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venerdì 3 luglio 2009

NordCorea, nuovi test missilistici


Sfida alla condanna dell'Onu

Provocazione di Pyongyang nei confronti dell'Onu, che aveva condannato i lanci missilistici del 5 aprile e i test nucleari del 25 maggio scorsi. La Corea del Nord ha sparato tre nuovi missili a corto raggio. Ai primi due lanci, riferiti inizialmente dall'agenzia Yonhap, ne è seguito un terzo, annunciato dal portavoce del ministero della Difesa sudcoreano, Won Tae-jae.

I primi due missili sono stati lanciati da una base vicino il porto di Wonsan. Il primo alle 5.20 del pomeriggio (le 10.20 del mattino in Italia) e il secondo quaranta minuti dopo dalla località di Sinsang-ni, nei pressi della città costiera di Wonsan, nella parte orientale della Corea del Nord. Il terzo missile è stato lanciato, ha precisato il portavoce,
intorno alle 19.50 locali (le 12:50 in Italia).

Da Tokyo il segretario del governo giapponese, Takeo Kawamura, aveva parlato di un test nordcoreano in tempi molto ravvicinati, ipotizzando però come data possibile sabato 4 luglio, giorno della festa Usa dell'Indipendence Day. L'imminenza del lancio, aveva spiegato, "non poteva essere esclusa, a giudicare dai fatti passati". "Dobbiamo essere pronti a fronteggiare qualsiasi evenienza", aveva spiegato Kawamura, aggiungendo che il governo non era tuttavia a conoscenza di ulteriori informazioni sull'eventuale lancio, come tempi e direzione dei vettori, presumibilmente a medio-corto raggio.

Nelle scorse settimane sono stati molteplici i rapporti da parte dei servizi di intelligence internazionali in merito ai preparativi di un nuovo test missilistico da parte di Pyongyang, dopo il lancio di un vettore a lunga gittata in aprile e una raffica di ordigni a medio raggio nel mese successivo.

http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo454117.shtml

giovedì 11 settembre 2008

Mosca: "I siti dello scudo spaziale saranno i bersagli dei nostri missili"

Lo annuncia il capo delle forze strategiche missilistiche russe, colonnello generale Nikolai Solovtsov. Mosca alza così i toni e puntando il dito contro gli Stati Uniti, pone tra i suoi obiettivi Polonia e Repubblica Ceca. Militari russi uccidono un poliziotto georgiano

Missili lanciati dall'Iran Mosca, 10 settembre 2008 - I siti che accoglieranno gli elementi dello scudo antimissile Usa, in Polonia e Repubblica Ceca, diventeranno per la Russia un obiettivo delle testate missilistiche intercontinentali di Mosca. Lo annuncia il capo delle forze strategiche missilistiche russe, colonnello generale Nikolai Solovtsov. Mosca alza così i toni e puntando il dito contro gli Stati Uniti, pone tra i suoi obiettivi Varsavia e Praga.


"Non posso escludere - ha riferito Solovtsov - che, nel caso in cui la leadership politico-militare prenda tale decisione, entrambe le strutture di difesa missilistica in Polonia e Repubblica Ceca, e altri simili strutture future possano essere indicate come obiettivi dei nostri missili balistici", ha annunciato l'alto ufficiale.

GEORGIA:SOLDATI RUSSI SPARANO SU POSTO POLIZIA, UN FERITO

Soldati russi hanno sparato oggi contro un posto di polizia georgiano ferendo a morte un agente. L'ha annunciato il Ministero degli Interni di Tbilisi, precisando che la sparatoria ha avuto luogo in territorio georgiano, nelle vicinanze della repubblica separatista dell'Ossezia del sud.

Gli spari provenivano da un posto di blocco russo a Karaleti, nelle vicinanze dell'Ossezia meridionale.

Secondo quanto dichiarato dal portavoce del ministero degli Interni di Tbilisi, Shota Utiashvili, il poliziotto è morto in seguito alle ferite riportata alla testa e alla gola.

La tensione comprensibilmente è tornata a salire. Questo incidente, infatti, arriva in un momento particolarmente delicato nel processo di pacificazione tra Mosca e Tbilisi. Proprio ieri le forze armate russe hanno iniziato a ritirarsi dal territorio georgiano.


QUASI PRONTI 65 MISSILI TOPOL

Entro quest'anno, saranno 65 i sistemi mobili di missili strategici Topol a disposizione del comando missilistico russo: lo ha detto il generale Nikolai Solovtsov, precisando che entro quella data sono in programma altri quattro lanci di prova di missili intercontinentali balistici.


'''Quest'anno - ha detto il generale secondo l'agenzia Itar-Tass - abbiamo gia' fatto tre lanci, tutti con successo.
Altri quattro verranno effettuati, di cui uno dal cosmodromo di Plesetsk'', nel nord della Russia europea. Generalmente, da Plesetsk vengono testati missili balistici - fra cui i Topol - in grado di percorrere distanze superiori ai 10.000 chilometri, con punto di arrivo nel poligono di Gura, in Kamciatka.

http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2008/09/10/117185-mosca_siti_dello_scudo_spaziale.shtml

mercoledì 3 settembre 2008

Putin: ''Più navi nel Mar Nero'' Abkhazia: ''No alle basi''

Non si placa la tensione tra Russia e Nato sulla crisi del Caucaso: il primo ministro russo Putin ha detto che Mosca risponderà al potenziamento della flotta del mar Nero con l'invio di nuove unità. Dall'Abkhazia la precisazione del neo presidente: "i militari russi restano, ma non ci saranno nuove basi". Accuse dal ministero degli esteri russo: la Gaorgia starebbne riarmando i territori vicino Gori
Putin: ''Più navi nel Mar Nero'' La Russia "risponderà" al rafforzamento della presenza navale della Nato nel Mar Nero, regione al centro delle tensioni tra Mosca e Occidente dopo il conflitto armato in Georgia. Lo ha detto oggi il primo ministro russo Vladimir Putin, citato dalle agenzie russe.

ABKHAZIA, NO A NUOVE BASI RUSSE. Il 'presidente' dell'autoproclamata repubblica dell'Abkhazia Sergei Bagapsh, ha annunciato oggi di voler mantenere i peacekeeper russi, ma ha escluso nuove basi di Mosca nel proprio territorio.
"Vogliamo mantenere la presenza militare russa, ma non ci saranno nuove basi russe", ha spiegato Bagapsh a Sukuhumi in una conferenza stampa nel palazzo presidenziale con i media stranieri, sostenendo che l'Abkhazia "cercherà di essere un paese smilitarizzato" auspicando che lo sia anche la Georgia. Bagapsh ha anche precisato che la base della flotta russa del Mar Nero a Sebastopoli, in Crimea, non sarà un'alternativa alla presenza militare russa in Abkhazia. Il 'presidentè abkhazo ha infine annunciato che "entro due settimane sarà pronto il nuovo accordo di cooperazione con la Russia, in tutti i settori", compreso quello militare.

LA GEORGIA RIARMA GORI ? La Georgia sta riarmando alcune zone vicino a Gori, nei pressi del confine con l'Ossezia del sud, e sta spostando anche in altre zone uomini e materiale bellico. Lo sostiene il portavoce del ministero degli esteri russo Andrei Nesterenko, citato dall'agenzia Itar-Tass.
http://unionesarda.ilsole24ore.com/mondo/?contentId=40087

mercoledì 27 agosto 2008

Kouchner preoccupato: «La Russia ora pensa a Ucraina e Moldavia»

Il ministro degli esteri francese: «La situazione è molto pericolosa». La flotta russa nelle acque dell'Abkhazia

Un carro armato russo in Ossezia del Nord. (Ap)
Un carro armato russo in Ossezia del Nord. (Ap)
PARIGI - La Russia, dopo l'Ossezia del sud e l'Abkhazia, potrebbe avere «altri obiettivi» come «la Crimea, l'Ucraina, la Moldavia». Lo sostiene il ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner, sottolineando che la situazione «è molto pericolosa». Il responsabile della diplomazia di Parigi, che detiene la presidenza di turno dell'Ue, ha anche ribadito che la Russa agisce «al di fuori della legge internazionale» e che l'Ue «non può accettare queste violazioni del diritto internazionale e di accordi per la sicurezza». «Non possiamo accettare questa violazione di ogni legge internazionale, degli accordi di sicurezza e cooperazione in Europa, delle risoluzioni delle Nazioni Unite, né la conquista, per la prima volta da molto tempo, di un territorio da parte dell’esercito di un Paese vicino - ha dichiarato il titolare del Quai d’Orsay in un’intervista alla radio Europe 1 -. I Ventisette capi di Stato ovviamente reagiranno» al vertice straordinario di lunedì. La Russia «è fuori dalla legalità internazionale - aggiunge - e questa non è solo l’opinione dell’Unione Europea».

LA FLOTTA RUSSA - Intanto un gruppo di navi della flotta russa del Mar Nero, tra cui l'ammiraglia, l'incrociatore portamissili Moskva, è arrivato nelle acque territoriali della regione georgiana indipendentista dell'Abkhazia. Lo riferisce l'agenzia Itar-Tass, citando il comandante della flotta di stanza nella base di Novorossisk, Serghei Miniailo. L'alto ufficiale ha spiegato la presenza dei vascelli con l'obiettivo di «sostenere la pace e la stabilità in Abkhazia e nelle sue acque». «Stiamo controllando le acque territoriali dell'Abkhazia e gli spazi acquei adiacenti, il compito delle navi è quello di non consentire il trasporto di armi», nonchè «svolgere una missione umanitaria», ha detto Miniailo.

SAAKASHVILI - Il presidente della Georgia, Mikheil Saakashvili, ha esortato l'Unione Europea a non restare passiva davanti al riconoscimento delle regioni separatiste georgiane dell'Ossezia del sud e dell'Abkhazia da parte di Mosca. In un'intervista a Bild, il capo dello stato georgiano ha accusato la Russia di «cambiare in modo arbitrario e tramite il ricorso alla violenza le frontiere interne all'Europa». «Se l'Europa lascerà andare le cose in questo modo anche una sola volta, la Russia in futuro tornerà a tentare di rifarlo». Saakashvili ha chiesto quindi che l'Ue nel corso del vertice della prossima settimana dedicato alla crisi del Caucaso manifesti il proprio «chiaro impegno» nei confronti della Georgia. Il capo dello stato di Tblisi ha quindi spiegato perché non potrà essere presente in occasione del vertice Ue: «Se abbandono la Georgia, i russi chiuderanno il nostro spazio aereo e mi impediranno di rientrare nel Paese».

MEDVEDEV - Nel frattempo il presidente russo Dmitri Medvedev ha ribadito la correttezza dell'intervento di Mosca in Georgia, sottolineando il parallelismo con il Kosovo, la provincia balcanica indipendente dalla Serbia da febbraio. «Dopo che l’Occidente ha riconosciuto l’indipendenza del Kosovo, come avrebbe potuto la Russia dire no alle aspirazioni d’indipendenza dell’Abkhazia e dell’Ossezia del sud, considerato anche l’attacco che stavano subendo dalla Georgia?», ha scritto Medvedev al Financial Times, spiegando così le ragioni che martedì lo hanno convinto a riconoscere le due repubbliche indipendentiste caucasiche. «Ignorando gli avvertimenti della Russia, i paesi occidentali hanno fatto a gara per riconoscere l’illegale dichiarazione d’indipendenza dalla Serbia del Kosovo», ricorda Medvedev. «Noi abbiamo argomentato - aggiunge - a ragione che sarebbe stato impossibile, dopo tutto quel che era accaduto, dire agli abkazi e agli osseti (e a decine di altri gruppi nel mondo) che quel che era giusto per gli albanesi kosovari non lo era per loro. Nelle relazioni internazionali non si possono avere delle regole per alcuni e regole diverse per altri». Il presidente russo nell’articolo afferma anche che Mosca ha tentato di persuadere il presidente georgiano Mikhail Saakashvili a firmare un accordo sul non uso della forza, ma il capo dello stato di Tbilisi ha rifiutato. «Abbiamo scoperto il perchè solo nella notte tra il sette e l’otto agosto», con l’attacco all’Ossezia del sud, sostiene Medvedev, per il quale «solo un pazzo avrebbe potuto fare un simile azzardo». La Russia, insomma, per Medvedev è stata costretta a reagire dalla Georgia. «Non avevamo - dice il presidente russo - altre scelte che schiacciare l’attacco per salvare vite. Non è stata una guerra che abbiamo scelto. Non abbiamo piani per il territorio georgiano. Le nostre truppe sono entrate in Georgia per distruggere le basi da cui era stato lanciato l’attacco».

http://www.corriere.it/esteri/08_agosto_27/kouchner_georgia_russia_guerra_caucaso_5042cc46-740c-11dd-97d8-00144f02aabc.shtml?fr=box_primopiano
27 agosto 2008

GEORGIA: MOSCA, ATTACCO NATO A RIBELLI SARA' CONSIDERATO GUERRA A RUSSIA

ASCA-AFP) - Mosca, 27 ago - Eventuali azioni militari della Nato contro le due regioni secessioniste georgiane sostenute da Mosca saranno considerate ''una dichiarazione di guerra alla Russia''. E' l'avvertimento lanciato dall'inviato russo presso l'Alleanza, Dmitry Rogozin.

''Se la Nato lancera' improvvisamente azioni contro l'Abkhazia e l'Ossezia del Sud, agendo unicamente a sostegno di Tbilisi, cio' significhera' una dichiarazione di guerra alla Russia'', ha detto Rogozin al quotidiano russo Vremya Novostei.

http://www.asca.it/moddettnews.php?idnews=773925&canale=ATT&comunicati=&articolo=GEORGIA:%20MOSCA,%20ATTACCO%20NATO%20A%20RIBELLI%20SARA%27%20CONSIDERATO%20GUERRA%20A%20RUSSIA

martedì 26 agosto 2008

Ossezia e Abkhazia, Mosca: sì all'indipendenza E' scontro con Europa e Usa, festa a Tskhinvali

Frattini: rischio balcanizzazione, ma un errore umiliare la Russia
Tbilisi protesta: «E' un'annessione»
Tskhinvali, ragazze con bandiere di Russia e sud Ossezia (foto Ap)

MOSCA (26 agosto) - Il Cremlino dice sì all'indipendenza delle due repubbliche separatiste Ossezia del Sud e Abkhazia. Resta alta la tensione tra Mosca e Washington sulla Georgia. Ieri il sì del Parlamento russo all'indipendenza delle repubbliche secessioniste e le dichiarazioni del presidente Medvedev, che si era detto pronto anche a fare a meno della Nato. Mentre il presidente americano Bush ha continuato a parlare di relazioni a rischio con Mosca, pronunciandosi contro l'indipendenza delle due repubbliche separatiste.

In un discorso in diretta tv, il leader del Cremlino, annunciando di aver firmato il decreto per il riconoscimento dell'Ossezia del sud e dell'Abkhazia, ha detto che «è una scelta non facile ma è l'unica possibilità per salvare le vite delle persone». Mosca, ha aggiunto, è stato un «mediatore e pacificatore per il regolamento politico, partendo dal riconoscimento dell'integrità territoriale della Georgia mentre la sua leadership ha scelto un'altra strada». Medvedev ha anche chiesto di elaborare trattati di cooperazione e amicizia con le due repubbliche. I portavoce hanno inoltre detto che fino all'elaborazione dei trattati il ministero della difesa russo avrà il compito di mantenere la pace nelle due repubbliche.

Georgia: il sì di Mosca equivale a un'annessione. Immediata la reazione della Georgia al riconoscimento russo dell'indipendenza di Ossezia del sud e Abkhazia: Tbilisi parla di «annessione» da parte di Mosca. «Si tratta di una evidente annessione di quei territori, che sono parte della Georgia», ha detto nella capitale georgiana il viceministro degli esteri Giga Bokeria.

Frattini: rischio balcanizzazione ma un errore umiliare la Russia. «Una balcanizzazione su base etnica del Caucaso è un pericolo serio per tutti». L'allarme viene dal ministro degli Esteri Franco Frattini nel suo intervento alla Camera. «Si cambia il criterio della cittadinanza con la base etnica e ciò ci deve seriamente preoccupare tutti», ha aggiunto subito dopo aver appreso del riconoscimento del Cremlino dell'indipendenza di Ossezia ed Abkhazia. Frattini ha poi detto che l'Occidente ha compiuto «un errore» nell'«umiliare la Russia per dieci anni», dal 1991 fino al 2000, chiedendo a Mosca «di essere fornitore di energia e di dare opportunità di investimento alle nostre imprese» senza però riconoscerle «un ruolo politico. La Russia - ha aggiunto il titolare della Farnesina - covava una frustrazione che purtroppo ora sta esplodendo».

La Ue: decisione deplorevole. Il riconoscimento da parte di Mosca dell'indipendenza delle repubbliche separatiste di Abkhazia e Ossezia del Sud è una «decisione deplorevole»: questo il messaggio lanciato dalla Presidenza di turno francese della Ue dopo l'annuncio fatto dal presidente russo Dimtri Medvedev. Il portavoce del ministero degli Esteri di Parigi, Eric Chevallier, ha anche «ricordato il nostro attaccamento all'integrità territoriale della Georgia». Il presidente francese, Nicolas Sarkozy, ha convocato per lunedì prossimo a Bruxelles un vertice straordinario dei leader Ue sulla crisi nel Caucaso.

In Ossezia e Abkhazia esplode la festa. Spari in aria, fuochi d'artificio, bandiere "nazionali", caroselli di auto, lacrime e auguri con lo champagne: è esplosa la festa tra la popolazione dell'Ossezia del sud e dell'Abkhazia dopo la notizia del riconoscimento dell'indipendenza da parte del Cremlino. Una festa iniziata già ieri, dopo l'appello approvato all'unanimità dal parlamento russo per invitare il presidente Dmitri Medvedev a concedere l'indipendenza, proclamata negli anni novanta e ribadita con ripetuti referendum senza mai ottenere alcun avallo internazionale.

Gelo Russia-Nato. Restano tesissimi i rapporti tra la Russia e l'Alleanza Atlantica. Il rappresentante permanente della Nato a Mosca, Dmitri Rogozin, citato dall'agenzia Interfax, ha definito «inopportuna» la visita del segretario generale dell'Alleanza Atlantica, Jaap de Hoop Scheffer, in programma il 17 ottobre nella capitale russa. Rogozin ha espresso inoltre la volontà della Russia di congelare per 6 mesi la cooperazione con la Nato nel quadro delle operazioni di peacekeeping: «Considerato che la leadership della Nato ha ignorato l'importanza del ruolo svolto dalla Russia nelle attività di mantenimento della Pace nel Caucaso, alla luce degli eventi dell'Ossezia del Sud ritieniamo apportuno sospendere le missioni di peacekeeping con la Nato per almeno sei mesi», ha detto Rogozin nel corso di una conferenza stampa tenuta a Mosca.

Genocidio in Ossezia. Sono destinate a far discutere, intanto, le dichiarazioni di Aleksander Bastrikin, capo del comitato investigativo della procura russa, che in una intervista a Rossiskaia Gazeta, organo ufficiale del governo, ha affermato che i risultati delle indagini in Ossezia del Sud dimostrano il «genocidio» georgiano contro il popolo sudosseto: «Ci sono molte testimonianze attestanti che i georgiani hanno lanciato granate negli scantinati dove gli abitanti di Tskhinvali si erano nascosti», accusa, sottolineando come i militari di Tbilisi non abbiano avuto «alcuna pietà». Bastrikin ha riferito anche di «militari russi feriti picchiati a morte». A suo avviso una ulteriore prova del genocidio è la distruzione della cattedrale ortodossa del sesto secolo: «Questo crimine dimostra la distruzione non solo di un singolo popolo, ma anche della sua storia, della sua cultura e dei suoi monumenti». In precedenza le autorità russe avevano annunciato di voler perseguire i crimini di guerra georgiani anche in sede internazionale, iniziativa analoga a quella presa da Tbilisi contro Mosca.

Entro fine anno test per missili intrercortinentali.
Nel frattempo, Mosca continua a esibire i muscoli sullo sfondo del conflitto russo-georgiano: le forze missilistiche strategiche russe, come annunciato oggi dal loro portavoce, col. Aleksander Vovk, prevedono di attuare entro fine anno numerose esercitazioni e test di lancio di missili balistici intercontinentali. Lo riferisce l'agenzia Interfax. «Ogni lancio è autorizzato dalla leadership russa e il numero di lanci da effettuare quest'anno potrebbe essere modificato», ha dichiarato l'ufficiale, escludendo però lanci a breve con i Topol-M e i sistemi mobili.

Afghanistan. In un clima di tensione crescente, la Russia ha minacciato inoltre la chiusura del passaggio verso l'Afghanistan e di sospendere l'accordo in base al quale le missioni Nato possono attraversare il territorio russo e dell'Asia centrale per portare rifornimenti e provviste nel Paese. Lo scrive il quotidiano britannico The Times, citando l'ambasciatore russo a Kabul, secondo il quale la sospensione sarebbe una conseguenza della rottura della cooperazione miliare con la Nato.

Consiglio di sicurezza a Soci. Intanto, il presidente russo, Dimitri Medvedev, ha convocato per oggi a Soci una riunione del Consiglio di sicurezza. Secondo il quotidiano Vedomosti, si tratta di una seduta straordinaria per valutare la situazione in Georgia e le possibili conseguenze di un riconoscimento delle due regioni separatiste filorusse dell'Abkhazia e dell'Ossezia del Sud.

Nave da guerra americana a Poti. Il cacciatorpediniere americano USS Mc Faul, giunto nei giorni scorsi sulle coste georgiane con aiuti umanitari, ha lasciato oggi Batumi, nel sudovest della repubblica caucasica, diretto a Poti, città portuale non lontana dalle postazioni russe. Lo ha detto all'agenzia France Presse un portavoce dell'ambasciata Usa a Tbilisi.

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=29986&sez=HOME_NELMONDO

lunedì 25 agosto 2008

La Russia sfida l'Occidente: sì della Duma all'indipendenza di Ossezia e Abkhazia

Mosca: indipendenza anche per Abkhazia

Nuova stoccata di Mosca nel braccio di ferro tra Usa e Russia sulla crisi georgiana. Dapprima il Consiglio della federazione, il Senato russo, all'unanimità, e poi la camera bassa, la Duma, hanno approvato un appello del Cremlino per il riconoscimento dell'indipendenza di Ossezia del Sud e Abkhazia. Alla riunione al Senato hanno partecipato anche i due leader delle repubbliche separatiste.

12.21 Anche la Duma approva indipendenza
Dopo il Senato anche la Duma russa ha approvato una risoluzione nella quale chiede al Cremlino di riconoscere l'indipendenza di Abkhazia e Ossezia del sud.

11.46 - Frattini a Lavrov: "Cautela su indipendenza Ossezia"
In una telefonata al suo omonimo russo, Serghei Lavrov, il ministro degli Esteri Franco Frattini ha rivolto un invito alla particolare cautela in considerazione della delicatezza dell'attuale situazione nella regione. Lo riferisce un comunicato della Farnesina.

11.00 - Saakashvili: "Nei due territori non c'è separatismo, solo generali russi mandati da Mosca"
In Abkhazia e in Ossezia del Sud, dice il presidente della Georgia Saakashvili in un'intervista al quotidiano francese "Libération", "non c'è un separatismo locale classico. I russi hanno mandato lì dei generali russi, che hanno proclamato di essere il governo dell'Ossezia del Sud. E adesso dicono di essere dei separatisti, e che la Georgia vuole riprendersi quel territorio". Sull'intervento dell'esercito georgiano, anche se sconsigliato dagli Stati Uniti, il presidente si giustifica: "Non è stata una scelta, gli scontri erano già cominciati". Saakashvili ammette un errore di lettura della situazione. "Ho sempre pensato che l'Ossezia fosse un territorio senza importanza per la Russia. Anche quando la tensione ha iniziato a salire, ho creduto che fosse un bluff e che si sarebbe potuto fermere tutto. Ho sbagliato perché ho pensato che l'attacco principale sarebbe avvenuto in Abkhazia".

10.51 - Saakashvili: "Disastro se Russia riconosce Ossezia indipendente"
Dure critiche dalla Georgia dopo il via libera del Senato russo alla secessione dell'Ossezia del sud e dell'Abkhazia. "Il riconoscimento da parte della Russia dell'indipendenza di Abkhazia e Ossezia del sud avrà dei risultati disastrosi anche per Mosca - ha dichiarato il presidente georgiano Mikhail Saakashvili -. Credo che si tratti di un grave errore, di un tentativo di cambiare con la forza le frontiere dell'Europa".

09.10 - Leader sudosseto e abkhazo al senato russo
Il sudosseto, Eduard Kokoity, ha affermato che "Ossezia del Sud e Abkhazia hanno motivi più forti, sia dal punto di vista giuridico che politico, all'indipendenza di quanti ne abbia avuti il Kosovo". Quanto all'abkhazo, Serghei Bagapsh, ha detto che "Abkhazia e Ossezia del sud non vivranno mai più con la Georgia nello stesso stato".

8.59 - Senato russo chiede l'indipendeza per l'Ossezia del Sud e l'Abkhazia
Il Consiglio della federazione, il Senato russo, ha approvato all'unanimità un appello al Cremlino per il riconoscimento dell'indipendenza di Ossezia del Sud e Abkhazia.

http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo425065.shtml

domenica 24 agosto 2008

24/8/2008 Georgia, "Osce non ci sostituirà"

Il Cremlino smentisce Sarkozy

L'azione diplomatica della Francia, in veste di presidente di turno dell'Ue, tra Russia e Georgia prosegue a ritmi serrati. Ma mentre il presidente francese Sarkozy annuncia che Mosca ha accettato di ritirare le proprie truppe, facendole sostituire da una missione dell'Osce, il Cremlino smentisce: "La disponibilità a collaborare c'è, ma non si è mai parlato di sostituzione".

00.55 - Nyet di Mosca all'Ocse al posto dei soldati russi
Il Cremlino ha parzialmente smentito l'annuncio del presidente francese Nicolas Sarkozy, secondo il quale la Russia ha accettato l'invio di una missione dell'Osce (l'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) che sostituisca le truppe di Mosca nella "zona-cuscinetto" creata a riosso del confine tra la Georgia e la sua provincia rielle dell'Ossezia del Sud. Secondo Sarkozy il beneplacito delle autorità russe c'era, mentre un portavoce del presidente Dmitry Medvedev ha ribadito che la Russia ha confermato la "disponibilità a collaborare con l'Osce"; ma "non si è parlato" dell'eventuale rimpiazzo.

Sabato 23 agosto

20.00 - allarme umanitario
Sono migliaia gli sfollati georgiani che stanno ritornando lentamente alle loro case: le organizzazioni umanitarie avvertono che c'è bisogno di cibo e assistenza in vista del prossimo inverno. Oltre 160mila persone hanno abbandonato le loro case dopo lo scoppio del conflitto tra Russia e Georgia, il 7 agosto scorso. Circa 30mila provengono dalla regione separatista dell'Ossezia del Sud, dove si trovano ancora le truppe russe.

18.53 - Senza la Russia
Il cancelliere tedesco, Angela Merkel, avrebbe proposto al presidente francese Nicolas Sarkozy, nella sua qualità di presidente semestrale di turno dell'Unione Europea, di indire una conferenza internazionale sul Caucaso senza la partecipazione della Russia. Lo scrive il settimanale 'Der Spiegel',secondo il quale la 'Conferenza dei Paesi vicini della Georgia' per il cancelliere di Berlino dovrebbe comprendere l'Armenia e l'Azerbaigian.

http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo424990.shtml

sabato 23 agosto 2008

Georgia, Russia:"Ritiro finito"

Tbilisi prima nega, poi ammette

La Russia ha annunciato di aver completato il ritiro delle sue truppe dalla Georgia, come previsto dall'accordo di cessate il fuoco. Secondo il presidente Usa, George W. Bush, e il suo omologo francese, Nicolas Sarkozy, Mosca non sta rispettando gli impegni presi. Tbilisi, in un primo tempo, aveva smentito l'annuncio russo, denunciando la presenza di truppe russe in diverse città georgiane. Poi la conferma, almeno per la città più importante: Gori.

Venerdì 22 agosto

20.59 - Osce, zona cuscinetto russi contro spirito tregua
La zona cuscinetto che le truppe russe controlleranno in Ossezia del Sud "viola lo spirito dell'accordo per il cessate il fuoco" sottoscritto da Mosca e Tbilisi. Ne è convinto il presidente di turno dell'Organizzazione per la Sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce), il finlandese Alexander Stubb, secondo cui l'area controllata da circa 500 soldati russi "in realtà era prevista dagli accordi in vigore dal 1994 al 1999". Il tema, ha concluso Stubb, sarà discusso nei prossimi giorni".

20.34 - Frattini: "Coinvolgere Russia in missione osservatori"
"La Russia va coinvolta nella missione di osservazione" in Georgia. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, in un'intervista al Tg1, spiegando che per risolvere la crisi nel Caucaso "occorre una missione internazionale che sia di peacekeeping ma anche di osservazione della situazione sul territorio".

20.09 - Gori, polizia georgiana riprende il controllo
Il ministero dell'interno georgiano ha annunciato che la polizia locale ha ripreso il controllo di Gori. La notizia è stata confermata anche da reporter della France Presse sul luogo, che hanno riferito di aver visto agenti in giro per la città dopo molti giorni.

18.23 - Ministero Interno Georgia smentisce Mosca: "Non si ritirano"
Il ritiro russo dalla Georgia non è terminato e l'esercito del Cremlino è ancora presente in molte ville georgiane. Lo ha annunciato il ministero dell'Interno di Tbilisi smentendo l'annuncio fatto pochi minuti prima da Mosca.

18.10 - Usa e Francia accusano: "Mosca non rispetta cessate il fuoco"
Gli Stati Uniti e la Francia accusano la Russia di non rispettare il "cessate il fuoco", nonostante il ritiro delle truppe dalla Georgia. "I russi hanno finalmente iniziato a ritirare le forze dalla Georgia - hanno dichiarato il presidente americano George W. Bush e il presidente francese Nicolas Sarkozy - ma non hanno rispettato gli accordi del cessate il fuoco. Invitiamo la Russia a rispettare del tutto gli accordi - hanno aggiunto - vogliamo vedere l'esercito di Mosca fuori dalla Georgia il più presto possibile".

18.08 - Ministro Difesa russo: "Completato il ritiro"
Le forze russe hanno completato il ritiro dalla Georgia alle 19.50 ora di Mosca, le 17.50 italiane. Lo afferma il ministro della Difesa russo Anatoli Serdiukov citato dall'agenzia Interfax. Parte dei soldati, circa 500, restano come preannunciato dal presidente Dmitry Medvedev in Ossezia del Sud come truppe di interposizione. I soldati, riferisce il ministero della Difesa, hanno preso posizione: stanno allestendo i posti di controllo che rimarranno nella Repubblica separatista georgiana per monitorare la situazione e verificare dal lato russo il rispetto del cessate il fuoco.

http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo424938.shtml

Sulla Georgia, due pesi e due misure

Gori

L’europeo

Il presidente George W. Bush ha dichiarato che occorre rispettare la sovranità e l’integrità territoriale della Georgia. Intende dire che l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud non hanno il diritto di separarsi da Tbilisi e proclamare la loro indipendenza. Ma quando il governo serbo chiese il rispetto della propria integrità territoriale e sostenne che l’indipendenza del Kosovo era una violazione del diritto internazionale, gli fu risposto che i popoli hanno il diritto di decidere il proprio destino. Era giusto deplorare lo scoppio delle ostilità, ma non sarebbe stato giusto ricordare che l’esodo degli osseti del Sud, dopo l’attacco georgiano, ricorda quello degli albanesi dal Kosovo quando Slobodan Milosevic cercò di ripulire etnicamente la regione? Gli Stati Uniti e il Consiglio Atlantico hanno accusato la Russia di avere fatto un uso “sproporzionato” della forza. Ma il conservatore americano Patrick Buchanan ha ricordato in un recente articolo che la Nato bombardò la Serbia per 78 giorni nella primavera del 1999 e che Israele, dopo una incursione di Hezbollah in territorio israeliano, bombardò il Libano per 35 giorni nell’estate del 2006. Avrebbe potuto aggiungere che quegli “sproporzionati” bombardamenti furono possibili anche perché gli Usa impedirono al Consiglio di sicurezza, in quel lasso di tempo, di accordarsi su una risoluzione che avrebbe chiesto a Israele di interrompere le ostilità.
Il segretario americano alla Difesa Robert Gates ha dichiarato che il comportamento della Russia «ha rimesso in discussione l’intera base del dialogo strategico fra Russia e Stati Uniti». Il candidato repubblicano alla Casa Bianca John McCain ha dichiarato che occorre prendere in considerazione la possibilità di sospendere la partecipazione della Russia al G8. Ma nessuno chiese la sospensione degli Stati Uniti dalle maggiori organizzazioni internazionali quando i fatti dimostrarono che il discorso del segretario di Stato americano al Consiglio di sicurezza (ricordate Colin Powell che mostra al mondo la «prova» degli armamenti chimici iracheni?) era privo di qualsiasi fondamento.
E nessuno in Occidente chiese che agli Stati Uniti, dopo gli scandali di Abu Ghraib e Guantánamo, venisse chiesto di uscire dal Consiglio dell’Onu per i diritti umani. È inutile sorprendersi di queste contraddizioni. I governi parlano la lingua della legalità internazionale, ma agiscono secondo i loro interessi e usano gli argomenti che meglio servono a raggiungere i loro obiettivi. Gli americani sembrano dimenticare tuttavia che è interesse di uno stato, altresì, comprendere gli interessi degli altri, anticipare le loro reazioni, pesare attentamente le conseguenze delle proprie iniziative.
Gli americani non hanno capito che l’adesione dell’Ucraina e della Georgia alla Nato sarebbe stata considerata a Mosca una intollerabile invasione di campo. Non hanno capito che l’installazione di basi americane in Polonia e Repubblica Ceca sarebbe stata percepita in Russia nello stesso modo in cui gli Stati Uniti percepirono l’installazione di missili sovietici a Cuba nel 1962. Non hanno capito che Vladimir Putin è popolare nel suo paese proprio perché lo ha sollevato dallo stato di prostrazione internazionale in cui era caduto all’epoca di Boris Eltsin.
A giudicare dalle parole di Bush, dalle dichiarazioni di Gates e dal modo in cui il governo americano si è affrettato a concludere un accordo con la Polonia per l’installazione di una base antimissilistica, si direbbe che dalla crisi georgiana Washington non abbia tratto alcuna lezione. Dovremo quindi prepararci a nuovi errori e a nuove crisi.


http://blog.panorama.it/opinioni/2008/08/22/romano-sulla-georgia-due-pesi-e-due-misure/

venerdì 22 agosto 2008

Mosca gioca di sponda con i siriani

Patto con il regime di Damasco e missili all’Hezbollah

WASHINGTON - Per rispondere alle iniziative americane nell’Europa dell’Est, Mosca gioca le sue carte nel Mediterraneo. E trova sponda nella Siria, pronta ad acquistare nuovi sistemi d’arma in Russia. L’intensa attività – diplomatica e militare – è stata segnata da tre sviluppi che hanno destato l’interesse dell’intelligence occidentale.

FLOTTA - Il primo concerne la flotta russa. Mosca ha annunciato che la portaerei «Admiral Kuznetzov», accompagnata dall’incrociatore «Moskva» e da alcuni sottomarini, lascerà la base di Murmansk diretta verso il Mediterraneo. E’ previsto che la task force farà sosta a Tartous (Siria). Il regime di Damasco si è detto pronto ad ampliare le strutture portuali in modo che la cittadina diventi un punto d’appoggio permanente per i russi nello scacchiere.

SIRIA - Il secondo aspetto tenuto d’occhio da Usa e Israele è il probabile acquisto di nuovi sistemi d’arma da parte dei siriani. Il presidente siriano Bashar Assad si è appena recato a Mosca per trattare l’acquisizione di missili Pantsyr S1 e dei Buk M1. I siriani hanno disperato bisogno di tappare le falle della loro rete antiaerea: nel settembre di un anno fa gli israeliani sono riusciti non solo a distruggere un presunto impianto nucleare ma hanno beffato i sistemi forniti dai russi. E’ in questa cornice che il raìs ha sorpreso tutti dicendosi pronto ad ospitare sul suo territorio i missili terra-terra Iskandar, gli stessi che Mosca vuole schierare in Bielorussia. Un’offerta che ha però colto di sorpresa gli stessi russi. Il Cremlino si è affrettato a rassicurare Israele, anche se ciò non impedirà di cedere ai siriani altro materiale bellico.

HEZBOLLAH - Più intrigante il terzo elemento. I russi starebbero per fornire armi moderne – in particolare ordigni antiaerei e controcarro – ai guerriglieri libanesi dell’Hezbollah. Una delegazione di miliziani, che viaggiava con documenti iraniani e la copertura di Teheran, ha visitato tra il 9 e il 12 luglio “Expo 2008”, una mostra di armamenti tenutasi a Nizhny Tagil, nella regione di Sverdlosk. Per evitare di sollevare sospetti il trio di mediatori avrebbe concluso importanti contratti solo dopo la chiusura dell’esposizione. L’arrivo di nuovi equipaggiamenti andrà a rinforzare un arsenale già poderoso. Gli Hezbollah possono contare su quasi 40 mila razzi, forniti da Iran, Siria e alcuni paesi dell’Est.

Guido Olimpio
http://www.corriere.it/esteri/08_agosto_22/russia_siria_hezbollah_olimpio_f6ccc834-7013-11dd-9278-00144f02aabc.shtml

martedì 19 agosto 2008

USA-RUSSIA: LA GUERRA FREDDA DIVENTA CALDA

Lunedì, 18 Agosto 2008 - 00:05 -
di Fabrizio Casari

Sono lontani i tempi nei quali alcuni addirittura prevedevano un possibile affiancamento (parziale e non a livelli di comando, certo) della Russia nel dispositivo Nato. Perché è evidente come la crisi tra Georgia e Russia, che rischia ora di allargarsi all’intero Caucaso, sia stata originata da un elemento di fondo della dottrina Bush: l’intenzione - praticata e mai dichiarata ufficialmente - di mettere Mosca all’angolo, per impedirgli di riacquistare ruolo politico e militare che, uniti ad una forza economica dovuta soprattutto al peso nel mercato energetico, ne fanno un temibile competitor sul piano della governance globale. I passaggi concreti attraverso i quali la Casa Bianca ha operato per contenere il crescente peso russo si sono snodati su tre principali direttrici: quella degli organismi internazionali, dove l’ingresso della Russia nel WTO continua ad essere impedito; quello diplomatico, con l’esclusione di Mosca dai processi decisionali sulle crisi politiche e militari nello scacchiere internazionale; quello politico-militare, con l’irruzione di forza nella sfera d’influenza russa, dai Balcani al Caucaso, all’Asia minore.

Se sui primi aspetti Mosca ha avuto modo di fare “spallucce”, diversa e di tono muscolare è invece stata - e non poteva essere altrimenti - la risposta alle minacce dirette alla destabilizzazione politica dei propri confini e della propria, conseguente, sicurezza militare. Gli Stati Uniti hanno ritenuto di poter impunemente scatenare conflitti tramite il sostegno diretto – economico, mediatico e militare - alle mire separatiste ed antirusse di alcuni dei leader politici dei Paesi che circondano Mosca. In particolare, l’Ucraina e la Georgia sono state il terreno privilegiato dell’iniziativa statunitense, che con dollari e armi ha tentato di dare una pesante spallata al ruolo di leadership russa nel territorio dell’ex Unione Sovietica. L’attacco georgiano all’Ossezia del sud è stato solo l’ultimo e più grave gesto figlio di questa politica di destabilizzazione dei confini russi. Le truppe georgiane hanno massacrato e distrutto con l’appoggio di Washington, che si è poi rivelata impotente a fermare i tank e i caccia di Mosca che hanno annientato le truppe di Tbilisi, riducendo a commedia drammatica le fanfaronate del presidente Saakashvili.

La reazione di Mosca, probabilmente diversa, più rapida e più dura di quella che le teste neocon americane si attendevano, ha trovato la sua giustificazione proprio nel precedente del Kosovo, che aveva rappresentato la pretesa base giuridica per l’intervento occidentale ai danni dell’integrità territoriale della Serbia. Il Kosovo, infatti, è stato il teatro dell’affermazione giuridica della “legalità etnica”, del diritto cioè al controllo di un territorio sulla base dell’identità etnico-religiosa della maggioranza della popolazione che lo abita. In Kosovo la guerra ha visto cambiare la sua denominazione in “intervento umanitario” e la conquista dei territori in “attività di polizia internazionale”. In fondo, l’applicazione coerente di quanto aveva già mostrato al mondo la sporca guerra di dissoluzione della ex-Jugoslavia, ultimo esempio civile d’integrazione dei popoli nel cuore dell’Europa.

Dunque, con il precedente giuridico kosovaro, in nessun modo la cosiddetta “comunità internazionale” poteva coerentemente opporsi all’intervento a difesa della maggioranza della popolazione ossetina nella sua spinta separatista da Tbilisi. Certo, c’è da dire che la propaganda, come in ogni guerra che si rispetti, soprattutto se ingiustificata ed ingiustificabile, fa la sua parte; e così, se l’intervento a sostegno dei kosovari è per definizione “umanitario”, quello a difesa degli ossetini del sud diventa paragonabile alla Budapest del 1956 o alla Praga del 1968, peraltro sideralmente diverse tra loro.

Ma la posta in gioco per Mosca è ancora più alta. Non si tratta solo di dover garantire comunque la difesa della “grande madre patria russa” alle popolazioni dell’ex Unione Sovietica che la richiedono; con l’intervento in Georgia, le minacce di aiuto all’Abkhazia e il mostrare i muscoli in Crimea, il Cremlino spiega a chiare lettere che non resterà con le mani in mano a vedere i suoi confini dilaniati da micro e macro conflitti e, soprattutto, che il progetto statunitense di scudo spaziale antirusso, da installarsi in Polonia, Ucraina e Repubblica Ceka, è un aperto, inequivocabile, atto di guerra alla Russia.

Si può pensare tutto il male possibile di Vladimir Putin e del suo regime, ma davvero lo si può confondere con quell’avanzo di osteria di Boris Eltsin? E quindi c’era bisogno di sfidare Mosca ai suoi confini? Davvero si riteneva e si ritiene che la Russia possa auto esiliarsi nel ruolo di pompa di benzina e di gas dell’Europa da un lato e complice obbediente dei disastri statunitensi in Asia e Medio Oriente dall’altro? E davvero le ambizioni imperiali statunitensi devono vedere l’Europa come scenario dove giocare il war games più pericoloso di questo inizio secolo?

Del resto, anche qui non mancano i precedenti storici che giustificano la reazione russa. Proprio la crisi dei missili a Cuba tra Mosca e Washington nel 1962, conclusasi con un accordo tra Kennedy e Krusciov, spiegava come il rispetto assoluto degli accordi di Yalta era imprescindibile per il mantenimento della pace mondiale. Perché è la dissuasione che deriva dall’equilibrio, il non poter colpire perché consci di firmare nello stesso momento la propria autodistruzione, ciò che impedisce alle ambizioni delle superpotenze nucleari di dare il via all’ultima guerra per il genere umano.

Il fatto che l’Urss sia scomparsa e che gli Usa siano rimasti la potenza che gestisce il dominio unipolare del pianeta, non cancella però la necessità di un equilibrio militare tra superpotenze dotate di arsenale atomico, anzi l’aumenta proprio per l’assenza dell’equilibrio politico. Proprio quello che oggi viene messo in discussione con lo “scudo difensivo” che la Nato intende imporre ai confini russi, pensando erroneamente che Mosca sia disposta a trasformarsi in una cittadella assediata dell’impero occidentale. Nessun Paese dotato di armi nucleari, a nessuna latitudine, accetta di vivere con dei missili nemici puntati sulle tempie. O si vuole, in un idiota risiko atomico, testare la risposta russa in un teatro nucleare tattico?

E l’Europa? Tanto per cambiare, non si avverte in maniera netta la presenza dell’Unione Europea, anche se la mediazione di Sarkozy ha evitato che la crisi nel Caucaso divenisse ancor più profonda. Ma sullo “scudo difensivo” la Ue tace, stretta tra la servitù politica verso Washington e gli ingressi scaglionati dei Paesi appartenenti all’ex Patto di Varsavia. Una volta di più, la Ue tradisce fino in fondo quel progetto di autonomia politica, economica e militare cui i padri dell’unità europea s’ispiravano e conferma con chiarezza, per l’ennesima volta, la propria impotenza sul terreno geopolitico internazionale.

E i governi polacchi, ceki e ucraini, che vendono la loro sovranità e mettono all’incanto la loro sicurezza cosa avranno in cambio? Qualche manciata di miliardi di Euro per le loro elites politiche ed economiche, mentre i rispettivi popoli saranno trasformati in un bersaglio. Le loro truppe invece, una volta inserite nel dispositivo Nato, serviranno a combattere nelle aree di crisi che Washington continuerà ad alimentare per la ripresa della sua economia, ancora basata sullo sviluppo del suo complesso militar-industriale e sulla necessità di controllare militarmente e politicamente le fonti energetiche e le principali rotte aeree e marittime del pianeta. Le truppe dell’Est eviteranno che a morire vadano i “bravi ragazzi” yankee e diventeranno la nuova carne da macello destinata ad essere sacrificata per fortificare ed ampliare i confini planetari dell’impero.

Non c’è nessun pericolo nucleare che proviene da Iran e Corea del Nord, come raccontano gli Usa per sostenere la necessità dello scudo nel cuore dell’Europa dell’Est. Come spiega il professore polacco Roman Kuzniar, uno dei massimi esperti di relazioni internazionali, “nessun Paese vuole sfidare la potenza egemone. E’ un errore chiamare difensivo lo scudo, che è offensivo. Ma questo scudo - prosegue - è contro la nostra sovranità, contro la nostra sicurezza, contro i nostri interessi e contro i rapporti di buon vicinato con i paesi confinanti”. E che lo scudo rappresenti tutto questo, ma soprattutto che trasformerà Varsavia in un bersaglio, è confermato dalle parole del Vice Capo di Stato Maggiore russo, Anatolj Nogovitsin, che afferma: “La Polonia, ospitando lo scudo spaziale, si mette da sola nel mirino della risposta russa”.

Il “Sì” polacco, ceko e ucraino all’installazione di un sistema missilistico offensivo ai confini della Russia, rischia quindi di diventare l’elemento decisivo per una ulteriore escalation armata che potrebbe portare a dita americane sui bottoni nucleari tra il cuore dell’Europa e gli Urali. Il mondo si trova dunque una volta di più sull’orlo di una crisi dagli esiti imprevedibili e, comunque, con una quota massiccia delle sue riserve energetiche collocata in un teatro possibile di guerra. Un modo come un altro per alzare ulteriormente il costo di gas e petrolio, una strada certa per l’aggravamento della crisi economica internazionale e un bottino ricco per i petrolieri, i cui rappresentanti, ubriachi di dionisiache ambizioni e di ricchezze immense accumulate grazie alle guerre scatenate per i loro interessi, siedono ancora, impuniti, alla Casa Bianca.

http://altrenotizie.org/alt/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=61160&mode=thread&order=0&thold=0

lunedì 18 agosto 2008

E ora gli arabi fanno il tifo per la nuova guerra fredda

Nel mondo arabo l’opinione pubblica tiene per Putin e non per la Georgia. La nuova grande tensione internazionale, l’atteggiamento aggressivo della Russia fa sognare che si ristabilisca un chiaro potere russo in Medio Oriente, che, come quello sovietico di un tempo, si contrapponga agli Usa e a Israele: il mondo arabo vibra a questo pensiero. È la corda della memoria della Guerra Fredda quella che suona, nota da Washington il Delphi Global Analysis Group: ricordare il tempo in cui il Grande fratello era là con le sue armi, i suoi uomini, il suo denaro, suscita risposte piuttosto positive alle mire egemoniche di Mosca, anche se parliamo dell’opinione pubblica e del mondo degli intellettuali e dei giornalisti. Le vicende cecene sembrano non avere turbato il mondo musulmano: la Russia, come l’Urss di un tempo, fa scattare un riflesso filiale e insieme di rivincita.
Intriga non poco quasi tutti i giornali arabi la speranza di un alleato forte che l’America non osi contrastare più di tanto. Lo sfondo di rapporti con l’Iran (dove l’Urss costruisce uno dei reattori nucleari), con la Siria (Assad è in arrivo a Mosca proprio in questi giorni) e il gran traffico d’armi russe che rende il Medio Oriente un puntaspilli di missili, fa da sfondo a una speranza di pieno impegno sul territorio della Umma musulmana. Più chiaro di tutti è l’editorialista Ahmad Umrabi, kuwaitiano, che il 13 agosto scrive su Al Bayan: avendo Putin sfidato l’ordine globale per stabilire il predominio russo dimostra di essere pronto a diventare una potenza mondiale. «Forse oggi si prepara a un’alleanza con noi arabi e con l’Iran. Riusciremo ad approfittare di questa opportunità?». Il giornale giordano Al Ghad spiega meglio con un editoriale dello stesso giorno: «Il mondo intero sentiva la mancanza della Guerra fredda perché essa forniva sicurezza ed equilibrio. Poi è venuto il tempo del caos, del dubbio... del monopolio americano del potere globale». Ma adesso, prosegue il giornale, «la Russia ha nuovi alleati nell’Iran, nella Cina, nell’America Latina e formerà con loro un potente fronte globale... esso sarà dotato di grande potere militare perché i guadagni petroliferi russi e iraniani vengono utilizzati per costruire forza militare». Insomma, conclude idealmente un editorialista del giornale giordano Al Quds al Arabi, il potere degli Usa si restringe mentre quello russo sembra ampliarsi, non sarà meglio che noi arabi smettiamo di mettere tutte le uova nel paniere americano?
Più cauto ma sempre sostanzialmente al fianco dell’antico alleato il giornale più importante e più legato al governo d’Egitto, Al Ahram, che di Ferragosto ha scritto che l’Occidente non ha mai cambiato, dai tempi della caduta dell’Urss, il suo atteggiamento aggressivo verso la Russia, e che ora «la circonda militarmente sia in Europa che cercando di isolarla dall’Asia e impedendole l’accesso alle regioni ricche di petrolio e al Medio Oriente». Di Saakashvili Al Ahram dice che è più o meno un burattino americano. E conclude che la Russia non permetterà che la Georgia si trasformi in un cavallo di Troia per distruggerla. Anche un settimanale vicino ai Fratelli Musulmani che si stampa in Giordania, Al Sabil, scrive che gli americani intervengono ovunque vi sia resistenza contro il loro potere, per quello aiutano minoranze come quella albanese in Kosovo o quella Uyghur in Cina e sostengono l’integrità della Georgia mentre hanno distrutto quella della Serbia, amica della Russia.
Insomma, la lettura è molto chiara anche se le leadership politiche sono molto più caute dei loro intellettuali. Esistono però invece sotterranee preoccupazioni per cui la situazione attuale è diversa da quella della Guerra Fredda, e il titolo di questo capitolo porta il titolo: «Iran». È evidente infatti che la Russia di Putin ha in mano una carta terribile contro gli Usa e contro l’equilibrio mondiale, e di fronte a una Polonia armata di missili Putin non esiterà a incrementare la sua amicizia balistica e atomica con Ahmadinejad e il suo Asse. Dunque i Paesi sunniti temono oltremodo questa alleanza, e di una crescita del potere iraniano legato alla nuova strategia. I sunniti temono l’Iran dei mullah e le loro evidentissime mire sul Medio Oriente. Un segno molto espressivo lo si ha ancora il 4 agosto, prima della vicenda georgiana, nell’editoriale del giornale saudita Arab e-journal Elaph, firmato dall’intellettuale moderato Saleh a Rashed: l’editorialista si dice preoccupatissimo della minaccia iraniana di bloccare Hormuz e di controllare così tutti i traffici e i movimenti del Golfo e aggiunge che sopportare passivamente l’atomica in mano all’Iran equivale ad affidarla a Bin Laden. Dunque, scrive, non dobbiamo entrare nella trappola antiamericana dell’eccitazione islamista, né dobbiamo fingere di non vedere una ferita che, se non cauterizzata, porterà alla morte. A Rashed propone di bombardare l’Iran in proprio, senza aspettare né gli Usa né Israele: che sia l’Arabia Saudita a farlo. Una posizione estrema e certamente non condivisa dai politici, ma che ha il coraggio di mostrarsi al pubblico. La paura dell’Iran è grande e può moderare l’adesione islamica al nuovo corso russo se esso intende servirsi di Ahmadinejad.
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=283927

domenica 17 agosto 2008

Times: nel Baltico potrebbero tornare testate atomiche

2008-08-17 12:22
ROMA - Soffiano sempre più forti i venti di una nuova Guerra Fredda: presto nel mare Baltico, nel cuore dell'Europa, potrebbero tornare le testate nucleari russe. E' quanto scrive oggi il domenicale britannico 'Sunday Times', che nell'edizione online cita altolocate fonti militari. Nel pieno dell'alta tensione generata dalla crisi georgiana, in una mossa di chiara ritorsione al deciso "sì" polacco del 14 agosto al progetto americano di scudo spaziale", Mosca, secondo il 'Times', progetta di dotare di missili atomici i bombardieri strategici e i sottomarini nucleari e incrociatori della Flotta del Baltico.

La flotta è basata a Kaliningrad, l'enclave russa sul Baltico collocata fra le "ostili" Polonia e Lituania. Una fonte militare russa citata dal giornale inglese spiega che la flotta baltica è stata trascurata dopo il crollo dell' Unione sovietica, ma che "ora si cambia": "Vista la determinazione americana a installare una difesa missilistica in Europa, i militari stanno rivedendo tutti i loro piani per dare a Washington una risposta adeguata", dice la fonte russa. La risposta degli Stati Uniti alla notizia prematura non si é comunque fatta attendere: secondo l'ambasciatore Usa alla Nato, Kurt Volker, citato dal 'Times' online, "é veramente inopportuno che la Russia abbia scelto di reagire mettendo testate belliche nucleari in diversi posti, se veramente intende farlo, quando il resto del mondo ha ormai voltato le spalle a questo vecchio tipo di conflitto".
http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_736485538.html

GEORGIA: PUTIN BLOCCA BUSH

Mosca - Abbiamo appena ricordato le bombe (le uniche) atomiche americane sganciate sul Giappone 63 anni fa che la “guerra continua”, quella degli Usa e di Israele contro il resto del mondo ha un’altra manifestazione.

Il satellite americano Georgia sta però ricevendo una dura reazione da un Putin che non ha nessuna intenzione di ritrovarsi gli americani con i missili puntati sotto le sue finestre.

L’invasione americana del mondo conosciuto, iniziata nella prima guerra mondiale, che ha fatto passi avanti straordinari, con la complicità dell’Inghilterra, nella seconda guerra mondiale, trova, per la prima volta un ostacolo vero, la Russia di Putin e Medvedeev.

Questa Russia, che ha riscoperto, dopo la demenziale parentesi comunista, la sua vocazione eurasiatica non ha certo l’intenzione di fare da sponda agli americani, come fece l’Urss dei gerontocrati comunisti che donò decine di milioni di vite all’espansionismo americano, illudendosi di fare la rivoluzione mondiale.

Mai nessuno fu così utile al capitalismo americano dell’idiota criminale Stalin, il più grande amico degli Stati Uniti, a cui dovrebbero essere intestate strade a New York, non certo a Mosca!

Nel pubblicare di seguito un’interessante analisi di Adinolfi, noreporter.org, crediamo che ben pochi sciocchi possano ancora credere che dal 1945 si sia aperta una fase positiva.

La grassa ed imbelle Europa guarda le guerre che le scoppiano a poche centinaia di km (o, addirittura decine, come l’ex Yugoslavia) credendo, da serva degli Usa, che non la riguardino.

Ma sulle nostre teste sono già passati gli aerei che hanno bombardati i fratelli serbi nel 1999 e passano tutti i giorni gli aerei Nato destinati alle centinaia di basi Usa dislocate in tutta Europa, compreso l’Europa dell’Est.

E, da nazione sconfitta e colonizzata, offriamo le nostre città all'esercito Usa, a partire da Vicenza, dove gli italiani devono lasciar posto agli occupanti.

Cosa aspettiamo a cacciarli: un 11 settembre nostrano?

Ellezeta

ADINOLFI SULLO SCONTRO RUSSIA-GEORGIA (=RUSSIA-USA)

La guerra che vede contrapposte Russia e Georgia in Ossezia del Sud può anche degenerare. Lo può perché sono in gioco gli interessi strategici di Russia e buona parte d'Europa da un lato, di Usa e Israele dall'altro. Lo può perché la crisi internazionale è tale che una possibile via d'uscita, almeno da parte americana, può essere individuata proprio in un conflitto mondiale. Le guerre mondiali iniziano d'estate.

La Grande Guerra scoppiò il 3 agosto, il Secondo Conflitto Mondiale fu dichiarato da Francia e Inghilterra alla Germania il 3 settembre.

Impressionanti sono le analogie con il casus belli dell'epoca. Danzica, città tedesca a statuto speciale, inserita in un territorio artificialmente assegnato alla Polonia con il Trattato di Versailles, non faceva che subire vessazioni e violenze.

I soldati polacchi assassinavano, torturavano, mutilavano i civili tedeschi. La Germania cercò un qualsiasi accordo per salvare i Tedeschi in balìa dei pazzi genocidi.

FRANCIA ED INGHILTERRA SCATENARONO LA II GUERRA MONDIALE
La Francia e l'Inghilterra colsero invece l'occasione per aizzare ulteriormente i polacchi. Volevano la guerra; del resto il Council of Foreign Relations, la branchia americana della britannica RIIA, ossia il vero e proprio governo privato della politica estera americana degli ultimi sette decenni e mezzo, si era costituito nel 1933 con lo scopo dichiarato di preparare la guerra alla Germania.

Dopo l'ennesimo ultimatum disatteso, il 1 settembre 1939 Berlino intervenne a salvare Danzica; con sorprendente ipocrisia Parigi e Londra ignorarono le cause che avevano indotto il governo tedesco a intervenire e parlarono di “aggressione”, dichiararono la guerra alla Germania con la scusa di voler salvaguardare l'integrità territoriale polacca, salvo poi evitare di reagire all'invasione sovietica della Polonia dell'est, che oltretutto era, essa sì, etnicamente polacca.

Da quel giorno in poi rifiutarono categoricamente qualsiasi trattativa di pace, anche le più favorevoli: volevano la guerra, l'avevano provocata e aspettavano soltanto che si concludesse con tutta la distruzione che avrebbe comportato e che i signori della pace avevano disegnato a tavolino.

Corsi e ricorsi
Corsi e ricorsi: da quando la situazione internazionale si è mossa rendendo gli interessi energetici ed economici europei – specialmente tedeschi, ma anche italiani – abbastanza complementari a quelli russi, i guerrafondai (nello specifico israeliani e americani) hanno armato secessionisti pazzi e fanatici, come quelli che hanno tenuto in ostaggio la scuola elementare a Beslan (Ossezia del nord) macellando bambini e genitori. Hanno creato un cuneo antieruopeo e antirusso di targa islamica (Kosovo, Bosnia, Cecenia) e hanno fatto infuriare il conflitto nella zona della Georgia.

Ostentando disarmante familiarità con la menzogna, i portavoce dei guerrafondai, come l'inossidabile Miss Rice, attribuiscono la responsabilità dell'accaduto alla Russia e tacciono quanto è avvenuto in queste settimane: attacchi alla Russia dalla Georgia con droni israeliani, bombardamenti dell'Ossezia del sud (la regione russa sottomessa alla Georgia: altra analogia con Danzica).

L'8 agosto, mentre il mondo mentiva a se stesso celebrando le Olimpiadi della vergogna, i Georgiani macellavano con l'artiglieria un ospedale della capitale sud/osseta facendo numerose vittime tra malati e civili. Era il momento culminante di un'operazione aggressiva compiuta da Tbilisi con il sostegno e il suggerimento dei suoi alleati. Tbilisi si attende dai suoi protettori qualche cosa di più, visto che chiede agli Usa d'intervenire militarmente contro la Russia.

Perché la situazione precipita
Perché la situazione sta precipitando? Le ragioni sono innumerevoli; vanno ricercate innanzitutto nella continua perdita di terreno dell'egemonia americana, minacciata dalla crescita asiatica, dalla rinascita russa e dalla forza dell'euro. Per provare a salvaguardarla la Casa Bianca ha scatenato una serie di guerre preventive, inaugurando la serie nove anni fa contro Belgrado, ma i risultati non sono stati entusiasmanti.

Peggio: gli Usa hanno addirittura perso il sostegno dell'Arabia Saudita che non solo è diventata una buona collaboratrice del Cremlino (vedi l'ultimo Orientamenti & Ricerca) ma ha frenato il sostegno islamico al cuneo immaginato in Europa dal partito atlantico, al punto che ben pochi paesi musulmani hanno riconosciuto la narco/repubblica del Kosovo.

La politica di ricomposizione putiniana ha poi permesso a Mosca di non perdere, anzi di recuperare le influenze nell'Asia Centrale verso la zona chiave identificata dal santone della politica americana, il navigato Brzezinski.

Qui la Russia ha finito con il coinvolgere strettamente gli interessi tedeschi tanto che all'ultimo vertice dei Paesi di Shanghai la Germania è stata presente mentre la Cina (che è più propensa a schierarsi fattivamente con Washington che non con Mosca) lo disertava. Intanto gli accordi energetici ad ovest sono sempre più stretti. Persino l'Italia parla oggi ufficialmente di una partenrship stretta con la Russia, cosa inimmaginabile solo pochi mesi orsono. E non è tutto: l'accordo promosso da Berlusconi con Putin, lo stesso accordo che due anni fa gli era costata la rielezione sventata da sospetto broglio, verte sulla costruzione del gasdotto South Stream che rende l'Europa indipendente dal monopolio atlantista. Tale gasdotto è in progetto e sembra aver vinto la concorrenza di quello di nome Nabucco, ideato da Israeliani e Americani che punta, al contrario, a staccare l'Europa dalla Russia e a mantenerla sottomessa.

Ovviamente la propaganda che ci viene proposta afferma il contrario, e cioè che se quest'ultimo venisse edificato noi saremmo più indipendenti! Di certo è plausibile che i giornalisti, imboccati, neanche sappiano di cosa parlano; chiunque abbia un minimo di conoscenza in materia se afferma qualcosa del genere non solo è bugiardo ma è ridicolo. Il Nabucco in ogni caso passerebbe per la Georgia.

Guerra o pace
Non si tratta di tifare né d'identificarsi. Non si può neppur prender partito sulla base delle analogie storiche le quali – se ci riferiamo non già ai sistemi e alle idee ma ai comportamenti esteri – sono comunque sorprendenti: Usa e Israele hanno assunto i ruoli di Francia e Inghilterra, la Russia è nelle condizioni della Germania e la Cina veste i panni dell'Urss. Non è questo che conta, non lo è neppure la scelta dei modelli e degli spazi di libertà che, se non ci si lascia ipnotizzare dai luoghi comuni, sono comunque assai maggiori in Russia che in Usa o a Tel Aviv. Neppur si può parlare di giustizia ché, come ben noto, quando la situazione prende fuoco, raramente è da una parte sola.

Si deve allora ragionare in termine di interessi nazionali ed europei. Questi sono evidenti: se proprio la guerra dovesse infuriare bisogna augurarsi che la vincano i Russi. Poiché però la guerra serve soprattutto se non esclusivamente a permettere alla potenza declinante di mettere in discussione e in pericolo la nostra ricrescita dopo oltre sette decenni di sottomissione, quello che c'è da augurarsi è che si riesca ad imporre la pace; una pace che permetta a Mosca di garantire lo spazio vitale e l'incolumità agli osseti, da troppo tempo carne di macello designata da chi gioca a Risiko e a Monopoli mentre la gente muore.

E che puntualmente si scandalizza e fa la morale a buon mercato facendo passare per brutale e malvagio chiunque ne ostacoli i piani di democraticissimo saccheggio.

Gabriele Adinolfi (noreporter.org)

http://www.viaroma100.net/notizia.php?id=15736&type=6

venerdì 15 agosto 2008

Londra inizia la terza guerra mondiale

12 agosto 2008 (MoviSol) – Non si era ancora asciugato l'inchiostro sull'ultimo numero della nostra newsletter, intitolata "Echi del 1914", che le forze armate georgiane attaccavano quelle russe in Ossezia meridionale, scatenando una guerra nel Caucaso. "Questa non è una semplice provocazione per far arrabbiare i russi", ha dichiarato Lyndon LaRouche l'8 agosto. "Questo è parte della strategia per smembrare la Russia. Essenzialmente, questa è la terza guerra mondiale". Le impronte digitali di Londra non potrebbero essere più evidenti, in una Georgia completamente controllata da George Soros. "E' equivalente ad un attacco all'Iran", ha aggiunto LaRouche; "esattamente la stessa operazione. E dovremmo chiamarla così: Londra spinge verso la terza guerra mondiale". Chi conosce la storia e sa come gli inglesi crearono le basi per due guerre mondiali, sa riconoscere l'avvio della terza.

Non sarebbe la prima volta nella storia che l'oligarchia finanziaria internazionale tenta di tenere sotto controllo una crisi finanziaria ed economica mondiale alimentando le fiamme della guerra. E chiunque si prepara per la guerra deve prima creare un'immagine del nemico in modo da mettere in riga la popolazione. Le due immagini create dai media sono la Russia e la Cina, seguite dai vari "stati canaglia" come l'Iran, lo Zimbabwe, il Sudan ecc.

Il 9 agosto Helga Zepp-LaRouche, presidente del Movimento Solidarietà in Germania, ha scritto: "Con le fondamenta dell'attuale sistema finanziario mondiale che si sgretolano giorno dopo giorno, lo scoppio della guerra nel Caucaso [...] è un assaggio di ciò che potrebbe facilmente diventare una guerra generale. Anche se nessuno può dire esattamente quanto tempo abbiamo a disposizione per affrontare le cause sottostanti alla minaccia di guerra – e cioè la crisi del sistema finanziario mondiale – le operazioni militari nel Caucaso indicano chiaramente che siamo agli sgoccioli".

Helga Zepp-LaRouche ricorda che la destabilizzazione nel Caucaso è stata innescata lo scorso febbraio, quando l'Unione Europea, la Gran Bretagna, la Francia e altre nazioni hanno appoggiato la dichiarazione d'indipendenza unilaterale del Kosovo. "Era già perfettamente chiaro che ciò avrebbe dato il via libera ad ogni movimento separatista e ogni minoranza concepibile nel mondo. Come nelle guerre dei Balcani che condussero alla prima guerra mondiale, e come nella guerra dei Balcani del 1991, questa regione etnicamente complicata serve come scacchiera per le destabilizzazioni geopolitiche britanniche, con l'obiettivo finale di coinvolgere le grandi potenze nel conflitto e/o impedire la cooperazione economica sul continente eurasiatico. Non è sicuramente un caso che dal 12 dicembre 2007 il capo dell'unità di pianificazione dell'UE per il Kosovo è nientemeno che Roy Reeve, un esperto sulla Russia che in precedenza ha lavorato in Irlanda del Nord, Ucraina, Armenia e Georgia, cioè precisamente i paesi che hanno problemi di nazionalità e di minoranze etniche".

I leader europei agiscono come marionette dei britannici, sbracciandosi per la "democrazia" in Cina o in Russia, mentre con la ratifica del Trattato di Lisbona hanno depennato le basi democratiche delle proprie istituzioni di governo. E purtuttavia, una via d'uscita è ancora possibile.

"Se vogliamo approfittare dello spiraglio ancora aperto", scrive Helga Zepp-LaRouche, "dobbiamo imbarcarci verso una rotta radicalmente diversa". Un impulso promettente viene proprio dal ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, in un articolo che riflette la posizione del Presidente Medvedev e del Primo ministro Putin (vedi qui). "Le nazioni occidentali hanno essenzialmente due opzioni: o seguono la linea britannica, trattando la Russia, la Cina e l'India come nemici – il che significa, ad esempio, usare la Georgia per operazioni anti-russe, promuovere tendenze separatiste in Cina, scatenare le locuste (hedge funds) in India e cose simili. In questo caso, andremo sicuramente verso la grande catastrofe. Oppure, esse possono accogliere la proposta formulata da LaRouche ormai da tempo, quella di impostare un nuovo ordine economico e finanziario mondiale nella tradizione di Roosevelt, del suo New Deal e della sua Bretton Woods. In questa configurazione, gli Stati Uniti, la Russia, la Cina e l'India devono collaborare in un nocciolo duro, al quale si aggregheranno le altre nazioni sovrane. In essenza, questo è anche il succo dell'articolo di Lavrov".

Per le nazioni europee, ciò significa che esse devono districarsi dal governo tecnocratico sovrannazionale di Maastricht-Lisbona, controllato dai britannici, e ristabilire un sistema di cooperazione tra le nazioni sovrane.

http://www.movisol.org/08news172.htm

La lezione di Putin alla Casa Bianca

di LUCIO CARACCIOLO


Se Saakashivili non esistesse, Putin dovrebbe inventarlo. Pare che nelle prime ore di guerra il padrone della Russia non credesse alle sue orecchie.
Lo sconsiderato arcinemico georgiano era finito con entrambi i piedi nella trappola sud-ossetina, sfidando Mosca sul terreno militare. In pochi giorni, Putin ha non solo ripreso il controllo dell'enclave contesa, ma minaccia di ridurre l'intera Georgia ad entità virtuale. Soprattutto, ha inflitto una sonora lezione agli Stati Uniti. Per la prima volta dal crollo dell'Unione sovietica, l'impero russo è all'offensiva. La guerra di Georgia non ha solo un formidabile impatto regionale, ma contribuisce a riscrivere gli equilibri globali così come sembravano essersi consolidati alla fine dello scorso secolo. Vediamo.

Durante la guerra fredda, l'obiettivo strategico degli Stati Uniti era di impedire che l'Europa occidentale cadesse sotto l'influenza russo-sovietica. Quasi vent'anni dopo aver sconfitto l'Urss, gli americani scoprono che russi ed europei occidentali - tedeschi, francesi e italiani in testa - non sono mai stati tanto vicini. Non solo gas e petrolio. Berlino, Parigi e Roma considerano Mosca parte integrante dell'equilibrio continentale. Dunque rifiutano di costruire una coalizione antirussa in Europa, come vorrebbero i "falchi" di Washington, guidati da Cheney e McCain. E come sognano le piccole e medie nazioni dell'Europa centro-orientale, filoamericane e russofobe (oltreché euroscettiche, salvo quando si tratta di incassare i soldi di Bruxelles). Una frattura che attraversa l'alleanza atlantica e l'Unione europea. Divide l'Occidente. Anzi, ne avvicina una parte essenziale alla Russia.

Una tendenza percepibile da tempo, ma che la guerra di Georgia ha reso esplicita. Sarkozy è stato prontissimo a volare a Mosca e a Tbilisi, appena ha capito che la partita sul terreno era decisa, almeno in questa fase. Contrariamente alle apparenze, il leader francese non è stato un mediatore, ma il notaio della vittoria russa e della sconfitta georgiana. Soprattutto, dell'impotenza americana. Il "piano di pace" francese ha semplicemente certificato il risultato sul terreno. Tbilisi può scordarsi Ossezia del sud e Abkhazia. Mosca si vede riconosciuto di fatto il diritto a una sfera di influenza pancaucasica. Putin provvederà poi, imbaldanzito dal successo, a interpretare in modo più estensivo il suo successo. Come si osserva a Parigi, Berlino e Roma, dopo la batosta la Georgia è molto più lontana dalla Nato. E con essa l'Ucraina, l'altra grande perdente dello scontro per l'Ossezia meridionale.

La Francia ha agito a nome dell'Unione europea, in quanto presidente di turno. Ma non per conto di tutti. A parte i classici distinguo britannici, nella tragedia georgiana polacchi e baltici si sono smarcati dagli euroccidentali. Mentre Sarkozy avallava il trionfo russo, i presidenti di Polonia, Estonia, Lettonia, Lituania, accompagnati dal collega ucraino, volavano a Tbilisi per solidarizzare con lo sconfitto. Denunciando l'"imperialismo" e il "revisionismo" di Mosca così certificando l'esistenza di almeno due Europee nell'Unione europea e nella Nato. Quella più aperta alle ragioni e agli interessi di Mosca, della quale l'Italia di Berlusconi rappresenta paradossalmente l'ala più estrema - il nostro leader passa per "amerikano" ma quando si tratta di scegliere fra Bush e Putin inclina per il secondo. E quella antirussa, guidata dal "gemello" polacco Lech Kaczynski e dall'estone-americano Toomas Hendrik Ilves, per cui non ci sarà pace in Europa finché esisterà la Russia. Si può immaginare che cosa sarebbe successo se la cabala della rotazione avesse assegnato ad uno di loro la presidenza dell'Ue.

Era questa l'Europa, era questo l'Occidente per cui gli Stati Uniti si sono battuti nella guerra fredda? Certamente no. L'America non aveva spinto l'Urss al suicidio per ritrovarsi di fronte un impero russo assetato di rivincita, deciso a riconquistare almeno parzialmente i territori persi nella "catastrofe geopolitica" (Putin) del 1989-'91 e capace di strutturare un solido rapporto con l'Europa occidentale. Valeva la pena per gli Usa scambiare satelliti come Bonn (oggi Berlino) e Roma - per tacere del contrastato ma fruttuoso rapporto con Parigi - con Tallinn, Riga e Vilnius, dove l'ambasciatore americano è l'autorità suprema, almeno quanto da noi negli anni Cinquanta? O anche con Varsavia, Kiev e Tbilisi?

La "Nuova Europa" evocata da Rumsfeld ai tempi della campagna irachena sta procurando a Washington più problemi di quanti ne risolva. Il caso georgiano è esemplare Saakashivili si considera più americano di molti americani. Bush lo ha sostenuto e armato per servirsene come spina nel fianco del colosso russo, in un'area strategica per i corridoi energetici. A cominciare dall'oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan e dall'assai futuribile gasdotto Nabucco, entrambi di dubbio senso economico ma concepiti come leve geopolitiche per aprire vie alternative a quelle russe nelle esportazioni di greggio e di gas centroasiatico verso l'Europa. Ma i georgiani hanno sovrainterpretato l'appoggio americano. Hanno voluto vedervi - o è stata loro fatta vedere - luce verde per la riconquista del loro micro-impero caucasico, da estendere a popoli refrattari a Tbilisi come, i sud-ossetini.

Nel gioco delle ingenuità e manipolazioni reciproche, alla fine, come nel caso del Kosovo, è stata la coda a muovere il cane. Se però gli albanesi dell'Uck usarono magistralmente la Nato contro la Serbia, i georgiani - o almeno il loro avventuroso condottiero - si sono illusi di godere della protezione americana contro Putin. Nessuno a Washington è pronto a scatenare la guerra alla Russia in nome dei diritti della Georgia.
Nel crepuscolo di Bush, la balbettante risposta americana alla guerra russo-georgiana riflette il vuoto strategico di questa amministrazione. Oscillante fra l'ammiccamento a Putin e il tentativo di sancire il riallargamento della Nato la definitiva liquidazione di qualsiasi sfera di influenza russa in Europa. Un zigzag pericoloso, che ha prima terrorizzato la Russia con l'avanzata della Nato verso le sue frontiere, con la Rivoluzione delle rose in Georgia e soprattutto con quella arancione in Ucraina.

Salvo poi scatenarne la prevedibile reazione. Ora anche militare. Minacciare l'esclusione della Russia dal G8 e inviare aiuti umanitari ai georgiani su navi militari a stelle e strisce può forse giocare in chiave di campagna elettorale repubblicana contro il "morbido" Obama. Certo non spaventa Putin. Convinto di poter contare anche sui partner della "Vecchia Europa".
Al prossimo presidente di compiere la scelta che Bush, dopo Clinton, non ha saputo osare. L'alternativa è fra accettare la Russia come fattore imprescindibile dell'equazione di potenza in Eurasia, oppure aderire alla convinzione polacco-baltica, ma anche ucraina e georgiana, per cui la vittoria nella guerra fredda non significa solo abbattere la cortina di ferro, ma spostarla quanto più a ridosso di Mosca possibile. Isolando e distruggendo una volta per tutte l'impero russo, vocato all'espansione a mano armata.

Entrambe le scelte hanno dei costi. La seconda difficilmente potrebbe evitare una guerra, o una serie di guerre nel cuore del nostro continente. Perché la Russia non si suiciderà come l'Urss. Questo Putin voleva far sapere al mondo con la campagna georgiana. Di questo abbiamo preso atto nella "Vecchia Europa". Ma in America?

(14 agosto 2008)
http://www.repubblica.it/2008/08/sezioni/esteri/ossezia-bombardamenti-2/commento-caracciolo/commento-caracciolo.html

Crisi in Georgia: rischio terza guerra mondiale

Gli Stati Uniti innescano un escalation che pericolosamente avvicina la Terza Guerra Mondiale all'orizzonte. La crisi caucasica iniziata con i bombardamenti georgiani sulla regione separatista dell'Ossezia del Sud, raid a sorpresa che hanno mietuto circa duemila vittime tra la popolazione di etnia russa, ha causato l'immediata reazione di Mosca con l'occupazione dell'Ossezia del Sud.

Non solo Russia, le responsabilità degli Usa

I mass media occidentali hanno evidenziato soprattutto il secondo atto della storia, l'invasione russa, ponendo poca enfasi sul primo evento (bombardamento georgiano del 7 agosto 2008 sulla popolazione inerme e sulle forze d'interposizione russe). L'immediato intervento americano in Georgia, a sostegno di Tblisi e contro Mosca, potrebbe celare un forte interesse occidentale nell'area caucasica. La zona è strategicamente importante per il passaggio delle pipe-line (petrolio e gas). Per gli occidentali rappresenta un'alternativa al monopolio della fornitura di gas tramite la Russia. Anche Mosca nutre il medesimo interesse. Va tuttavia rivalutata la situazione di Mosca in questa crisi, tutt'altro che invasore come molti mass media occidentali hanno immediatamente montato. Emerge invece l'ipotesi di una escalation fortemente voluta da Washington per rafforzare la sfera d'influenza della Nato nell'area. Oltre ad aver trasportato nell'area i militari georgiani stanziati in Iraq, Mosca accusa gli americani di dare sostegno logistico-militare alla Georgia e di fomentare la guerra. L'intervento russo va invece interpretato a protezione delle etnie russe in Ossezia che, a seguito anche del riconoscimento unilaterale di Washington nel Kossovo (contro il parere di Mosca), rivendica l'indipendenza da Tblisi. Del tutto fallimentare la mediazione dell'Unione Europea ferragostana, apparsa lenta e burocratica, incapace di fare fronte ai colpi di mano sia russi e sia anche americani.

15 / 08 / 2008

http://www.storia.okpedia.com/crisi-in-georgia-rischio-terza-guerra-mondiale.htm

Caucaso, si alza la tensione Usa-Russia "Sequestrate armi americane in Georgia"

Bush: "Mosca rispetti cessate il fuoco"

Mentre i blindati russi continuano ad entrare in Georgia, il presidente americano George Bush ribadisce che Mosca deve "rispettare il cessate il fuoco e la territorialità della Georgia". Intanto all'Onu si discute il testo del piano di pace proprosto dal presidente francese Sakozy, il quale ha sentito telefonicamente gli altri leader europei, tra cui il premier italiano Silvio Berlusconi.

12.33 - Polonia nei guai
Ospitando lo scudo spaziale Usa, la Polonia si mette da sola nel mirino della risposta russa: lo ha detto il vice capo di Stato maggiore russo, generale Anatoli Nogovitsin, citato dall'agenzia Interfax. ''Gli usa si occupano della difesa antimissilistica del proprio stato e non della Polonia, mentre la Polonia, dislocando lo scudo spaziale Usa, si mette nel mirino da sola.

12.09 - Rischio guerra fredda
La fretta nel concludere ieri l'accordo tra Usa e Polonia sullo scudo spaziale Usa dimostra che e' indirizzato contro la Russia. Lo ha detto una fonte di alto livello del ministero degli esteri russo all'Interfax. 'Di fatto, il progetto -precisa la fonte - non ha nulla a che vedere con la minaccia missilistica iraniana ma e' indirizzato contro la Russia'.

11.58 - Trovate armi Usa
Il vice capo di Stato maggiore russo, generale Anatoli Nogovitsin, ha reso noto durante una conferenza stampa a Mosca che vicino alla citta' georgiana di Senaki e' stato sequestrato un grande deposito di armi di fabbricazione Usa. L'alto ufficiale ha aggiunto di non avere ancora alcuna informazione se gli Usa stanno consegnando in queste ore alla Georgia carichi di natura umanitaria o con materiale militare. Lo riferisce l'agenzia Interfax.

11.19 - Distrutta Tskhinvali
Il presidente goergiano Mikhail Saakhasvili ha accusato oggi i russi di aver distrutto con l'aviazione la capitale sud osseta, Tskhinvali. Al russo Kommersant, Saakhasvili dice che la citta' e' stata trasformata in un'altra Grozny, la capitale cecena

09.43 - Tbilisi:"Nessun carro armato verso Kutaissi
Il ministero degli interni georgiano ha smentito che carri armati russi siano diretti verso Kutaissi, la seconda città del Paese, come annunciato giovedì dallo stesso ministero: lo riferisce Radio Eco di Mosca. Il ministero ha precisato che le forze russe sono ancora a Senaki, Zugdidi e Gori, città quest'ultima dove sono in corso trattative con la polizia georgiana per il trasferimento del controllo.

07.37 - La Rice lascia Parigi
Il segretario di stato americano Condoleezza Rice ha lasciato questa mattina Parigi, diretta a Tbilisi, per una missione che ha lo scopo di dimostrare il sostegno di Washington alla Georgia nel conflitto che oppone il paese caucasico alla Russia. Il presidente francese Nicolas Sarkozy, che ieri ha avuto colloqui con la Rice sul tema georgiano, ha detto che il segretario di stato americano porta con sé "un certo numero di documenti" suscettibili di "consolidare il cessate il fuoco e consentire un rapido ritiro delle truppe russe".

07.02 - Canada annulla esercitazione con Russia
Il Canada, come hanno già fatto gli Stati Uniti, ha annunciato di aver annullato un esercitazione militare congiunta con la Russia. "A causa della situazione in Georgia, e dopo esserci consultati con i nostri alleati americani, abbiamo deciso di annullare l'esercitazione militare 'Vigilant Eagle' che doveva cominciare il 20 agosto" ha dichiarato in un comunicato il ministro della Difesa canadese Peter MacKay.

06.37 - Bush:"Braccio di ferro potrebbe durare settimane"
Potrebbe durare "settimane" il braccio di ferro tra georgiani, russi e, da oggi, americani nella repubblica caucasica. Lo ha detto il presidente americano, George W. Bush, incontrando i vertici e gli agenti della Cia. In queste ore il tavolo di Bush è inondato da rapporti della Cia sulla situazione in Georgia, provenienti dalle rete estera dell'intelligence.

00.23 - La Russia è ottimista
L'ambasciatore russo all'Onu, Vitaly Churkin, si è detto ottimista sulla possibilità di giungere in tempi brevi a una risoluzione del Consiglio di sicurezza per la tregua tra Mosca e Tbilisi. "Credo - ha detto - che la si avrà presto" e che rifletterà esattamente i sei punti del piano di pace messo a punto dal presidente francese, Nicolas Sarkozy".

00.00 - Il piano di pace all'Onu
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sta discutendo a livello informale una bozza di risoluzione per appoggiare il piano in sei punti per la pace in Georgia proposto dal presidente francese Nicolas Sarkozy. Le discussioni sul testo sono però lunghe e complesse, e la delegazione francese all'Onu, in qualità di presidente di turno dell'Unione europea, sta lavorando intensamente per trovare un compromesso che possa soddisfare sia Mosca sia Tbilisi.

Venerdì 15 agosto

23.18 - Sarkozy consulta gli altri leader
Il presidente francese, Nicholas Sarkozy, ha avuto una serie di colloqui telefonici con il capo del governo polacco, quello italiano e quello britannico. In una nota dell'Eliso si spiega che "si è intrattenuto al telefono con il primo ministro polacco, Donald Tusk, il presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, e il primo ministro britannico, Gordon Brown, nell'ambito degli sforzi per una rapida soluzione della crisi in Georgia".

21.30 - Bush: "La Russia rispetti il cessate il fuoco"
Il presidente americano, George Bush, ha ribadito che la Russia deve onorare il cessate il fuoco in Georgia e rispettare "l'integrità territoriale" del Paese. Bush ha partecipato a un briefing con i responsabili dell'intelligence americana, che lo hanno aggiornato sulla situazione della crisi in Georgia.

http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo424271.shtml