiato di sei chilometri.
E' normale che i cittadini ci credano. Il mainstream mediatico lo ripete senza sosta: siamo entrati in una fase di surriscaldamento globale, la responsabilità è dell'uomo e il Protocollo di Kyoto è la nostra salvezza. Peccato che la comunità scientifica non sia così unanime come si continua a voler far credere. I miei dubbi li avevo già espressi tempo fa qui e qui. Oggi vi segnalo questo articolo di Steve Milloy, ricercatore del Competitive Entreprise Institute. Di seguito la traduzione in italiano di alcuni passaggi: "Malgrado gli allarmistici reportage degli organi di informazione, la tesi del surriscaldamento climatico si sta affievolendo". (...) Il surriscaldamento constatato in superficie è probabilmente dovuto all'effetto delle isole di calore urbane (le temperature a livello locale sono superiori in quanto nelle zone urbane l'asfalto e il cemento trattengono in calore) e non ad un'accresciuta concentrazione di gas a effetto serra nell'atmosfera". (...) La teoria dell'effetto serra sostiene (e i modelli calcolano) che il surriscaldamento dell'atmosfera dovrebbe essere del 30% superiore a quello constatato sulla superficie. Ma la realtà è diversa". "I modelli prevedono che la tendenza al riscaldamento dei poli dovrebbe essere chiaramente superiore a quella registrata ai tropici, ma non è così...Di fatto l'Antartico si sta raffreddando". (...) Non si è ancora riusciti ad elaborare dei modelli per le nuvole (...) i modelli del clima sui quali si fonda il Protocollo di Kyoto non sono mai stati validati".
Una scomoda verità (An Inconvenient Truth) è un film-documentario diretto da Davis Guggenheim, riguardante il problema mondiale del riscaldamento globale, e avente come protagonista l'ex vicepresidente degli Stati Uniti d'America, Al Gore. Si basa in larga parte su una presentazione multimediale che Gore crea e sviluppa durante molti anni come parte della sua campagna di informazione sui cambiamenti climatici.
Il film fu presentato per la prima volta al Sundance Film Festival del 2006 e proiettato a New York e Los Angeles il 24 maggio dello stesso anno. Ha vinto il premio Oscar 2007 come miglior documentario e per la migliore canzone originale.
Sia Gore che la Paramount Classics, distributrice del film, si sono impegnati a continuare in futuro la realizzazione e la diffusione di altri documentari per la campagna di sensibilizzazione sul riscaldamento globale.
Il film è uscito in DVD per la Paramount Home Entertainment il 21 novembre 2006 negli Stati Uniti e il 17 Maggio 2007 in Italia. [modifica]
Tematiche [modifica]
Film-documentario, An Inconvenient Truth passa in rassegna i dati e le previsioni degli scienziati sui cambiamenti climatici, inframezzato da eventi della vita personale di Gore. Attraverso una presentazione diffusa in tutto il mondo, Gore riesamina la posizione degli scienziati, discute le implicazioni politiche ed economiche della catastrofe, e illustra le probabili conseguenze del riscaldamento del pianeta se non si interverrà immediatamente e a livello globale per ridurre le emissioni di gas serra. Il film integra scene in cui vengono confutate le tesi di coloro che sostengono che il riscaldamento globale sia una falsa minaccia. Per esempio, Gore discute dei rischi che comporterebbe lo scioglimento dei ghiacci Antartici e della Groenlandia, come l'innalzamento delle acque oceaniche di circa 6 metri, che costringerebbe oltre 100 milioni di persone ad abbandonare la propria terra. I ghiacci sciolti della Groenlandia, a causa della loro minore salinità, potrebbero interrompere la Corrente del Golfo e scatenare un drammatico calo delle temperature in tutto il nord Europa.
Nell'impegno a spiegare il fenomeno del riscaldamento globale, il film mostra le variazioni di temperatura e dei livelli di CO2 nell'atmosfera negli ultimi 600.000 anni. L'Uragano Katrina viene preso come esempio di ciò a cui stiamo andando incontro se la società continuerà di questo passo.
Al Gore suggerisce che lo sviluppo economico possa conseguire solo dal benessere della popolazione, mostrando ad esempio il cattivo andamento di General Motors rispetto a Toyota in relazione al diverso atteggiamento dei corrispondenti paesi verso il protocollo di Kyōto. Viene menzionata anche l'esplosione demografica e la conseguente scarsità di risorse pro capite.
Il documentario si conclude con Gore che osserva come gli effetti tragici del riscaldamento globale possano essere scongiurati attraverso una cooperazione a livello globale, e una serie di comportamenti dei singoli individui, per ridurre le emissioni di anidride carbonica nell'atmosfera. Gore invita anche tutti gli spettatori del documentario ad agire, con una serie di abitudini che possono aiutare a combattere il problema.
Base scientifica [modifica]
Le basi scientifiche su cui lo studio e la presentazione di Gore si fondano - cioè che il riscaldamento globale è un fenomeno reale e grave, e dovuto in massima parte alle attività umane - sono confermate da molteplici ricerche. Per approfondire, vedi la voce Riscaldamento globale.
Gore stesso mostra nel film vari studi, dati e ricerche che confermano quanto affermato dal film:
* La ritirata dei ghiacciai è mostrata attraverso una serie di foto scattate in anni diversi. * Uno studio condotto da ricercatori dell'università di Berna dell'istituto di Fisica e il European Project for Ice Coring in Antarctica che mostrano i dati raccolti nei ghiacci dell'Antartide che rivelano come le concentrazioni di anidride carbonica siano di gran lunga superiori a qualsiasi altro periodo negli ultimi 650.000 anni.[1] * Un sondaggio del 2004 su una serie di articoli di riviste scientifiche redatti tra il 1993 e il 2003. Il sondaggio sostiene che la totalità degli articoli è d'accordo sulle origini umane del riscaldamento globale o semplicemente non si esprime.[2]
Tuttavia, nell'editoriale del 26 Giugno 2006 del Wall Street Journal, un gruppo di climatologi e scettici criticarono il film di Gore e misero in dubbio quanto da lui affermato.[3] Un giudice dell'Alta Corte inglese ha stabilito che il film An Inconvenient Truth è "allarmista" ed "esagerato", evidenziando anche le incongruenze scientifiche e rilevando 9 principali errori commessi nel giungere ad alcune conclusioni.[4]
Gore discute la possibilità di un innalzamento dei mari di circa 7 metri in caso di scioglimento di una grande regione ghiacciata. Ciò non deve essere confuso con il più sicuro e graduale innalzamento delle acque dovuto allo scioglimento progressivo dei ghiacciai, stimato tra lo 0,1 e lo 0,85 metri entro il 2100, ma aggiunge che tale previsione non considera l'ipotetico scioglimento della fascia occidentale ghiacciata dell'Antartide.
La verità nascosta [modifica]
Al Gore è polemico anche con i mass media che spesso credono che sia possibile cambiare la realtà e guidare l'opinione pubblica, piuttosto che avere l'obiettivo di rivelare la verità.
Egli mostra come tutti gli articoli scientifici concordino che sia in atto un cambiamento climatico, solo lo 0,1% è di opinione diversa, mentre se questa percentuale si rivolge ai media appare come il 53% dei media mostrino che niente sta cambiando e che i fenomeni attuali sono solo occasionali.
Questa è la verità negata e nascosta da quei media pilotati dalle lobby e dalla politica che non fanno che creare confusione. Al Gore presenta dati e testimonianze a sostegno del fatto che la lobby del petrolio abbia perpetrato molteplici casi di frode scientifica, modificando articoli scientifici anche contro l'opinione del loro autore, esercitando pressioni indebite sugli scienziati e sui centri di ricerca, al fine di insinuare nel pubblico il dubbio sulla fondatezza scientifica dell'emergenza del riscaldamento globale.
Promozione [modifica]
Il film è stato pubblicizzato con frasi come "A global warning" (Un avvertimento globale) , "We're all on thin ice" (Siamo tutti su di un sottile strato di ghiaccio), "By far the most terrifying film you will ever see" (Di gran lunga il più terrificante film che vedrai), and "The scariest film this summer is one where you are the villain and the hero" (Questa estate il film più spaventoso è uno in cui tu sei sia il cattivo che l'eroe).
Successo [modifica]
Il film è stato proiettato per la prima volta il 24 maggio 2006 a New York e a Los Angeles. Nel giorno del Memorial Day, ha incassato una media di 91.447 $, per cinema, l'incasso più alto di qualsiasi film nel weekend e un record per un documentario.[5]
Nel 2006, al Sundance Film Festival, il film ricevette tre standing ovation. È stato inoltre proiettato al Festival di Cannes, e a ha aperto, il 14 giugno 2006, la notte del 27° Festival Internazionale di Durban. Una scomoda verità fu il documentario più popolare per il Festival internazionale di Brisbane.[6]
Al 6 settembre 2006 il film ha incassato più di 23 milioni di dollari, il terzo maggior incasso per un documentario di tutti i tempi dopo Fahrenheit 9/11 e La marcia dei pinguini.[7]
Al Gore ha affermato: Io e mia moglie devolviamo il 100% di tutti i profitti del film e del libro a una campagna di sensibilizzazione sul riscaldamento globale e ai problemi ambientali.[8]
La Paramount Pictures si è impegnata a devolvere il 5% degli incassi dei propri cinema al gruppo indipendente Alliance for Climate Protection, per la sensibilizzazione attorno alle problematiche ambientali e al riscaldamento globale.[9]
Il dipartimento dell'istruzione Britannica ha deciso che ogni scuola del Regno Unito riceverà una copia del film. Il film farà parte di un progetto più ampio atto a svecchiare i libri di testo britannici e a renderli più in linea con le moderne teorie scientifiche sull'inquinamento e sull'effetto serra.
Reazione politica [modifica]
Il documentario ha suscitato interesse in molte parti del mondo e ha fatto si che la consapevolezza del riscaldamento globale come problema da risolvere crescesse ulteriormente in maniera internazionale, spingendo sempre più persone a chiedere maggiori azioni da parte dei governi per salvaguardare il clima. Nonostante il suo successo però, alcuni leaders politici sono poco desiderosi di accogliere la tematica del film come una necessità reale.
Governo [modifica]
* Il presidente americano G.W.Bush, alla domanda se avesse intenzione di vedere il film rispose: "Ne dubito". Ha poi continuato: "E a mio giudizio noi abbiamo bisogno di mettere da parte la discussione sul se i gas serra sono causati dall'umanità o da effetti naturali, e focalizzare la nostra attenzione sulle tecnologie che ci permettano di vivere meglio e allo stesso tempo proteggendo l'ambiente[10]. Gore rispose che "L'intera comunità scentifica mondiale è d'accordo sul fatto che sono gli uomini i responsabili del riscaldamento globale e lui [Bush] ha oggi espresso il suo dubbio che questo sia vero." [10]. La Casa Bianca ha poi affermato che Bush già è a conoscenza dell'impatto degli esseri umani sul riscaldamento globale.[10]
* Nel settembre 2006, Gore si è recato a Sydney, in Australia, per promuovere il film. Il primo ministro australiano, John Howard, in quell'occasione disse che non avrebbe incontrato Gore o accettato il Protocollo di Kyōto a causa del film: "Non prendo consigli politici dai film", disse. L'ex leader dell'opposizione Kim Beazley si unì invece a Gore per la visione del film e altri membri del parlamento erano presenti ad una speciale proiezione al Parlamento la settimana prima[11]
* Nel Regno Unito, il leader dell'opposizione e del Partito dei Conservatori David Cameron, ha esortato la gente a vedere il film per capire i cambiamenti climatici. [12]
* In Belgio, Margaretha Guidone (partito socialista) è riuscita a convincere l'intero governo belga a vedere il film.[13]
* In Costa Rica, Al Gore ha incontrato il presidente Oscar Arias ed è stato ricevuto con interesse dagli altri politici e dai media locali.
* In Spagna, dopo un incontro con Gore, il primo ministro José Luis Rodríguez Zapatero ha affermato che il governo renderà disponibile il documentario nelle scuole. Gore ha ricevuto quest'anno il premio Principe delle Asturias per la cooperazione internazionale.[14][15]
Influenze sulla cultura popolare [modifica]
* Prima che Una scomoda verità fosse distribuito, Al Gore fu parodiato nell'episodio Manbearpig (in italiano Uomorsomaiale) di South Park, che si conclude con Al Gore che esclama la sua intenzione di fare un film con se stesso come attore nel quale proverà a salvare il mondo da qualcos'altro (diverso dall'uomorsomaiale). Gore accolse con ironia questa rappresentazione di se stesso, dicendo che "La loro sensibilità comica è rivolta ad un pubblico di età diversa da quello al quale io appartengo ma trovo comunque divertente molto di quello che dicono" [16].
* Durante il film, Al Gore mostra uno spezzone preso dall'episodio Crimes of the Hot (in italiano Crimini del caldo) di Futurama riguardante il riscaldamento globale; Al Gore fu una guest star in quell'episodio, ma non è presente nello spezzone. Anche se non ne è stata l'autrice, la figlia di Gore, Kristin Gore Cusack, ha lavorato nello staff di Futurama come story editor. Inoltre, Gore appare in un falso trailer creato dagli stessi autori di Futurama e chiamato A Terrifying Message from Al Gore.[17]
* Nel film I Simpson - Il film, il documentario di Gore è parodiato quando Lisa Simpson, presentando nello stile di Al Gore i pericoli del riscaldamento globale ai residenti di Springfield, fallisce nel far funzionare una piccola gru per sollevarsi in modo da mostrare un grafico coi dati sul riscaldamento globale. Il titolo della presentazione di Lisa è Una verità esasperante.