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mercoledì 13 maggio 2009

Il mistero del Triangolo delle Bermuda

Triangolo della Bermuda (o Bermude) è un nome convenzionalmente riconosciuto per indicare l’area del Mar dei Caraibi che comprende le Bahamas, le isole Bermuda, Portorico e Cuba.

Si tratta di un sito misterioso e famigerato nello stesso tempo, a causa dei fenomeni di sparizione ed interferenze che vi avvengono. Ne sono protagonisti piloti di aerei e di navi i quali spesso hanno notato che, entrati in quell’area, le bussole impazziscono, si perdono i segnali radio, è come entrare in un altro mondo, in un’altra dimensione. Poi inopinatamente tutto si calma e torna come prima. Altre volte, invece, aerei e navi passati di lì sono letteralmente spariti. Le sparizioni si sono verificate dal 1800 agli anni ‘70 del ‘900 ma in realtà Cristoforo Colombo nel ‘400 aveva già verificato di persona l’esistenza di strane energie nel luogo.[1] Un caso particolarmente significativo è accaduto nel 1963 quando due aerei senza scontrarsi sarebbero precipitati simultaneamente.[2] In realtà l’anomalia vera e propria non sono le sparizioni in quanto tali quanto l’assenza di resti. Le navi e gli aerei che spariscono, in molti casi non lasciano tracce. Spariscono letteralmente. Vi sono numerose testimonianze. A causa di questi misteriosi accadimenti, il triangolo della Bermuda è chiamato anche ‘Triangolo del diavolo’ o ‘Triangolo maledetto’.

Larea del Triangolo delle Bermuda

L'area del Triangolo delle Bermuda

Il triangolo delle Bermuda e le rovine sommerse: lo studio di Charles Berlitz

Charles Berlitz è uno studioso di archeologia ed ha effettuato esplorazioni subacquee. Nel suo libro Atlantide l’ottavo continente (1984) egli dedica un intero capitolo al Triangolo delle Bermuda: ‘Rovine sommerse nel Triangolo delle Bermuda’.

In questo capitolo , Berlitz riporta le testimonianze di alcuni marinai che hanno notato -dall’alto- delle costruzioni sommerse in questa zona. E’ possibile che ci siano delle rovine sommerse? Quali misteri cela il triangolo delle Bermuda?

Nella conferenza Mito e realtà di Atlantide[3] è stato detto che sotto le acque dell’Oceano, proprio nell’area del Triangolo maledetto, si trova una misteriosa piramide, di origine probabilmente atlantidea, che emana una forte energia. E’ questa energia a causare sparizioni e a mandare in tilt bussole e mezzi di comunicazione?

Berlitz parla proprio di questa piramide, anzi ci dice di più. Non solo ci sarebbe davvero la piramide ma ci sarebbero dei veri e propri resti architettonici, tra cui anche una muraglia di palese origine umana. Questi resti risalgono a circa 12.000 anni fa, se non di più, anche se ovviamente gli scienziati ufficiali si ostinano a dichiarare che questi resti sono “naturali”.

Di questa “città” sommersa si è occupato il dottor Manson Valentine, che per venticinque anni ha studiato ed esaminato l’area sottomarina in questione.[4] Il dott. Valentine è paleontologo, geologo e archeologo subacqueo, nonché speleologo dilettante e pilota di aerei. Egli, durante un’intervista effettuata da Berlitz, dichiara:
L’intera zona dei Bahama Banks durante l’ultima glaciazione si trovava sopra il livello del mare e fu sommersa dal successivo scioglimento dei ghiacci. [...] In tutta la zona di Bimini c’è una continua successione di schemi e modelli architettonici, quadrati e rettangolari, che disegnano i contorni e le dimensioni di quel paese che vi giace sotto. Ebbene, tutto ciò mi convinse che un tempo la zona era abitata da antichi popoli. [...] Nel deserto di Nazca, in Perú, ho visto figure geometriche di diverse dimensioni, che costituiscono la prova dell’antica presenza dell’uomo in questa località, e molte di tali figure sono simili ai moduli dei Bahama Banks.[5]

Prosegue riguardo l’atteggiamento degli scienziati:
Sono convinto che il motivo per cui molti scienziati esitano (o addirittura rifiutano) a visitare queste e altre e altre misteriose ed enigmatiche vestigia, sia da ricercarsi nel fatto che hanno paura di dover rimettere in discussione le loro teorie, le loro spiegazioni semplicistiche. [...] Preferiscono continuare a considerare molte rovine e statue come capricci di natura. [6]

Alla domanda di Berlitz: ‘Quale popolo può aver costruito queste strade o muraglie?’ il dott. Valentine risponde:
Le stesse genti che hanno fatto le grandi sfere del Centro America, le teste di pietra di Tehuantepec, le enormi piattaforme di sostegno del tempio di Baalbek in Libano, e di Malta nel Mediterraneo, la stessa razza che ha costruito Stonehenge in Inghilterra e le mura ciclopiche di Sacsahuamàn e di Ollantaytambo in Perú, e i menhir e le strade di pietra della Bretagna e le colossali rovine di Tiahuanaco in Bolivia e le statue dell’isola di Pasqua- una razza preistorica che era in grado di spostare, lavorare e mettere in opera blocchi di pietra giganteschi, secondo sistemi e metodi che continuano a restare un mistero per noi moderni.[7]

L’energia del cristallo e il potere piramidale

Per capire meglio da dove proviene l’energia emanata dalla piramide sprofondata dobbiamo prendere in considerazione altri fattori. Pablo Ayo, nel suo articolo L’impero del sole[8] parla di un cristallo che si sarebbe trovato all’interno di questa piramide.[9] Ecco cosa scrive lo studioso:
Secondo il sensitivo Edgar Cayce alla base della tecnologia atlantidea vi erano dei cristalli la cui struttura atomica sarebbe stata modificata per imbrigliare e condurre enormi quantitativi di energia assorbita dal suolo, dal mare, dal sole e dalle stelle, come una sorta di enorme Onda Tesla. Spesso questi cristalli erano situati all’interno di edifici simili a templi, studiati per accrescere il potenziale dei cristalli. Fantasie? Non esattamente. Nel 1970 una spedizione di sommozzatori americani che stava esplorando le acque delle Bahamas in cerca di galeoni affondati si imbatté in una città sommersa lunga chilometri. Il dottor Ray Brown, che era tra i sub, scovò tra le rovine una piramide che ‘brillava come uno specchio’. A una decina di metri dalla sommità della piramide c’era un’apertura che immetteva in una stanza interna in cui Brown intravide, nell’acqua limacciosa e salmastra, un grosso cristallo sorretto da due mani metalliche. Il coraggioso sub prese il cristallo e lo portò in superficie. Brown lo possiede ancora oggi e afferma che quando si prende in mano questo cristallo rotondo - al cui interno si intravedono forme piramidali- si avverte una ‘vibrazione molto forte. Ma forse è la suggestione’. Già, forse. Oppure si tratta del residuo potenziale energetico dei cristalli di cui parlava Cayce.[10]

Gli ‘edifici simili a templi studiati per accrescere il potenziale dei cristalli’ sono le piramidi. Le piramidi avevano proprio la funzione di canalizzare energia. Se a far emanare questa forte energia dalla piramide delle Bahamas fosse stato il cristallo, visto che questo cristallo oggi è nelle mani del dottor Brown, non dovrebbero più essersi verificate sparizioni o interferenze dal 1970 in poi (data in cui il dott. Brown ha prelevato il cristallo). Bisognerebbe indagare sulle date delle sparizioni. Se queste si sono verificate ugualmente significa che la piramide emana energia a prescindere dal cristallo o che ci siano altre cause da tirare in ballo. Analizzando l’elenco delle sparizioni di aerei e navi, riportata dal sito Wikipedia e da altri siti internet, notiamo però che le sparizioni sono avvenute almeno fino alla seconda metà degli anni ‘70.

La piramide di Cheope

La piramide di Cheope

In ogni modo, se una piramide c’è, bisogna considerare che la piramide è in sé e per sé un canalizzatore di energia proprio per la sua forma. Ernesto Baròn nel libro L’enigmatica cultura egizia (2007) dedica il quarto capitolo proprio all’energia piramidale e scrive:
La parola piramide deriva dal greco ‘pyramidos’ che significa ‘fuoco nel centro’, vale a dire energia o calore che si riceve al centro o nel vertice centrale di questo triangolo o piramide. Altri attribuiscono il nome ‘piramide’ al fenicio ‘pirimi-din’ la cui traduzione è ‘luci’ o ‘misure divine’. [...] Le piramidi sono una sorta di centrali atomiche ricettive, generatrici e trasmettitrici di energie. Ricevono dal cosmo diversi tipi e sottotipi di vibrazioni che poi vengono generate al loro interno per essere quindi canalizzate o trasmesse. [...] Questo accumulo di energia logicamente si ha anche nelle montagne. La prova sta nel fatto che le grandi culture crearono i loro principali templi su alti monti chiamati montagne sacre. Ricordiamo ad esempio il Monte Olimpo, sede di Giove, il Padre degli dei; il Monte Sinai dove Mosè ricevette le Tavole della legge di Dio; la collina o montagna di Montserrat in Catalogna (Spagna) dove si trova il Sacro calice di Cristo ecc. [11]

Esagerazione o realtà?

Come spiegato fin qui, il Triangolo delle Bermuda ha la fama di essere un luogo molto pericoloso e il suo nome è circondato da un’aura di mistero e di inquietudine.

Tuttavia non tutti sono d’accordo con il fatto che ciò che vi accade sia effettivamente inspiegabile. Alcune critiche sono state poste proprio allo studio di Berlitz (autore tra l’altro di un libro proprio sul triangolo delle Bermuda, dal titolo Il triangolo maledetto, 1999): si ritiene infatti che un certo numero di dati che lui presenta come reali siano stati in verità falsificati o esagerati.

Studi effettuati in America nel 1981 dalla United States Geological Survey sostengono che questi strani avvenimenti possano essere determinati da ‘emissioni di metano naturali e periodiche che possono diventare una minaccia per la galleggiabilità delle navi’.

Eppure anche Cristoforo Colombo quando è passato di lì ha scorto non solo malfunzionamenti della bussola ma anche luci danzanti all’orizzonte. Ciò fu spiegato con la caduta di una meteora (difficile dire se questa spiegazione è attendibile).

Forse sarà vero che lo studio di Berlitz è un po’ esagerato, forse il cristallo non c’è… ma visto che la piramide emana energia (e ciò è stato provato) e a quanto pare una piramide sott’acqua c’è… probabilmente la causa degli avvenimenti non è la meteora, e neanche le emissioni di metano.
Per la realizzazione di questo articolo ringrazio Linda che mi ha segnalato l’articolo di Pablo Ayo.

Bibliografia e articoli

Ayo, P. L’impero del Sole in http://www.edicolaweb.net/us090401.htm

Baròn, E. (2007) La enigmàtica cultura egipcia; trad. it. L’enigmatica cultura egizia; C.E.A.- Centro studi dell’autoconoscenza (disponibile solo presso le sedi del C.E.A.).

Berlitz, C. (1984) Atlantis, the eight continent; trad. it (2005) Atlantide, l’ottavo continente, ediz. Mediterranee, Roma.

Toselli, P Il triangolo delle Bermuda. Senza traccia in http://www.acam.it/bermuda.htm

Per approfondimenti

http://www.cristallidiatlantide.it/68431.php

http://it.wikipedia.org/wiki/Triangolo_delle_Bermuda

http://www.quinonehollywood.org/home/?p=993

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