Cerca nel blog

venerdì 22 maggio 2009

I codici di Nut e lo zodiaco di Denderah

Scritto da Sirius_Cily

Articolo e ricerca ad opera di Monica Caron

Il mio lavoro, si basa sulle osservazioni e le intuizioni che mi vennero studiando i dipinti della Dea Nut e dello Zodiaco di Denderah. Le mie, sono solo idee, e per questo devono essere verificate per attestare la loro veridicità ed il loro valore scientifico, ma se, come credo, il risultato sia affermativo, ci troveremmo davanti ad una scoperta a dir poco eccezionale. Ora vi spiegherò per gradi i particolari.

La Dea Nut era la raffigurazione della volta celeste, e veniva anche chiamata la Mucca Sacra, Hathor. Generò Iside, che gli Egizi solevano anche chiamare Sothis o Sirio, che come sappiamo è la stella “dell’arco”, Nel dipinto Nut crea un Arco, e genera Iside. Anche la Mucca crea con le quattro zampe un arco.

Nella parte superiore, cioè sul corpo della Dea, si vedono cinque sfere rosse. Ce ne sono anche altre due, di cui la più importante è quella che rappresenta il disco alato, che possiamo identificarlo con la divinità Iside-Sothis. Questa sfera, nasce dal ventre della Dea e tramonta (entra) dalla testa, “nasce ad Est e tramonta a Ovest”. Sirio-Sothis scompariva “nel Duat”, o mondo sotterraneo e quindi, non era più visibile nel cielo notturno per un periodo di settanta giorni. Dopo questo periodo si rendeva di nuovo visibile. Per questo amatissima, la sua comparsa non segnava soltanto l’inizio dell’anno, ma annunciava anche l’imminenza dell’inondazione del Nilo. Si riteneva che in questo periodo Sothis fosse morta e che quindi si stesse purificando. Solo dopo la sua ricomparsa si festeggiava la rinascita.
In totale le sfere sono sette. Questo particolare potrebbe voler far notare e sottolineare questo periodo.

È stato scoperto che la tribù dei Dogon nello stato del Mali, si tramandava questa antica conoscenza.
Il sistema di Sirio è composto da Sirio A-B-C. Sirio A è la stella principale, Iside.
Sirio B, detta Digitaria la possiamo associare ad Osiride. Orbita attorno a Sirio, perpendicolare al suo orizzonte. È la più piccola, ma anche la più pesante. Impiega un periodo orbitale di 50 anni.
Sirio C, detta anche Emme ya, Sole delle Donne o Piccolo Sole, Sorgo femmina, è quattro volte più grande di Digitaria, ma anche più leggera. Emette raggi e ruota attorno ad A per un periodo di 50 anni. Ha un suo satellite che le ruota attorno, detto Stella delle Donne, Capraio o Guida delle Capre, Guida del Sorgo, e viene disegnata come una croce. ( Gesù veniva raffigurato come un pesce, e.. non era un pastore di pecore? Uno dei Nommo, si dice, morì crocifisso all’albero Kilena, e venne resuscitato).
La tribù dei Bozo nel Mali, che è affine ai Dogon, descrive Sirio B come la “stella dell’occhio e gli Egizi, come sappiamo, rappresentavano Osiride anche come un occhio. Iside nei cieli era la stella Sept, in quanto tale era ritenuta la compagna di Osiride. L’anima di lui dimorava nella stella Sahù, cioè Orione di cui fa parte il sistema Siriano.



La sfera davanti alla testa, appare anche di fronte alla punta che ricorda la prua di un’imbarcazione. Si vede chiaramente il taglio trasversale, proprio per dare la parvenza di una barca. Come si vede, ci sono cinque omini con i remi, di cui quello centrale si distingue per il copricapo. Gli antichi templi egizi erano orientati sul sorgere della stella Canopo, che dava il nome ad un’antica città egiziana, il cui nome deriva dal comandante della flotta Menelao. Veniva identificato come l’uomo che stava al “remo di governo della nave principale della flotta”. Entrambi i rematori hanno in mano un remo, ma visto che i remi sono 5, chi ha fatto il dipinto ha pensato bene di mettere a fianco dieci tacche per rendere evidente il numero 50. Questo numero corrisponde al numero dei rematori dell’imbarcazione celeste, che ricorda la mitica imbarcazione con a capo Giasone e i 50 Argonauti, la nave degli Annunaki o addirittura Enki, che nel mito sumerico compare sempre nella sua dimora in fondo all’Abzu, o Abisso di acqua dolce.


Fu proprio Enki ad avvisare e consigliare al proto-Noè dei sumeri, dell’imminente catastrofe che incombeva sull’umanità, e a far costruire un’arca, prima del diluvio. Nelle pagine storiche, il proto-Noè libera dall’arca degli uccelli, per far si che vadano in cerca di terra asciutta, proprio come fece il Noè ebraico, e il mitico Giasone, affinché trovassero la via attraverso le Rupi Erranti.

Il Dio Enki veniva associato a Oannes, il misterioso pesce umano, creatura anfibia, detto anche il Signore delle Onde. L’unico disegno originale degli scavi di Kouyunjik – in Iraq – tuttora conservato al British Museum, rappresenta una scultura del Dio che regge una cesta misteriosa. Anche l’uccello del dipinto sembra portare a tracollo la stessa cesta. La foto non è troppo chiara ma il particolare è più visibile dall’originale.


Anche nella tradizione Dogon abbiamo degli esseri anfibi, metà uomo metà pesce. Il Dio dell’universo Amma, inviò questi esseri sulla Terra: i Nommo, detti “Patroni dell’Acqua”, i “Consiglieri” o gli “Istruttori”. La sede dei Nommo è nell’acqua. Ciò corrisponde alla tradizione babilonese, in cui il dio Ea, come il sumerico Enki, viveva in acqua e veniva a volte associato a Oannes. Scesero sulla Terra su di un’arca, che approdò a nord-est del paese, l’Egitto, nella arida terra della Volpe. A nord le Pleiadi, a est Venere, a ovest la Stella con la Grande Coda, a sud Orione. Ne uscirono dei “quadrupedi” che la trascinarono fino ad una cavità, poi la cavità si riempì d’acqua. Essi descrivono anche il suono dell’atterraggio. “Mentre scendeva, la parola del Nommo uscì dalla sua “bocca”. “L’arca era rosso fuoco e quando atterrò divenne bianca. In cielo era apparsa una stella luminosissima, che scomparve quando i Nommo se ne andarono”. Secondo la leggenda i Nommo ritorneranno: ci sarà una loro “risurrezione”, e in cielo apparirà una stella detta ie pelu tol, rappresentata come “l’occhio del Nommo risorto”. Interessanti queste similitudini nella tradizione del Dio Osiride.

Nella figura sopra c’è un disegno Dogon per rappresentare lo sfiatatoio, del sistema respiratorio del Nommo. Non ricorda “l’occhio” o “la bocca” di questo Dio?

Sempre vicino alla testa di Nut, c’è un occhio con il remo, forse per indicare i rematori, o visto che l’occhio rappresenta anche Osiride, volevano sottolineare che lui governava la barca? Era un Nommo?
Infatti nel dipinto sotto c’è Osiride con le tre Dee vicine. Nell’antico Egitto l’imbarcazione di Sirio trasportava tre dee, che sono Iside-Sothis chiamata anche Anukis che navigava nel vascello insieme a Satis e Nefti. I Dogon dicono che "il periodo di tempo dell'orbita è calcolato doppio, cioè 100 anni, perchè i Sigui si celebrano in coppia di 'gemelli', per insistere sul principio base della gemellanza". Le due Dee nel dipinto si assomigliano.La cerimonia del Sigui, a cui si allude, simboleggia il ritrovamento del mondo e si celebra ogni 60 anni.

La “scala che porta fino al cielo”, la Scala Celeste, nel riquadro in alto, come riportato nei testi sacri del Duat, il faraone doveva raggiungerla “nella Casa dei Due”, entrare nell’Amen-Ta, la terra di Seker, il Luogo Nascosto, e con la voce ottenere il permesso di entrare. “La Bocca della Terra si apre per te.. la Porta Orientale del cielo è aperta per te”. Notate Osiride nel mezzo del dipinto. Sopra la testa c’è una bocca aperta. Dove si trova la scala ci sono “due”vascelli, la Casa dei Due. Una era la barca diurna m’ndt, l’altra, la barca notturna msktt , trainata da sciacalli sulle sabbie del mondo sotterraneo. Gli sciacalli sono sotto d’avanti i sei omini che fanno l’imposizione delle mani.


L’omino ci indica la stella. Questi girati al contrario che fanno l’imposizione delle mani, sono molto importanti. Nella sesta ora o sezione del Duat, l’imbarcazione di Osiride è ora dotata di poteri magici.. e viaggia dove non vi è corrente.. ne alcuno che lo trascini.

Tempo fa con degli amici facemmo un esperimento. Uno di noi, dal peso di 95kg, si sedette su di una sedia. In quattro affiancati a lui, con le mani unite e le prime tre dita distese, provammo a sollevarlo. Due dal davanti sotto le ginocchia, gli altri due sotto le ascelle. Impossibile! Si sollevò si e no 25, 30cm dalla sedia. A quel punto iniziò l’esperimento vero e proprio. Mettemmo le mani sulla testa del nostro amico seduto, senza toccarla ed, andando in senso antiorario, ci intervallammo con le mani di ognuno di noi, fino a sovrapporle entrambe e formare sopra la sua testa, una torre. Ci concentrammo col nostro chakra 6, o terzo occhio, per qualche minuto su di lui. Provammo a risollevarlo: se non ci fossimo dati un freno avrebbe sicuramente perso l’equilibrio e sarebbe caduto per terra. Lo avevamo sollevato di quasi un metro! Mi accorsi chiaramente della differenza di peso, sembrava diminuito di 50kg. Questo esperimento vi invito a provarlo, è molto divertente e poi la dice lunga sui nostri campi morfogenetici o dell’energia del punto zero.

Quindi se come penso è giusto, gli “Egizi” conoscevano bene l’uso dell’imposizione delle mani, nella levitazione antigravitazionale, per sollevare i grandi massi granitici delle piramidi o per spostarsi con le loro imbarcazioni, lungo le linee geodetiche della terra.

Nella mitologia sumerica troviamo Nibiru, il pianeta degli Anunnaki, che secondo la storia riportataci, starebbe ritornando verso la Terra, come ha sempre fatto nel passato. Negli ultimi decenni si è ipotizzata, attraverso un modello matematico, l'esistenza di un corpo celeste oltre il Sole che con la sua enorme mole gravitazionale influirebbe sull'orbita delle comete passanti per l'estrema periferia del sistema solare. Denominato pianeta X, presenta una massa tre volte superiore a quella di Giove ed un'orbita contraria a quella degli altri pianeti. Ma perché credono che questo misterioso astro corrisponda a Nibiru? Proprio per il dato appena riferito: la storia ci parla del pianeta degli Dei come di un enorme corpo celeste con orbita contraria rispetto ai nostri. (Gli omini sono girati al contrrario).
Gli studiosi ipotizzano che, se anche non fosse un pianeta, Nibiru comunque potrebbe essere una nana bruna: una stella più piccola del Sole, incapace di emettere luce e collassata su se stessa dopo aver esaurito l' energia contenuta nel proprio nucleo. Nibiru, viene rappresentato come un disco alato, e le sfere dipinte sul corpo della dea Nut sono rosse, sarà una coincidenza? I Sumeri ci svelano che avrebbe una perfetta orbita ellittica che lo farebbe entrare ed uscire dal nostro sistema solare ogni 3.600 anni. Può quindi venire considerato, appartenente al nostro sistema solare, sebbene risulti invisibile per lungo tempo. Orbiterebbe tra due soli, il nostro ed uno esterno che ne costituirebbero i perigei.. Sirio?

Ora invertiamo il dipinto di mezzo giro in senso antiorario..

Sulla destra ci sono 36 tacche, che per semplificare chiamerò codici.
Non sembrano una scala a pioli? Fino a qua, può non dir nulla. Ma se osserviamo attentamente vicino a questi codici, c’è una decorazione ornamentale che diventa di estrema importanza. Questo disegno ricorda la colorazione della pelle del serpente corallo. Rossa-bianca-nera-bianca-rossa-bianca-nera-bianca…ecc. Gli Egizi tenevano in grande considerazione questo animale.
Se si fa girare velocemente una ruota o le eliche dell’elicottero, ad un tratto si vede come se la ruota girasse nel verso opposto. Perché dico questo? Guardando con attenzione i 36 codici, “casualmente”, ve ne sono 6, come il numero degli omini al contrario, che coincidono con sei tacche (bianca-nera-bianca), della decorazione affiancata. A questo punto non vi viene in mente niente?
Con 6 codici esatti, si possono trovare le coordinate spaziali su di una sfera o nello spazio vuoto. Ma bisognerebbe avere dei punti di riferimento. Ora ci arrivo.

Attraverso un cancello sorvegliato a vista, il faraone passa nella settima sezione: qui tanto le divinità quanto l’ambiente circostante perdono i loro aspetti sotterranei e cominciano ad assumere caratteristiche celesti. Il faraone incontra il dio Heru-her-khent, dalla testa di falco, il cui nome geroglifico comprendeva anche il simbolo della scala e portava sulla testa l’emblema del Disco Celeste. Egli aveva il compito di fare in modo che gli “dei-stelle e le dee-costellazioni andassero per la loro strada”. (Seguissero le proprie orbite).
Nel Libro dei Morti, la Scala Celeste, veniva anche raffigurata con il segno dell’Ankh e arrivava simbolicamente fino al Disco Celeste nei cieli. Se osserviamo il primo codice, quello principale, notiamo che ha inciso sopra come primo simbolo Ankh, che significa vita.

Nello Zodiaco di Denderah troviamo otto divinità maschili con la testa di
falco, e quattro femminili. In tutto sono dodici. Sicuramente volevano farci
pensare al cielo. Poi è così evidente, nel disegno si vedono chiaramente le costellazioni. Queste divinità sorreggono il Grande Disco Celeste.


Nella prima foto a sinistra, c’è una sfera bianca con otto omini seduti dentro. I 50 grandi Dei sumerici, gli Annunaki sono sempre seduti, analogamente i rematori sacri, gli Argonauti sono raffigurati a sedere mentre vogano. Secondo i Dogon le figure divine che fondarono la prima città egizia erano otto. La Togunà, la Casa della Parola ha il tetto sorretto da otto colonne.
Quindi se possiamo pensare che questa sfera indichi l’arrivo degli Dei sul nostro pianeta, questo potrebbe essere il punto di partenza per i nostri calcoli, e ci indicherebbero anche la direzione antioraria da seguire.
Il primo codice al lato destro e molto lungo. Se con i 36 codici creiamo un cerchio, questo verrebbe a toccare il suo opposto, il diciottesimo, che dividerebbe in due il nostro “emisfero”. Nel dipinto dello zodiaco ci sono due segni bianchi che finiscono a punta, forse per indicarci proprio dove coincidono questi due codici e darci i punti di riferimento principali.

Anche questi due simboli coincidono e quello di sinistra della tavoletta sumera ha sotto inciso una sfera. Forse sono solo una coincidenza.

Nel dipinto dove si trovano Osiride e le Dee come si vede si possono contare 19 omini sopra e 18 sotto. Gli Egizi costruivano i reticoli fondandoli su 19 quadrati, perché sapevano quale ruolo svolge in tutte le questioni riguardanti tempo e spazio. Invertendo i numeri si dovrebbe trovare il rapporto 18/19 che deriva dal tracciato geometrico consistente nel formare un pentagono inscrivendolo in un cerchio. Pentagono e pentagramma sono in rapporto stretto con il Phi e la Sezione Aurea.
Quindi bisognerà sviluppare i calcoli con questi sei codici tenendo in considerazione lo sviluppo con la Sezione Aurea, così da confermare l’effettiva esistenza del decimo pianeta Nibiru e della sua rotta o trovare la prova che gli antichi Egizi, Sumeri, Babilonesi, e la tribu dei Dogon, avessero la stessa conoscenza sull’esatta collocazione del pianeta Sirio B.
Bisognerà tenere anche in considerazione la posizione delle costellazioni nel dipinto di Denderah per trovare l’effettivo periodo che rispecchia il dipinto.

Da qui in poi io non sono in grado di fare da sola avrò bisogno dell’aiuto di studiosi di astronomia e ricercatori che, per puro spirito di conoscenza e curiosità intellettuale, abbia la volontà e le capacità di proseguire con lo sviluppo delle mie idee.
Tutta la mia ricerca si è basata sullo studio di ricercatori come R. Temple, Z.Sitchin, J.A.West, G Hancock, Bouval ecc. che con il loro lavoro, mi hanno aiutato a trovate i riferimenti per le mie intuizioni.
Sono pronta anche all’insuccesso, magari la mia ricerca non si dimostrerà valida e svanirà come una bolla di sapone, ma comunque sarà stato bello sognare.

Torino, 21/05/2009 di Monica Caron

http://www.nibiru2012.it/nibiru-2012/i-codici-di-nut-e-lo-zodiaco-di-denderah.html

1 commento:

Anonimo ha detto...

Leggi sù Stazine Celeste:
www.micheleproclamato.it
proclamatomichele@libero.itato

ciao Max pimolina@tin.it