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lunedì 21 settembre 2009

Angkor Wat - CAMBOGIA - La città misteriosa - 2012 e la civiltà scomparsa

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Angkor Wat
(in lingua khmer Tempio della città) è un tempio khmer, situato nel sito archeologico di Angkor, in Cambogia, nei pressi della città di Siem Reap.

Il tempio fu fatto costruire dal re Suryavarman II (1113-1150). Il re ordinò che la gigantesca costruzione partisse da 4 lati contemporaneamente, cosicché fu completata in meno di 40 anni. L'ipotesi più probabile è che si tratti di un mausoleo, un luogo dove il re avrebbe potuto essere venerato dopo la morte. Infatti, l'entrata principale è situata ad ovest, come nei templi funerari, e non ad est, come consuetudine per i templi indù. Il tempio è a forma di rettangolo, lungo circa 1,5 km da ovest a est e 1,3 km da nord a sud; all'interno del fossato che circonda completamente il muro perimetrale di 3,6 km vi sono tre gallerie rettangolari, costruite una sopra l'altra. Al centro del tempio si trovano cinque torri. Angkor Wat si compone di due principali caratteristiche dell'architettura cambogiana: il tempio collina che si erge all'interno di un fossato e che simboleggia il Meru (la montagna degli dei nella religione indù, ed infatti il tempio è consacrato a Vishnu), e i successivi templi a galleria.

È diventato il simbolo della Cambogia ed appare sulla bandiera nazionale; è oggi il luogo del paese più visitato dai turisti. Secondo il Guinness dei primati, è il più vasto sito religioso al mondo.
Indice
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* 1 Storia
* 2 Lo Stile
* 3 Il Sito
o 3.1 Il cortile più esterno
o 3.2 La struttura centrale
* 4 Angkor Wat oggi
* 5 Curiosità
* 6 Note
* 7 Bibliografia
* 8 Altri progetti
* 9 Collegamenti esterni

Storia [modifica]
Angkor Wat è il tempio più a sud tra i siti archeologici dell'area di Angkor.

La prima costruzione del tempio iniziò nella prima metà del XII secolo, durante il regno di Suryavarman II (1113-1150 circa), e fu dedicato a Vishnu. Non sono state trovate iscrizioni del periodo della fondazione, per cui il nome originale è oggi sconosciuto. È situato a 5,5 km a nord dell'odierna città di Siem Reap, e a sud-est della capitale precedente, che era a Baphuon. Sembra che alla morte del re i lavori si siano fermati, ed alcuni bassorilievi siano rimasti incompiuti. Nel 1177 Angkor fu saccheggiata dai Chăm, tradizionali nemici dei Khmer. L'impero fu rifondato dal un nuovo re, Jayavarman VII, che stabilì la nuova capitale e il tempio dello stato rispettivamente a Angkor Thom e a Bayon, pochi chilometri a nord.
Una fotografia di Angkor Wat del 1866 scattata da Emile Gsell.

Nel XIV o XV secolo il tempio fu convertito al Buddhismo Theravada, e tale è rimasto fino ai nostri giorni. Angkor Wat si differenzia dagli altri templi di Angkor perché non è mai stato del tutto abbandonato, ed inoltre il fossato esterno lo ha in un certo qual modo protetto dall'avanzare della giungla. Fino al XVI secolo il tempio era conosciuto come 'Preah Pisnulok', dal nome dato a Suryavarman dopo la sua morte. In questo periodo prese il suo nome moderno, che significa "Città Tempio". 'Angkor' è la forma dialettale della parola nokor che deriva dal sanscrito 'nagara' (capitale), mentre wat è il termine Khmer per tempio.

Uno dei primi visitatori occidentali del tempio fu Antonio da Magdalena, un monaco portoghese che lo visitò nel 1586 ed affermò che "è una costruzione così straordinaria che è impossibile da descrivere con una penna, poiché non c'è un edificio simile al mondo. Ha delle torri e delle decorazioni e quanto di più raffinato che il genio umano possa immaginare." Tuttavia il tempio divenne popolare in Occidente solo alla metà del XIX secolo, dopo che Henri Mouhot pubblicò le sue note di viaggio. L'esploratore francese scrisse:
« Uno di questi templi (un rivale per quello di Salomone, ed eretto da qualche antico Michelangelo) potrebbe avere un posto d'onore accanto ai nostri edifici più belli. È più grandioso di qualsiasi cosa ci abbiano lasciato i greci o i romani, e contrasta tristemente con la situazione selvaggia in cui versa ora la nazione. »

La bandiera della Cambogia ha una rappresentazione stilizzata di Angkor Wat.

Mouhot, come altri visitatori occidentali, non credette che i Khmer avessero potuto costruire il tempio, e ne sbagliò la datazione giudicando che fosse contemporaneo ai romani. La vera storia di Angkor Wat fu messa insieme solo dopo lunghi studi stilistici ed epigrafici che furono portati avanti con la sistemazione ed il restauro dei siti dell'intera area di Angkor.

Angkor Wat richiese un notevole lavoro di restauro durante il XX secolo, in particolare la rimozione della terra e della vegetazione. I lavori furono interrotti durante la guerra civile e sotto il controllo dei Khmer rossi negli anni '70 e '80, anche se subirono relativamente pochi danni durante questo periodo, ad eccezione dei furti.

Il tempio è diventato il simbolo della Cambogia, e i cambogiani ne sono molto orgogliosi. Una rappresentazione di Angkor Wat è stata messa nella bandiera nazionale della Cambogia fin dalla sua creazione (nel 1863 circa); è il solo edificio ad apparire su una bandiera nazionale.
Lo Stile [modifica]
I Devata sono caratteristiche dello stile Angkor Wat.

Angkor Wat è il principale esempio dello stile classico dell'architettura Khmer, da cui ha preso il nome lo 'stile Angkor Wat'. Durante il XII secolo gli architetti Khmer divennero più abili rispetto ai predecessori nell'uso della pietra arenaria (piuttosto che mattoni) come materiale principale per la costruzione di edifici. Altri templi in questo stile sono Banteay Samré, Thommanon, Chao Say Tevoda e i primi templi di Preah Pithu ad Angkor; fuori Angkor, Beng Mealea e parte di Phanom Rung e Phimai. Lo stile Angkor Wat fu seguito dal periodo cosiddetto Bayon, in cui alla qualità si preferì la quantità.

Angkor Wat è stato elogiato soprattutto per l'armonia del suo progetto, che è stato paragonato all'architettura degli antichi greci e romani. Secondo Maurice Glaize, un sovrintendente di Angkor della metà del XX secolo, il tempio "raggiunge una perfezione classica mediante una moderata monumentalità dei suoi elementi più belli e la collocazione precisa delle sue proporzioni. È un'opera di potenza, unità e stile".

Gli elementi architettonici che lo caratterizzano comprendono: torri ogivali a forma di bocciolo di loto, semi-gallerie e corridoi più ampi, terrazze cruciformi che appaiono lungo l'asse principale del tempio. La maggior parte delle aree visibili sono di blocchi di pietra arenaria, mentre la laterite fu usata per il muro esterno e per le parti strutturali nascoste. Il legante usato per unire insieme i blocchi non è stato ancora identificato, ma si pensa a delle resine naturali o della calce secca. Altri elementi del progetto sono stati persi a causa dei furti e del tempo, inclusi gli stucchi dorati sulle torri, alcune figure dorate nei bassorilievi, e i pannelli in legno dei soffitti e delle porte. I tipici elementi decorativi sono devata (o apsara), bassorilievi, e l'uso esteso di scene narrative e floreali sui frontoni. Le sculture è abbastanza statica e meno gradevole dei periodi precedenti.
Il Sito [modifica]
Una pianta di Angkor Wat

Angkor Wat, situata a 13°24′40″N 103°52′9″E / 13.41111, 103.86917, è una combinazione unica tra il tempio-montagna, cioè il progetto standard per i templi nazionali dell'impero, e il successivo piano di gallerie concentriche. Il tempio è la rappresentazione del Monte Meru, la casa degli dei: le cinque torri centrali simboleggiano i cinque picchi della montagna, mentre le mura ed il fossato simboleggiano le montagne e l'oceano che le circonda. L'accesso alle zone più in alto erano via via sempre più esclusive, e le persone normali erano ammesse solo nel livello più basso.

Al contrario della maggior parte dei templi Khmer, Angkor Wat è orientato ad ovest invece che ad est. Questo ha portato molte persone (inclusi Glaize and George Coedès) a concludere che Suryavarman volesse servirsene come tempio funerario. Altre testimonianze di questo sono fornite da alcuni bassorilievi, che procedono in senso antiorario (detto prasavya in hindi), cioè al contrario rispetto alla normalità. I riti procedono in ordine inverso durante i funerali Brahminici. L'archeologo Charles Higham una cassa che potrebbe essere un'urna cineraria che fu scoperta dalla torre centrale. Freeman and Jacques fanno notare tuttavia che molti altri templi di Angkor non hanno il tipico orientamento ad est, e suggeriscono che l'allineamento di Angkor Wat sia dovuto alla sua consacrazione a Vishnu, che è associato con l'ovest.
Il cortile più esterno [modifica]
Primo ingresso al tempio

Il muro più esterno, lungo 1025 metri per 802 metri di larghezza ed alto 4,5 metri, è circondato da una fascia di terreno libero e da un fossato. L'accesso al tempio da est è lungo un declivio di terra, ed in pietra arenaria da ovest; quest'ultima è l'entrata principale ed è probabilmente dove prima c'era un ponte.[1] In ogni punto cardinale ci sono dei gopura; il più grande è quello ad ovest con tre torri in rovina. Glaize fa notare che questo gopura richiama perfettamente la forma del tempio.[2] Sotto la torre più meridionale c'è una statua di Vishnu, conosciuta come Ta Reach, che probabilmente occupava in precedenza la parte centrale del sacrario.[3] Tra le torri corrono delle gallerie che arrivano fino alle due entrate ai lati del gopura, dette anche "porte degli elefanti", perché sono abbastanza grandi da farcene passare uno attraverso. Queste gallerie hanno delle colonne quadrate nella parte esterna (ovest) e sono chiuse da pareti nella parte interna (est). Il soffitto tra le colonne è decorato con fiorni di loto; la parte ovest con figure danzanti e la parete ad est del muro con finestre, con figure maschili danzanti e animali baldanzosi, e con devata, incluse le uniche nel tempio che mostrano i propri denti (a sud della porta).

Il muro più esterno racchiude un'area di circa 820.000 metri quadrati, che originariamente oltre al tempio vero e proprio era occupata anche dalla città, e da palazzo reale a nord del tempio. Questi edifici, come tutte le costruzioni comuni di Angkor, erano costruiti in materiale deperibile e non in pietra, ed è per questo che oggi non ne rimane niente se non lo schema delle strade.[4] La maggior parte di quest'area è oggi invasa dalla foresta. Un viale pavimentato di 350 metri unisce il gopura occidentale al tempio vero e proprio, con dei naga a balaustra e sei gruppi di scalini che su ambedue i lati conducono verso la città. Su ciascun lato c'è una biblioteca con un ingresso per ogni punto cardinale, con di fronte il terzo gruppo di scale dall'entrata, ed uno stagno tra la biblioteca e il tempio stesso. Gli stagni non facevano parte del progetto iniziale, così come il terrazzo a forma di croce con a guardia dei leoni che connete il viale pavimentato alla struttura centrale.[5]
La struttura centrale [modifica]
Una veduta dell'asse principale in un modello di Angkor Wat: sullo sfondo si vede il terrazzo a pianta cruciforme che si trova in fondo alla struttura centrale.

Il tempio vero e proprio si eleva su di un terrazzamento rialzato sopra il livello della città. È composto essenzialmente da tre gallerie che si alzano verso la torre centrale; ogni livello sale sopra quello sottostante. Per Mannikka le gallerie sono dedicate rispettivamente al re, a Brahma e la luna, e a Vishnu.[6] Ogni galleria ha un gopura ad ogni punto cardinale, e le due gallerie interne hanno delle torri agli angoli, e formano un quincunx con la torre centrale. Poiché il tempio è orientato verso ovest, tutto l'insieme è spostato all'indietro verso est, lasciando più spazio libero in ogni cortile o galleria del lato occidentale; per lo stesso motivo ad ovest gli scalini sono meno ripidi che sull'altro lato. La galleria più esterna misura 187 per 215 metri, con agli angoli dei padiglioni invece che delle torri. la galleria è aperta verso l'esterno del tempio, con delle semi-gallerie con colonne che si allungano e che rinforzano la struttura. I muri interni contengono una serie di bassorilievi con scene in larga scala, principalmente dal Ramayana e dal Mahābhārata. Higham li definì "la più grande disposizione lineare di sculture in pietra mai conosciuta".[7] Partendo dall'angolo a nord-ovest in senso antiorario, la galleria più occidentale mostra la battaglia di Lanka (tratto dal Ramayana, dove Rama sconfigge Ravana) e la battaglia di Kurukshetra (tratto dal Mahābhārata, che mostra l'annientamento reciproco dei clan Kaurava e Pandava). Seguono poi delle scene storiche nella galleria più meridionale, una processione di Suryavarman II, e poi i 32 inferni e i 37 paradisi della mitologia indù. Glaize scrive di
I bassorilievi del Kurma mostrano Vishnu al centro, il suo avatar di tartaruga sotto Kurma , gli asura e i deva a destra e a sinistra, con apsara e sopra Indra.
« queste anime sfortunate che sono gettate giù all'inferno a soffrire con crudeltà così articolate che a volte sembrano del tutto sproporzionate rispetto al crimine commesso. Così ci sono persone che hanno danneggiato l'altrui proprietà a cui vengono rotte le ossa, gli ingordi sono divisi in due, i ladri di riso tormentati da ventri enormi di ferro incandescente, coloro che raccolsero fiori nel giardino di Shiva hanno le teste trafitti da unghie, e i ladri sono lasciti al gelo più intenso.[8] »


Nella galleria ad est c'è una delle scene più rinomate, la grande creazione del mare di latte, e mostra 92 asure e 88 deva che usano il serpente Vasuki per produrre il mare sotto la direzione di Vishnu (Mannikka conta solo 91 asure, e spiega l'asimmetria numerica come la rappresentazione del numero di giorni tal solstizio d'inverno all'equinozio di primavera, e dall'equinozio al solstizio d'estate.[9] La galleria a nord mostra la vittoria di Krishna su Banasura (dove secondo Glaize, "la lavorazione è la peggiore in assoluto"[10]) e una battaglia tra gli dei induisti e asure. I padiglioni all'angolo nord-ovest e sud-ovest contengono ambedue delle scene in scala ridotta, alcune non identificate, ma soprattutto dal Ramayana o dalla vita di Krishna.

Come connessione tra la galleria più esterna e il secondo cortile c'è un chiostro a forma di croce, chiamato oggi Preah Poan (il "Salone dei mille Buddha"). Per secoli le immagini di Buddha sono state lasciate nel chiostro dai pellegrini, sebbene oggi la maggior parte siano state rimosse. Quest'area ha molte inscrizioni legate alle buone opere dei pellegrini, la maggior parte scritte in khmer ma altri in birmano e in giapponese. I quattro piccoli cortili delineati dal chiostro sembra che un tempo potessero essere riempiti d'acqua.[11] A nord e a sud del chiostro ci sono le biblioteche.
La torre di nord-ovest nella galleria più interna al tramonto.

Più oltre, le gallerie più interne immediatamente seguenti sono connesse tra di loro connesse e con due biblioteche affiancate da un altro terrazzamento a croce, anche questo aggiunto in seguito. Salendo dal secondo livello in poi, sulle pareti abbondano i devata, singolarmente o in gruppi di quattro. Il cortile al secondo livello è di 100 per 115 metri, e può darsi che fosse in origine allagato a rappresentare l'oceano intorno al Monte Meru.[12] Tre gruppi di scalini su ciascun lato conducono in alto verso le torri sugli angoli e gopure nelle gallerie più interne. La scalinata molto ripida rappresenta la difficoltà di salire nel regno degli dei.[13] La galleria più interna, detta Bakan, è un quadrato di 60 metri di lato con gallerie che connettono i gopura con il sacrario centrale, e altri sacrari secondari si trovano sotto le torri angolari. I soffitti delle gallerie sono decorati con dei corpi di serpente che terminano in teste di leone o di garuda. Dei frontoni scolpiti decorano gli ingressi delle gallerie e dei sacrari.

La torre sopra il sacrario centrale si eleva per 43 metri ad un'altezza di 65 metri dal piano del terreno; diversamente dai precedenti templi-montagna, la torre centrale si eleva sopra le quattro torri che la circondano.[14] Il sacrario stesso, in origine occupato da una statua di Vishnu e aperto su ogni lato, fu murato all'interno quando il tempio fu convertito al Buddhismo Theravada, con dei Buddha in piedi disegnati sulle nuove mura. Nel 1934 il sovrintendente George Trouvé scavò la cavità sotto il sacrario centrale: riempito di sabbia ed acqua, era già stato derubato di tutti i suoi tesori, ma trovò un deposito di foglie d'oro appena due metri sopra il livello del terreno. [15]
Angkor Wat oggi [modifica]
Il tempio visto dall'angolo nordoccidentale del muro esterno

Dal 1990 Angkor Wat ha visto rinascere gli sforzi per la conservazione e un enorme incremento di turisti. Il tempio fa parte del sito di Ankgor, che dichiarato patrimonio dell'umanità nel 1992; questo portò allo stanziamento di un po' di fondi ed ha incoraggiato il governo Cambogiano a proteggere il sito. [16] Il progetto tedesco per la conservazione di Apsara (GAPC) sta lavorando per proteggere i devatas e altri bassorilievi che decorano il tempio. I rilievi dell'organizzazione hanno trovato che circa il 20% dei devatas erano in pessime condizioni, principalmente a causa della erosione naturale e il deterioramento della pietra, ma anche in parte a causa di precedenti tentativi di restauro.[17] Altro lavoro include la riparazione delle strutture crollate, e la prevenzione di crolli futuri: la facciata ovest del livello superiore, per esempio, è stata rinforzata dal 2002 con impalcature,[18] mentre un team giapponese ha completato nel 2005 il restauro della biblioteca nord del cortile più esterno.[19]

Angkor Wat è diventata una delle maggiori destinazioni turistiche: il numero di ingressi al tempio non sono noti, ma nel 2004 il paese ha accolto più di un milione di passeggeri internazionali in arrivo,[20] di cui il 57% (secondo il Ministero del Turismo), avevano pianificato di visitare il tempio.[21] L'afflusso di turismo ha finora causato relativamente pochi danni, se non alcuni graffiti; sono stati messi dei corrimano e degli scalini in legno per proteggere i bassorilievi e i pavimenti. Il turismo ha anche fornito dei fondi aggiuntivi per la manutenzione (circa il 28% dei guadagni dai biglietti d'ingresso di tutto il sito di Angkor viene speso nel tempio), ma la maggior parte del lavoro proviene dal gruppo pagati da governi stranieri piuttosto che dalle autorità cambogiane. [22]

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